Uganda/Inauguration of the Luigi Giussani Secondary School


Inauguration of the Luigi Giussani Secondary School

Kampala, February 3, 2012

 

“To educate is to communicate one’s self, to communicate one’s way of approaching reality,” offered to the young person’s freedom. Thus “education is risky because we place it in the fragile hands of freedom; here, we understand our limit as human beings as we intuit the unfathomable depths of the other’s mystery” (Luigi Giussani, The Risk of Education, Crossroad, New York, 1995, 110-119.)

These words of Fr. Giussani came to my mind immediately as I thought of you, dear friends, who have taken an initiative, so decisive for everyone, of opening a school for the education of the young, that they might have adequate reasons for living and a hope for facing the adventure of existence in whatever situation.

I find it moving to think that this school was born of the passion for the destiny of their children that Rose’s women learned from her. They asked themselves, “Who will help them when we are no more? How will they become adults capable of taking their own decisions, if not by going to school?” I am amazed that they are not concerned for material goods, but for a much more important good, on which all the others depend—their children’s destiny, that is not realized by magic, but only through education. Rose’s women break rocks and make necklaces for this, happy in their sacrifice–giving their lives, and not only figuratively–for their children.

All of us must learn from them: “No one has greater love than to lay down his life for his friends,” Jesus said.

My wish is that the children who will attend the Luigi Giussani School might feel themselves looked upon with the very eyes with which Jesus looked upon people. Look at your students like this, as you teach your lessons, as you question them and correct their exercises, with the sympathy and charity that will never permit you to be scandalized at their limitations, but will make you attentive to note and to value every step, however big or small, that they take toward maturity.

As you lead them, wish for them to become greater than yourselves, as all fathers and mothers want for their children.

Today, you take up the task of education, to which Fr. Giussani gave the whole of his life, pointing out the way to us. Live it with his enthusiasm, knowing that you are collaborating with God in building the future, which passes necessarily through the education of youth.

Thank you for the witness you are giving us.

 

Fr. Julián Carrón

Milan, February 2, 2012.

 

Inaugurazione Scuola Superiore “Luigi Giussani”

Kampala, 3 febbraio 2012

 

«L’educazione è una comunicazione di sé, cioè del proprio modo di rapportarsi con il reale», offerta alla libertà del giovane; per questo «l’azione educativa è rischiosa perché è abbandonata a una libertà fragile; e qui uno capisce il limite della propria persona e la insondabilità del mistero dell’altro» (L. Giussani, Il rischio educativo, SEI, Torino 1995, pp. 84-87).

Queste parole di don Giussani mi sono venute subito in mente pensando a voi, carissimi, che avete preso un’iniziativa così decisiva per tutti: aprire una scuola per l’educazione dei giovani, affinché abbiano ragioni adeguate per vivere e una speranza certa per affrontare l’avventura dell’esistenza, dentro qualunque circostanza.

Mi commuove pensare che questa scuola nasce innanzitutto dalla passione per il destino dei loro figli che le donne di Rose hanno imparato da lei. Esse si sono domandate: «Chi li aiuterà quando non ci saremo più? Come diventeranno persone adulte in grado di prendere le loro decisioni se non potranno andare a scuola?». Mi stupisce che non si siano preoccupate dei beni materiali, ma di un bene molto più importante, dal quale dipendono tutti gli altri: il destino dei loro figli, che non si realizza magicamente, ma solo attraverso l’educazione. Le donne di Rose spaccano pietre e confezionano collane per questo, liete di sacrificarsi − dando la vita, e non per modo di dire − per i loro figli.

Tutti dobbiamo imparare da loro: «Non c’è amore più grande di chi dà la vita per i propri amici», diceva Gesù.

Vi auguro che i ragazzi che frequenteranno la scuola “Luigi Giussani” si sentano guardati con gli stessi occhi con cui Gesù guardava le persone. Guardateli così i vostri studenti, mentre farete lezione, mentre li interrogherete e correggerete i loro compiti: con quella simpatia e carità che non vi farà scandalizzare dei loro limiti, ma vi renderà attenti a sorprendere e valorizzare ogni passo − piccolo o grande non importa − che compiranno verso la loro maturità.

Auguratevi che, seguendovi, possano diventare più grandi di voi, come ogni padre e ogni madre desiderano per i propri figli.

Oggi vi assumete un compito educativo, a cui don Giussani ha dedicato tutta la vita, indicandoci la strada: vivetelo col suo stesso entusiasmo, sapendo che state collaborando con Dio a costruire il futuro, che passa necessariamente attraverso l’educazione dei giovani.

Grazie della testimonianza che ci date.

 

Julián Carrón

Milano, 2 febbraio 2012

 

 

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