Roma/Costo standard, parità e scuola: convegno a Roma


Scuola Costo standard per allievo: tertium non datur

Convegno a Roma mercoledì 14 giugno 2017 – Il programma

La famiglia italiana attende, dal 1948 ad oggi, la garanzia del diritto alla libertà di scelta educativa. I genitori poveri non possono scegliere la buona scuola pubblica paritaria - ex L. 62/2000 una delle “due gambe del Sistema Nazionale di Istruzione” - perché non possono pagare due volte: tasse allo Stato e retta di funzionamento. Ancora peggio se i genitori hanno un figlio portatore di handicap. Puniti due volte: cento euro scarsi di detrazione annui e mille euro per il sostegno del figlio disabile, a fronte dei 25 mila necessari per il docente ad hoc. In Francia il genitore povero sceglie la scuola pubblica che vuole, come pure nei Paesi dell’Est europeo. In Italia, no. Eppure “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale” che limitano “di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini” (Cost., art. 3). L'Italia, quale Stato di diritto, non garantisce i diritti che riconosce.

Evidentemente urge far funzionare meglio la scuola pubblica, sia statale che paritaria. Gli aggettivi “pubblico” e “statale” non sono sinonimi. Ciò che è “pubblico” non è necessariamente “statale”. Occorre far chiarezza sul fatto che la produzione di un bene o servizio di tipo collettivo (come l’istruzione) possa essere realizzata tanto dal settore pubblico quanto da quello privato. La produzione pubblica deve essere giustificata con ragioni diverse dall’impossibilita’ di provvedervi da parte di privati e la principale spiegazione e’ che la collettivita’ vede nel processo di produzione pubblica del bene/servizio qualcosa di diverso e migliore rispetto a quello privato. Di conseguenza, esiste la disponibilita’ a pagare una differenza di costo per la sua acquisizione. Diversamente non esiste alcun impedimento a che il bene o servizio venga prodotto da parte privata. E’ questa la ragione per cui  “La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali” (Cost., art. 33, comma 4).

Insiste il Parlamento Europeo (Risoluzione 14 marzo 1984, art. 7): “La libertà di insegnamento e di istruzione comporta il diritto di aprire una scuola e svolgervi attività didattica. Tale libertà comprende inoltre il diritto dei genitori di scegliere per i propri figli, tra diverse scuole equiparabili, una scuola in cui questi ricevano l'istruzione desiderata.”

Ma lo Stato non può reggere finanziamenti aggiuntivi per la scuola tout court. L’unica soluzione per evitare il tracollo della scuola pubblica, sia statale che paritaria, è il costo standard di sostenibilità per allievo. Lo dimostra scientificamente il saggio Il diritto di apprendere. Nuove linee di investimento per un sistema integrato (Giappichelli, Torino 2015, 2. ristampa), di A.M. Alfieri, M. Grumo, M.C. Parola. La proposta prevede che lo Stato ponga al centro dell’attenzione lo studente. Si individui un costo standard di sostenibilità (da declinare in convenzioni, detrazioni, buono scuola, voucher ecc.) e lo si applichi ad ogni allievo della scuola italiana, sia statale che paritaria. Si realizzerebbe la libertà di scelta educativa in un pluralismo formativo, dando alla famiglia la possibilità di scegliere la buona scuola che desidera, pubblica statale o pubblica paritaria; la spesa sarebbe a costo zero rispetto all’attuale, che è fuori controllo. Migliorerebbe l’offerta educativa perché il passaggio decisivo del “costo standard” non sta nella uguaglianza economica, ma nel rafforzamento della responsabilità della famiglia e del potere della domanda, rispetto all’offerta scolastica garantita. L’alternativa dei finanziamenti a pioggia rappresenta il tracollo economico della scuola pubblica tutta, statale e paritaria.

L’Universitas Mercatorum ospiterà nella sua prestigiosa sede di Palazzo Costaguti – Piazza Mattei 10, Roma - una riflessione a più voci su Cultura, economia, politica. L’innovazione educativa, promossa dalla rivista telematica interdisciplinare Politica.eu, mercoledì 14 giugno 2017, con inizio alle ore 14.30. A questo momento parteciperà il Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, On. Valeria Fedeli. Interverranno, oltre agli autori del testo, il Rettore Prof. Giovanni Cannata, ordinario di Politica economica; Michele Rosboch, Direttore di Politica.eu e docente di Storia del diritto italiano nell’Università di Torino; Pasquale Pazienza, docente di Politica economica nell’Università di Foggia; Paola Maria Zerman, Avvocatura dello Stato. Coordinerà i lavori Ivo Stefano Germano, docente di Sociologia dei nuovi media nell’Università del Molise.

 

 

Come rendere giusta e libera la scuola? Dibattito fra suor Anna Alfieri e il ministro Valeria Fedeli

Francesco Bechis   -  Formiche  -  15 giugno 2017

Non è avvezza ai giri di parole suor Anna Monia Alfieri, da 10 anni in prima linea a battersi per una vera uguaglianza tra scuole paritarie e pubbliche statali. Autrice di un popolarissimo blog su Formiche.net, le sue battaglie sono conosciute anche al di fuori dell’Italia. Mercoledì all’Universitas Mercatorum di Roma ha presentato il suo libro “Il diritto di apprendere” (Giappichelli), alla seconda ristampa, in una conferenza dal titolo “Cultura, economia, politica. L’innovazione educativa”, alla presenza, tra gli altri, dei co-autori del volume Marco Grumo e Maria Chiara Parola e del ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli.

“Io mi sento una salvata dal mondo della scuola”, così suor Anna Monia Alfieri, velo sulla testa e sguardo determinato, spiega perché, pur avendo solo otto in condotta, ha deciso fin da giovanissima di battersi perché in Italia l’accesso alle scuole paritarie sia garantito effettivamente e per tutti. Non una battaglia donchisciottesca contro i mulini a vento, ma un impegno per far applicare una legge che già è scritta nero su bianco sulla Gazzetta Ufficiale, la n. 62 del 2000. L’uso delle parole non è casuale: un conto sono le scuole private, un conto le paritarie, che la legge del 2000 definisce “una delle due gambe del Sistema Nazionale di Istruzione”, e dunque sullo stesso piano delle pubbliche. Perché allora battersi tanto se una legge già esiste? Uno sguardo ai dati risponde inequivocabilmente: a fronte dei quasi 60 miliardi spesi per le pubbliche, l’Italia spende solo mezzo miliardo per le paritarie. Eppure quasi tutto il resto dell’Europa, primi fra tutti i laicissimi paesi scandinavi, spende esattamente la stessa cifra per pubbliche e paritarie. È chiaro dunque che non si tratta di una battaglia religiosa, ma semmai culturale, rimarca suor Anna, che è anche presidente della sezione Lombardia della Federazione Istituti di Attività Educative.

Quello italiano è “un sistema scolastico classista, in cui devi pregare di nascere nella famiglia giusta”, incalza l’Alfieri riferendosi ai costi altissimi che i genitori devono pagare per mandare i figli alle paritarie, per non parlare del caso in cui abbiano un figlio disabile, dove i costi quadruplicano ma le detrazioni statali rimangono al loro posto. Poi chiede al ministro Fedeli: “Come posso agire nella mia responsabilità educativa se non ho la libertà di scelta educativa?”. “I genitori sono preoccupati che l’Italia non abbia un futuro, di dire ai propri figli di andare all’estero. In uno scenario di questo tipo chi rimarrà in Italia fra 15 anni?”, si domanda invece Maria Chiara Parola, co-autrice del libro.

C’è una proposta scientifica che queste paladine della scuola paritaria assieme al professor Marco Grumo hanno avanzato nel libro “Il diritto di apprendere”: un costo standard da individuare per ogni studente, che sia iscritto a una pubblica o a una paritaria, che lavora solo sulla spesa corrente e non su quella in conto capitale, comprensivo di detrazioni, buoni scuola, voucher. Una proposta che nel libro è surrogata da una ricerca scientifica pluriennale, con tanto di dati e statistiche: “Negli ultimi 3 anni 450 scuole paritarie hanno chiuso, in quelle che hanno aperto ci sono state perdite rilevanti dei gestori” spiega Rummo, tra gli ideatori del costo standard. Che poi si chiede perché la mobilità dalle strutture pubbliche al privato, garantita nella sanità, sia invece negata nell’istruzione per le paritarie.

Valeria Fedeli, che è ministro dell’Istruzione dal dicembre 2016 e dunque non può, neanche volendo, addossarsi le ben più radicate falle del sistema istruzione, riconosce però gli errori fatti dal Ministero in precedenza, “abbiamo la legge 62 del 2000, perché è rimasta lì?”. Ma al tempo stesso apre a una speranza difendendo la legge di bilancio del 2017, per cui le scuole paritarie potranno concorrere a nuovi finanziamenti. Senza risparmiare una stoccata all’UE, con cui l’Italia ha un contenzioso aperto per questioni di budget: “Non è Bruxelles che può decidere cosa è pubblico e cosa è paritario. Nel momento in cui hai una legge, non puoi non tenere da parte soldi che sono destinati con bando specifico alle paritarie e spenderli mentre aspetti che Bruxelles decida”.

 

Fedeli: ‘Sbloccare fondi Pon per accesso alle paritarie. Investire su istruzione’

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