Dispersione scolastica: in diminuzione


Dispersione scolastica, i dati del Miur. Rimane il divario tra Nord e Sud

da La Tecnica della Scuola – 14/11/2017 - Andrea Carlino

 

Il Miur ha reso noto gli ultimi dati riguardanti la dispersione scolastica. Secondo quanto riporta il Ministero, il fenomeno è in calo, ma resta il divario fra Nord e Sud. Sia nella scuola secondaria di I che di II grado. I maschi sono più coinvolti delle femmine, così come percentuali più alte si registrano fra studentesse e studenti di cittadinanza non italiana che non sono nati in Italia.

“La dispersione scolastica – sottolinea la Ministra Valeria Fedeli – è un fenomeno che va contrastato con forza, perché dove la dispersione è alta vuol dire che non sono garantite a sufficienza pari opportunità alle ragazze e ai ragazzi. Nel nostro Paese, come evidenziano anche i dati raccolti dal Ministero, il fenomeno è in calo, c’è stato un miglioramento negli ultimi anni. Ma restano forti divari sociali e territoriali rispetto ai quali serve un’azione importante che parta dal Miur, ma che coinvolga anche tutti gli altri attori in campo: le famiglie, il terzo settore, i centri sportivi, l’associazionismo, le istituzioni del territorio. Per mettere insieme questa rete e per far emergere le buone pratiche che già esistono e che possono essere prese a modello – spiega Fedeli – abbiamo voluto un apposito gruppo di lavoro, una cabina di regia guidata da Marco Rossi Doria che ha una lunga esperienza in materia, anche come ex Sottosegretario all’Istruzione”

“La cabina di regia per il contrasto della dispersione scolastica in questi mesi ha fatto tesoro dei dati dettagliati del Miur e ha raccolto le esperienze delle scuole, esaminato decine di buone prassi di ogni parte d’Italia e in particolare il lavoro in rete tra le scuole e le altre realtà educative: centri sportivi, terzo settore, parrocchie, volontariato – spiega Marco Rossi Doria -. Ha recepito linee di indirizzo da regioni, enti locali e proposte dalle parti sociali. La relazione finale sarà pronta entro dicembre. Intende essere uno strumento di lavoro che metterà insieme i dati quantitativi e le analisi qualitative dei contesti elaborando articolate linee di indirizzo e raccomandazioni per l’azione”.

La secondaria di I grado

Il report pubblicato oggi evidenzia che nell’anno scolastico 2015/2016, 14.258 ragazze e ragazzi, pari allo 0,8% di coloro che frequentavano la scuola secondaria di I grado, hanno abbandonato gli studi in corso d’anno o nel passaggio fra un anno e l’altro. Al Sud la propensione all’abbandono è maggiore, con l’1% (l’1,2% nelle isole e 0,9% al Sud). Mentre nel Nord Est la percentuale è più contenuta, con lo 0,6%. Tra le regioni con maggiore dispersione spiccano la Sicilia con l’1,3%, la Calabria, la Campania e il Lazio con l’1%. La percentuale più bassa si evidenzia in Emilia Romagna e nelle Marche con lo 0,5%. I maschi abbandonano più delle femmine. La dispersione scolastica colpisce maggiormente i cittadini stranieri rispetto a quelli italiani: dispersione al 3,3%, contro lo 0,6% relativo agli alunni con cittadinanza italiana. Gli stranieri nati all’estero, con una percentuale del 4,2%, sembrano essere in situazione di maggiore difficoltà rispetto agli stranieri di seconda generazione, i nati in Italia, che hanno riportato una percentuale di abbandono complessivo del 2,2%.

L’abbandono è più frequente, poi, fra coloro che sono in ritardo con gli studi: la ripetenza può essere considerato un fattore che precede, e in certi casi preannuncia, l’abbandono. La percentuale di alunni che hanno abbandonato il sistema scolastico è pari al 5,1% per gli alunni in ritardo, e allo 0,4% per gli alunni in regola.

La serie storica dell’abbandono nella secondaria di I grado evidenzia un calo complessivo, dall’1,08% del 2013/2014 allo 0,83% del 2015/2016.

La dispersione nel passaggio fra i cicli

Nel passaggio dall’anno 2015/2016 al 2016/2017, dei 556.598 ragazze e ragazzi che hanno frequentato il terzo anno di corso, 34.286 sono usciti dal sistema scolastico, pari al 6,16% della platea di riferimento. Il 4,47% di queste ragazze e questi ragazzi è passato alla formazione professionale regionale, lo 0,02% è andato in apprendistato, lo 0,06% ha abbandonato per validi motivi (istruzione parentale, trasferimento all’estero), l’1,61% ha abbandonato del tutto.

La serie storica (considerando tutti i frequentanti della scuola secondaria di I grado) vede anche in questo caso un miglioramento: la dispersione fra i cicli era dell’1,18% nel 2013/2014, dello 0,77% nel 2014/2015, dello 0,52% nel 2015/2016.

La scuola di II grado

L’abbandono nella scuola di II grado è del 4,3% (112.240 ragazze e ragazzi). L’abbandono è molto elevato nel primo anno di corso (7%). I maschi abbandonano più delle femmine. Il Mezzogiorno ha una percentuale più elevata della media nazionale (4,8%). Tra le regioni con maggiore abbandono spiccano Sardegna, Campania e Sicilia, con punte rispettivamente del 5,5%, del 5,1% e del 5,0%. Mentre le percentuali più basse si evidenziano in Umbria con un valore del 2,9% e in Veneto e Molise con valori del 3,1%. Nelle scuole paritarie si registra un maggiore abbandono con una percentuale del 7,6% contro il 4,1% delle scuole statali.

L’abbandono complessivo più contenuto si è registrato per i licei che hanno presentato mediamente una percentuale del 2,1%. Per gli istituti tecnici la percentuale è stata del 4,8% e per gli istituti professionali dell’8,7%. La percentuale di abbandono più elevata è relativa ai percorsi IeFP (corsi di Istruzione e formazione professionale realizzati in regime di sussidiarietà presso le scuole), con un abbandono complessivo del 9,5%. Tra i licei spicca il tasso di dispersione complessivo del liceo artistico, con il 4,8%. Per gli istituti tecnici: la percentuale di dispersione si è attestata al 5,2% per i percorsi ad indirizzo economico e al 4,6% per quelli ad indirizzo tecnologico. Tra i professionali gli istituti con indirizzo industria e artigianato hanno presentato una percentuale di abbandono complessivo più alta, con l’11%.

La serie storica vede anche in questo caso un miglioramento: la dispersione era del 4,4% nel 2013/2014, del 4,6% nel 2014/2015, del 4,3% nel 2015/2016.

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14MILA STUDENTI PERSI ALLE MEDIE LINEE GUIDA CONTRO LA DISPERSIONE

Italia Oggi pag.35 · 14-11-2017 - E.Micucci

 

Linee guida contro la dispersione

Alle medie abbandonano la scuola 14.258 studenti. Nel passaggio alle superiori 34.286 ragazzi escono dal sistema scolastico. I dispersi dei licei, degli istituti tecnici e professionali e dell'IeFp sono 112.240. Numeri allarmanti che nel focus sulla dispersione scolastica nell'anno scolastico 2015/16, appena pubblicato dall'Ufficio statistica e studi del Miur, nascondo volti e storie di alunni che la scuola italiana ha respinto (www.miur.gov.it ). Un fenomeno su cui in questi mesi è al lavoro al ministero dell'istruzione una cabina di regia guidata da Marco Rossi Doria per consegnare a dicembre le linee guida di indirizzo e d'azione per il contrasto e la prevenzione della dispersione. «Un piano che», spiega la ministra dell'istruzione Valeria Fedeli, «avrà come punto di riferimento l'articolo 3 della nostra Costituzione» per garantire pari opportunità a tutti i ragazzi, «compito principale del sistema di istruzione». Sebbene in calo dal 2013, attestandosi per il 2016 al 13,8% rispetto al 20,8% del 2006, tanto da avvicinarsi all'obiettivo europeo del 10% entro il 2020. Il fenomeno dell'abbandono scolastico inizia già alle medie e coinvolge con l'avanzare del grado di istruzione sempre più studenti.

Con forti divari tra Nord e Sud d'Italia, che vedono Sicilia, Campania, Sardegna, Puglia e Calabria sopra la media nazionale. Alle medie ha abbandonato gli studi lo 0,8% degli iscritti, percentuale pari a ben 14.258 ragazzi. La maggior parte, l'1%, lascia in I e in II media, di questi tra lo 0,37% e lo 0,40% abbandona durante l'anno, mentre lo 0,47% di dispersi in III media lascia gli studi durante l'anno. Quasi la metà dei dispersi alle medie, il 40,9%, ha oltre 16 anni. L'abbandono, infatti, è più frequente tra chi è in ritardo con gli studi: la ripetenza può essere considerata un fattore che precede, e in certi casi preannuncia, l'abbandono.

Lascia la scuola media il 5,1% dei ripetenti, rispetto allo 0,4% degli alunni in regola. Ma anche gli anticipatari presentano una percentuale superiore ai compagni regolari: 1,1%. Gli studenti più colpiti dalla dispersione sono gli stranieri, al 3,3% contro lo 0,6% degli alunni italiani, percentuale che sale al 4,2% se sono nati all'estero. Nel passaggio dalla III media alle superiori ben 34.286 ragazzi escono dal sistema scolastico, il 6,16%. La maggioranza passa alla formazione professionale regionale (4,47%), una percentuale minima va in apprendistato (0,02%) o all'istruzione parentale (0,06%), mentre 1'1,61% ha abbandonato del tutto gli studi. Alle superiori la dispersione raggiunge il 4,3%, pari a ben 112.240 studenti. Con punti del 7% nel primo anno di corso. Maglia nera il Mezzogiorno con il 4,8% di abbandono, che in Sardegna, Campania e Sicilia supera il 5%. Mentre le percentuali più basse si registrano in Umbria, con il 2,9%, Veneto e Molise con il 3,1%.

I licei sono i percorsi con meno abbandoni, il 2,1%, percentuale che raddoppia negli istituti tecnici arrivando al 4,8%. Quota questa doppiata a sua volta nei professionali, dove tocca 1'8,7%. Ma è nell'istruzione e formazione professionale (IeFp) che si registrano più abbandoni, il 9,5%. Tutti dati di cui la cabina di regia ha fatto tesoro, oltre ad aver «raccolto le esperienze delle scuole, esaminato decine di buone prassi di ogni parte d'Italia e in particolare il lavoro in rete tra scuole e le altre realtà educative: centri sportivi, terzo settore, parrocchie, volontariato», sottolinea Rossi Doria. Ed aver «recepito linee di indirizzo da regioni, enti locali e proposte dalle parti sociali».

 

 

Dispersione scolastica in calo, ma resta forte il divario Nord-Sud

Avvenire - 14-11-2017

 

La dispersione scolastica è in calo, ma resta il divario fra Nord e Sud, sia alle Medie sia alle Superiori. I maschi sono più coinvolti delle femmine, così come percentuali più alte si registrano fra i ragazzi immigrati che non sono nati in Italia. È questo il quadro sul fenomeno degli abbandoni scolastici che emerge da un report del Miur pubblicato ieri.

Nel passaggio dall'anno scolastico 2015-2016 a quello successivo (2016-2017) dei 556.598 ragazzi che hanno frequentato il terzo anno delle Medie, 34286 sono usciti dal sistema scolastico, pari al 6,16% della platea di riferimento; il 4,47% è passato alla formazione professionale regionale, l'1,61% ha abbandonato del tutto.

L'abbandono alle Superiori è del 4,3% (112.240 ragazzi). P molto elevato nel primo anno di corso (7%) e i maschi abbandonano più delle femmine. Tra le regioni con maggiore abbandono spiccano Sardegna, Campania e Sicilia, con punte rispettivamente del 5,5%, del 5,1% e del 5,0%. L’abbandono complessivo più contenuto si è registrato per i licei che hanno presentato mediamente una percentuale del 2,1%. Per gli istituti tecnici la percentuale è stata del 4,8% e per gli istituti professionali dell'8,7%. La percentuale di abbandono più elevata è relativa ai percorsi Iefp (corsi di Istruzione e formazione professionale realizzati in regime di sussidiarie là presso le scuole), con un abbandono complessivo del 9,5%.

In Europa l'indicatore utilizzato per la quantificazione ficazione del fenomeno è quello degli early leaying from education and training (Elet) con cui si prende a riferimento la quota dei giovani tra i 18 e i 24 anni d'età con al più il titolo di scuola secondaria di I grado o una qualifica di durata non superiore ai 2 anni e non più in formazione.

Per l'Italia tale indicatore mostra un miglioramento attestandosi, per l'anno 2016, al 13,8%. Nel 2006 era al 20,8%. L'Italia si avvicina dunque all'obiettivo Europa 2020, al raggiungimento del livello de110%. Il dettaglio regionale evidenzia il divario fra Nord e Sud con Sicilia, Campania, Sardegna, Puglia, Calabria, sopra la media nazionale della dispersione.

«La dispersione scolastica-sottolineai' ministro dell'Istruzione, Valeria Fedeli è un fenomeno che va contrastato con forza, perché dove la dispersione è alta vuol dire che non sono garantite a sufficienza pari opportunità alle ragazze e ai ragazzi. Nel nostro Paese, come evidenziano anche i dati raccolti dal Ministero, il fenomeno è in calo, c'è stato un miglioramento negli ultimi anni. Ma restano forti divari sociali e territoriali rispetto ai quali serve un'azione importante che parta dal Miur, ma che coinvolga anche tutti gli altri attori in campo: le famiglie, il terzo settore, i centri sportivi, l'associazionismo, le istituzioni del territorio. Per mettere insieme questa rete e per far emergere le buone pratiche che già esistono e che possono essere prese a modello spiega Fedeli abbiamo voluto un apposito gruppo di lavoro, una cabina di regia guidata da Marco Rossi Doria che ha una lunga esperienza in materia, anche come ex Sottosegretario all'Istruzione».

 

 
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