Concorso Dirigenti: per quale profilo professionale?


Il profilo del Dirigente scolastico: un leader educativo?

Giunti.it – 17/10/2017 -  Mario Maviglia.

 

Il profilo di dirigente che emerge dal Regolamento è tutto schiacciato sulla dimensione amministrativo-burocratica. Scarsissima attenzione ai bisogni evolutivi degli allievi, alle capacità di intrattenere rapporti collaborativi ed equilibrati con i docenti e con la comunità tutta.

È stato recentemente pubblicato in G.U. il Regolamento per la definizione delle modalità di svolgimento del concorso per dirigente scolastico (D.M. 3 agosto 2017 n. 138). Si è ora in attesa della pubblicazione del Bando di concorso che dovrà specificare alcuni passaggi della procedura concorsuale e a quel punto prenderà avvio il concorso vero e proprio. Ma già la lettura del Regolamento ci può fornire un’idea attendibile del profilo di dirigente scolastico, almeno per come è disegnato dalla normativa concorsuale.
Com’è noto l’iter concorsuale prevede vari passaggi:
a) una prova preselettiva (qualora il numero dei candidati sia tre volte superiore a quello dei posti disponibili per il corso di formazione dirigenziale);
b) una prova scritta (consistente in 5 quesiti a risposta aperta - su alcune materie che vedremo tra poco – e due quesiti, ciascuno articolato in 5 domande a risposta chiusa, di comprensione di un testo in lingua straniera;
c) una prova orale;
d) la partecipazione (per chi ha superato le prove precedenti) a un corso di formazione della durata di 2 mesi e a un successivo periodo di tirocinio di 4 mesi; una prova scritta di carattere teorico-pratico e un colloquio finale dopo il tirocinio.

Temi amministrativo-contabili, giuridici, gestionali, organizzativi...

Se analizziamo i contenuti richiesti per affrontare il concorso, possiamo scoprire alcuni dati inequivocabili. Per esempio le materia oggetto sia della prova preselettiva che di quella scritta sono le seguenti:
a) normativa riferita al sistema educativo di istruzione e di formazione e agli ordinamenti degli studi in Italia con particolare attenzione ai processi di riforma in atto;
b) modalità di conduzione delle organizzazioni complesse, con particolare riferimento alla realtà delle istituzioni scolastiche ed educative statali;
c) processi di programmazione, gestione e valutazione delle istituzioni scolastiche, con particolare riferimento alla predisposizione e gestione del Piano Triennale dell'Offerta Formativa, all'elaborazione del Rapporto di Autovalutazione e del Piano di Miglioramento, nel quadro dell'autonomia delle istituzioni scolastiche e in rapporto alle esigenze formative del territorio;
d) organizzazione degli ambienti di apprendimento, con particolare riferimento all'inclusione scolastica, all'innovazione digitale e ai processi di innovazione nella didattica;
e) organizzazione del lavoro e gestione del personale, con particolare riferimento alla realtà del personale scolastico;
f) valutazione ed autovalutazione del personale, degli apprendimenti e dei sistemi e dei processi scolastici;
g) elementi di diritto civile e amministrativo, con particolare riferimento alle obbligazioni giuridiche e alle responsabilità tipiche del dirigente scolastico, nonché di diritto penale con particolare riferimento ai delitti contro la Pubblica Amministrazione e in danno di minorenni;
h) contabilità di Stato, con particolare riferimento alla programmazione e gestione finanziaria presso le istituzioni scolastiche ed educative statali e relative aziende speciali;
i) sistemi educativi dei Paesi dell'Unione Europea.
Come si vede sono temi che afferiscono per gran parte agli aspetti amministrativo-contabili, giuridici, gestionali ed organizzativi. Eppure gran parte dei problemi che un dirigente scolastico si troverà ad affrontare nella quotidianità del suo lavoro sono prevalentemente di natura relazionale e comunicativa. Ma di questi aspetti non c’è traccia nei programmi selettivi.

Il corso di formazione

Si può pensare che questi siano demandati al corso di formazione dirigenziale della durata di 2 mesi e articolato in quattro distinti moduli formativi. Se andiamo a leggere questa parte del Regolamento troviamo i seguenti contenuti:
MODULO FORMATIVO A) Gestione unitaria delle istituzioni scolastiche: l'autonomia scolastica. Organizzazione del sistema educativo di istruzione e formazione. Organizzazione degli ambienti di apprendimento con particolare riferimento all'inclusione scolastica e alla progettazione. Innovazione digitale e metodologica. Alternanza scuola-lavoro: attori e progetti. Reti tra scuole e rapporto con il territorio.
MODULO FORMATIVO B) Organizzazione del lavoro, gestione e valorizzazione del personale scolastico, con particolare attenzione alla formazione in servizio. La programmazione e la gestione dell'organico dell'autonomia. Leadership per l'apprendimento e il successo formativo degli studenti, con particolare riferimento alle tematiche relative all'inclusione scolastica e all'orientamento. Management e relazione con gli stakeholders esterni ed interni. La rendicontazione sociale al servizio dell'autonomia scolastica e dei processi di valutazione.
MODULO FORMATIVO C) La responsabilità civile, penale ed erariale del dirigente scolastico. La gestione amministrativo-contabile delle istituzioni scolastiche con particolare riferimento al bilancio annuale e alla sua correlazione con la programmazione triennale dell'offerta formativa. Gestione contenzioso scolastico e procedimenti disciplinari. Diritto di accesso e trasparenza. Sicurezza sui luoghi di lavoro. La disciplina dei contratti pubblici relativa a lavori, servizi e forniture applicata al contesto delle istituzioni scolastiche. Relazioni sindacali.
MODULO FORMATIVO D) Il processo di valutazione delle istituzioni scolastiche e del personale scolastico, con particolare riferimento ai dirigenti scolastici. Il Piano Triennale dell'Offerta Formativa. Il Rapporto di Autovalutazione e il Piano di Miglioramento delle istituzioni scolastiche. Progettazione e rendicontazione di attività finanziate con fondi nazionali ed europei.
Anche in questo caso non troviamo traccia delle competenze relazionali e comunicative, che pure costituiscono una parte non secondaria della vita dell’istituzione scolastica e del vissuto professionale del dirigente scolastico, collocato al centro di una intricata e complessa rete di relazioni. Ma questa rete non si può gestire con gli strumenti giuridici e amministrativi (almeno non interamente).

Un burocrate o un leader educativo?

In base alla mia esperienza professionale ho potuto verificare che le disfunzioni (o le patologie) all’interno della scuola non derivano tanto da una scarsa conoscenza delle norme di riferimento, ma dalla incapacità a gestire relazioni complesse. La leva dei dirigenti scolastici selezionati con l’ultimo concorso presentava mediamente una buona competenza in campo giuridico, ma difettava in modo evidente delle capacità relazionali, proponendosi in modo autoritario e autoreferenziale rispetto alla comunità scolastica. Come diceva Erich Fromm “I burocrati temono la responsabilità personale e cercano riparo dietro le loro regole; la loro sicurezza e il loro orgoglio risiedono nella lealtà verso le regole, non già nella lealtà verso le leggi del cuore umano.”
Il profilo di dirigente che emerge dal Regolamento è tutto schiacciato sulla dimensione amministrativo-burocratica e gestionale con una scarsissima attenzione ai bisogni evolutivi degli allievi, alle capacità di intrattenere rapporti collaborativi ed equilibrati con i docenti e con la comunità tutta. Siamo lontani anni luce da quella figura di leader educativo che era stata delineata negli scorsi decenni. Nella migliore delle ipotesi qui ci troviamo di fronte ad un leader preparato sul codice degli appalti ma del tutto impreparato a gestire situazioni di gracilità didattica dei docenti o di conflittualità con i genitori. Questo schiacciamento sul burocraticismo d’altro canto fa il paio con una generale burocratizzazione della scuola italiana, dove ogni piccola decisione abbisogna di passaggi ritualizzati e appesantiti dalle norme. Qualche collega ha giustamente sottolineato che oggi per un docente italiano è più facile compilare (da solo) la dichiarazione dei redditi che programmare una visita d’istruzione; e per un dirigente è più semplice relazionare sulla teoria della relatività che predisporre il Piano Anticorruzione.

 

 
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