Educare/Come imparare dai propri errori e insegnare a sbagliare


Sarà un po’ … americano come stile e ad una lettura veloce potrà sembrare anche un po’ … semplice e per alcuni “risaputo”, ma è interessante che questi “grandi consulenti” di governi e aziende scoprano che la relazione umana e quella educativa (nella scuola come in tutto) resta la carta vincente ! (rp)

 

Scuola, 5 modi di sbagliare con profitto. I consigli dell’esperto di educazione Eduardo Briceño : «Troppa enfasi sui voti, poca sul processo di apprendimento. Ma l’eccellenza si raggiunge solo imparando dai propri errori»

Corriere della Sera  -   Orsola Riva  -  2 novembre 2017

Imparare o sapere? 

È più importante imparare o sapere? Viene prima l'uovo o la gallina? Quando una società diventa ultra competitiva tende a porre l'accento più sul risultato che sui processi. Parlando di scuola più sul voto che sui progressi. O, come scrive l’esperto di educazione americano Eduardo Briceño, più sulla «performance zone» che sulla «learning zone». Gli studenti finiscono per vivere la scuola invece che come il posto dove si va per imparare, come un luogo dove far bella mostra di quello che si sa già. E la loro preoccupazione principale diventa quella di non commettere degli sbagli. Mentre invece, come il metodo sperimentale insegna fin dai tempi di Galileo, la conoscenza avanza solo per tentativi ed errori. O, come più banalmente dicevano i nostri nonni, sbagliando s’impara.
Il paradosso - sottolinea Briceño - è che puntando tutto sulla prestazione non si mette a rischio solo la capacità di imparare e migliorare ma in ultima istanza anche la qualità della performance. Briceño fa l’esempio degli acrobati del Cirque du Soleil: dietro un simile livello di perfezione c’è un lavoro continuo di allenamento, una sfida a compiere evoluzioni sempre più difficili. Imparando dai proprio errori. Ecco allora la sua ricetta in 5 mosse per insegnare ai ragazzi a sbagliare con profitto.

Non correre, prof

Primo consiglio (rivolto ai prof): meglio non finire il programma che correre avanti senza essere certi che tutti abbiano capito. Pressati dall'esigenza di arrivare in fondo, i docenti spesso dimenticano di accertarsi che tutti abbiano davvero capito la lezione. Si accontentano di chi alza la mano per dare la risposta giusta e via, passano al capitolo successivo. E invece no: le domande in classe devono servire proprio a far emergere errori, fraintendimenti, corto circuiti logici.

Alzate la mano (ma non per dare la risposta giusta)

Primo consiglio bis (rivolto agli studenti). È l'altra faccia della stessa medaglia: ragazzi, non abbiate paura di alzare la mano se non avete capito. Non fatevi impressionare dal primo della classe che ha sempre la risposta giusta. Se ci sono dei punti poco chiari, chiedete spiegazioni: vedrete che molti vostri compagni ve ne saranno grati.

Viva i tentativi anche maldestri

Secondo consiglio (rivolto ai genitori). A casa non trasmettete ai vostri figli il messaggio che la vostra opinione di loro dipenda esclusivamente dai loro successi. Incoraggiatene i tentativi anche maldestri. Il rischio altrimenti - dice Briceño - è che si applichino solo dove sono già bravi (si tratti di uno sport, di uno strumento musicale o della loro materia preferita) e rinuncino a mettersi in gioco in terreni a loro meno familiari.

Insegnare a sbagliare

Terzo consiglio (sempre rivolto ai prof): piuttosto che ripetere sempre gli stessi esercizi a senso unico finché i ragazzi, avendo imparato a eseguirli quasi meccanicamente, non commettono più errori, è meglio sfidarli con problemi complessi che non hanno un'unica risposta giusta. Così l'errore non sarà più percepito come un fallimento ma come parte del gioco per arrivare alla soluzione finale.

Non solo voti

Quarto consiglio (rivolto ai prof e agli studenti): un compito in classe non si giudica solo dal voto. Restituire un esercizio di matematica o una versione di latino con sopra un bel 4 e basta è un errore. Così il voto diventa una sentenza lapidaria più che un aiuto a imparare dai propri sbagli. Mentre è molto più utile una correzione ad alta voce in classe, che incoraggi i ragazzi a discuterne fra loro. Senza trascurare - dice Briceño - il bisogno dei ragazzi ad aver un feedback personale e diretto. Già, ma come si fa a scrivere un papiro per ognuno dei 25 studenti di una classe? Un trucco, suggerisce l’educatore americano, ci sarebbe: sfruttare le nuove tecnologie e mandare ai ragazzi un feedback vocale, un Podcast per esempio. Così si può correggere il compito insieme al ragazzo mostrandogli punti di forza e debolezza. E non si perde nemmeno troppo tempo.

Una vita non basta

Ultimo consiglio (rivolto a genitori e insegnanti): se vogliamo che i ragazzi diventino dei «lifelong learners», ovvero delle persone in grado di aggiornarsi continuamente, dobbiamo noi per primi trasmettere loro il modello di un adulto non sclerotizzato sulle proprie conoscenze (e convinzioni) ma aperto al confronto con loro, magari su terreni dove sono più competenti di noi (come le nuove tecnologie). Passiamogli il messaggio che, anche se la scuola per noi è finita da un pezzo, il lavoro e la vita ci costringono a metterci continuamente in gioco e a commettere degli errori. E va bene così: perché è quando si smette di sbagliare che si smette anche di imparare.

 

Le 7 vie del buon fallimento (e del successo veloce). Un libro

StartUpItalia -    Cinzia Franceschini    -    30 gennaio 2016  

Anjali Sastry e Kara Penn sono autori del libro Fail Better: Design Smart Mistakes and Succeed Sooner. I loro consigli in 7 pillole

Il successo, a volte, comincia da un fallimento. Per essere «dei leader brillanti, degli imprenditori e dei protagonisti del cambiamento» bisogna pensare i propri «progetti con un’idea in testa: fare in modo che ogni fallimento sia il più utile possibile». Anjali Sastry e Kara Penn sono autori del libro Fail Better: Design Smart Mistakes and Succeed Sooner (Fallisci meglio: progetta errori intelligenti e trova prima il successo). Sostengono che i fallimenti siano alla base del successo, perché insegnano lezioni che altrimenti non impareremmo e ci aiutano a costruire risultati più forti e duraturi. Per crescere – individualmente, come impresa, come startup – si procede spesso per tentativi ed errori. Piccole scommesse che potrebbero avere esito positivo oppure no. E più si sperimenta, più gli errori sono frequenti. Ed è proprio questo il punto: per andare avanti bisogna prendere dei rischi e, quindi, fallire. Velocemente e meglio. Ecco 7 modi per farlo – e insegnarlo a chi vi sta a fianco, secondo un articolo pubblicato sul sito del magazine newyorkese.

Siate collaborativi. Non lasciate che i vostri collaboratori affondino: insegnategli, piuttosto, a nuotare. Date una mano ai membri del vostro team, aiutateli ad uscire da situazioni complicate. In questo modo insegnerete loro delle strategie semplici per imparare dai fallimenti. E ne trarrete vantaggio tutti.

Incoraggiate gli altri. Il vostro team sarà più propenso a prendersi dei rischi se voi lo sosterrete. Anche di fronte a conclusioni poco certe, invece di punirli come molti fanno, incitate gli altri a prendere decisioni coraggiose.

Parlate dei fallimenti. Per imparare dai fallimenti bisogna prima prenderne coscienza, analizzarli e poi parlarne apertamente con il vostro team. Non solo alla fine del progetto, ma a intervalli regolari per tutta la sua durata.

Siate onesti e coraggiosi. Fallire meglio significa essere onesti ed espliciti quando si parla di errori. Nascondere o sminuire ciò che non ha funzionato non insegna nulla. Per questo ci vuole coraggio.

Datevi dei tempi da rispettare. Pianificare male i tempi dei vostri progetti può essere deleterio. State particolarmente attenti a darvi dei tempi giusti, soprattutto quando le cose da fare sono tante e complicate e c’è un buon margine di incertezza. A volte è il caso di ammettere che per alcune cose ci vorrà più tempo di quanto vorreste.

State attenti alle trappole. Imparate ad allontanarvi da una strategia se si rivela sbagliata. Non siate ciechi quando le cose non funzionano: a volte si è così immersi nel processo da non accorgersi che sta andando in una direzione sbagliata. Tenete a bada il vostro ego e quando imboccate una strada senza uscita non esitate a lasciarla perdere e a cercarne un’altra.

Siate resilienti. I fallimenti non possono rallentare il vostro lavoro. Imparate a fallire velocemente, a capire cosa è stato sbagliato e, poi, sperimentate di nuovo. Serve resilienza per sbagliare e rimettersi subito in gioco. Solo così potrete trovare le soluzioni che state cercando il più in fretta possibile.

 

Per approfondire. In video:

https://www.ted.com/talks/eduardo_briceno_how_to_get_better_at_the_things_you_care_about?language=it

 

 
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