Sentenze/Non si può bocciare a richiesta dei genitori


I GENITORI NON POSSONO CHIEDERE DI BOCCIARE LA FIGLIA CON DIFFICOLTA' DI APPRENDIMENTO

Italia Oggi pag.39 · 05-12-2017 - F.De Nardi

 

E legittimo promuovere alla classe successiva un'alunna, sebbene i genitori avessero chiesto espressamente la bocciatura della figlia sulla base del parere di due specialiste. Lo ha sancito il Tar Marche, Sez. I con la sentenza del 19 ottobre 2017 n. 792. Nel caso in esame una alunna aveva manifestato, nel corso della prima elementare, difficoltà emotive e di apprendimento tali da necessitare dell'attuazione di percorsi riabilitativi e terapeutici specifici e di un progetto didattico personalizzato. Tenuto conto delle difficoltà della bambina, certificate in una relazione clinica di un centro multi specialistico di psicologia e psicoterapia, gli specialisti avevano consigliato al corpo docente di far ripetere all'alunna la prima elementare, in modo da favorire la maturazione delle abilità compromesse dai disturbi di cui era affetta e da ridurre lo svantaggio adattativo. Analoga proposta era stata formulata dalla terapista della neuro psicomotricità e dell'età evolutiva e dalla logopedista entrambe specialiste private che hanno avuto in carico la bambina nel corso di una riunione con il corpo docente. Ciò nonostante l'Istituto scolastico, disattendendo i suggerimenti degli specialisti, aveva deliberato l'ammissione della bambina alla classe successiva. I genitori avevano così impugnato con ricorso la decisione dell'istituto e avevano chiesto l'accertamento del diritto della minore di ripetere la classe prima della scuola primaria. Il Tar respinge il ricorso. È legittimo, infatti, il verbale dello scrutinio della scuola, nella parte in cui si è deliberata l'ammissione della alunna alla classe successiva, a nulla rilevando che i genitori abbiano chiesto la sua bocciatura sulla base di alcuni pareri di due professioniste private, atteso che la scuola, nell'ambito della discrezionalità che le è propria, non è comunque tenuta ad uniformarsi al consiglio degli specialisti, essendo piuttosto vincolata alle strategie e agli obiettivi fissati nel Pdp, come peraltro stabilito dall'art. 3 del dlgs n. 62 del 2017. Il giudizio di ammissione risulta ai giudici, tra l'altro, perfettamente motivato, essendo la motivazione contenuta nel documento di valutazione relativo all'alunna, in cui si fa riferimento al parziale raggiungimento degli obiettivi programmati (ossia non quelli generali, bensì quelli personali specificamente individuati) e al legame costruito dalla minore con alcuni compagni e con le insegnanti. Inoltre, anche nella relazione dell'Umee (Unità multidisciplinari per l'età evolutiva), pur confermando il ritardo evolutivo globale di cui è affetta la bambina, si attesta la necessità, sul piano scolastico, di interventi educativi e didattici personalizzati e condivisi dai soggetti interessati a vario titolo, al fine di individuare il contesto di riferimento entro cui declinare l'intervento più funzionale all'inclusione della minore sia nella scuola che nei suoi diversi ambiti di vita. Nessun accenno, quindi, all'opportunità o utilità di una bocciatura, essendo, invece, rimessa a un confronto condiviso tra famiglia, scuola e operatori sanitari ogni valutazione sulle strategie da attuare.

 

 
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