Sentenze/Genitori devono verificare i fatti riferiti dai figli


Cassazione: genitori verifichino sempre fatti riferiti dai figli, no a fiducia cieca

La Repubblica Bologna – 15 febbraio 2012

Roma, 15 feb. (Adnkronos) - No alla fiducia cieca dei genitori nei confronti dei loro figli sulla base delle 'verita'' da loro stessi riferite e non verificate preventivamente. Il monito arriva dalla Cassazione che ha convalidato la legittimita' di un risarcimento accordato ad una insegnante di una scuola elementare di Budrio (Bo), G. S., per la diffamazione subita in seguito ad una denuncia fatta pervenire dai genitori di un bambino - tramite due lettere indirizzate al dirigente scolastico e al provveditore agli studi di Bologna - nelle quali si affermava, contrariamente al vero, che la docente "aveva ripetutamente percosso e umiliato il figlio". Non paghi, i genitori, in base all'analisi compiuta dal giudice di merito avevano fatto arrivare la notizia anche al quotidiano 'Il Resto del Carlino' per denunciare, pure se in forma anonima, le presunte vessazioni dell'insegnante "perche' mossi da volonta' di ritorsione nei confronti dell'insegnante che successivamente all'episodio riferito dal minore gli aveva impartito una nota per mancato espletamento dei compiti di fine settimana".

Il reato di diffamazione si e' prescritto ma la Cassazione, sentenza 5935, respingendo il ricorso dei genitori del bambino, ha confermato la legittimita' del risarcimento all'insegnante. I genitori, in sostanza, secondo la Cassazione sono colpevoli di non avere fatto una "verifica informale e preventiva della veridicita' dei fatti riferiti dal minore", fidandosi ciecamente del racconto del bambino. In particolare, la Suprema Corte, convalidando la decisione della Corte d'appello di Bologna del luglio 2010, ha osservato che "pur dovendosi riconoscere che l'adempimento degli obblighi genitoriali di protezione del figlio poteva giustificare l'adozione di iniziative atte a sollecitare un chiarimento circa l'accaduto, al contempo non puo' omettersi di rimarcare che la formalizzazione di una denuncia scritta indirizzata non soltanto al dirigente scolastico ma anche al provveditore agli studi, avrebbe dovuto essere quanto meno preceduta da una verifica informale della veridicita' dei fatti riferiti dal minore". Un discorso che, secondo la Cassazione, ha la sua ragione d'essere "in quanto il presupposto per l'applicazione a titolo putativo della causa di giustificazione invocata presuppone un errore incolpevole sulla verita' dei fatti che, invece, non e' configurabile quando sia mancato un preventivo vaglio nella direzione indicata". In nessun modo poi, secondo gli 'ermellini', potrebbe "trovare giustificazione, siccome esulante dai compiti di salvaguardia dell'interesse del figlio, l'iniziativa diretta a promuovere la pubblicazione della notizia su un quotidiano di rilevante diffusione. Pubblicazione - puntualizza la Cassazione - che, secondo quanto accertato dal giudice di merito, fu per l'appunto provocata dall'interessamento della stampa ad opera dei genitori del bambino". Irrilevante il fatto che i genitori nell'articolo non avessero fatto il nome della maestra "tuttavia riconoscibile dagli abitanti" del piccolo centro.

 
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