Carta del Docente: istituita per la formazione docente sul portale SOFIA:


Carta del docente, ancora niente accredito somme residue dello scorso anno

La Tecnica della Scuola – 5/12/2017 - Fabrizio De Angelis

Per quanto riguarda la carta del docente, ancora non vi è nessuna novità in merito agli accrediti delle somme spettanti dell’anno scolastico 2016/2017.
A questo punto, se dovessero passare ulteriori giorni, diventa urgente un comunicato Miur per spiegare la situazione.

Dov’è il residuo dello scorso anno scolastico?

Infatti, il 1° dicembre, i docenti che aspettavano l’accredito delle somme della carta del docente non spese l’anno scolastico scorso, stanno ancora aspettando appunto.

Il messaggio presente sul portale della carta del docente infatti riportava le seguenti parole: “si comunica che, per consentire il completamento delle procedure informatiche ancora in corso per il controllo dei dati amministrativi e contabili delle somme non spese nei precedenti anni scolastici, sarà possibile visualizzare tali importi (o i bonus non validati) a partire dai primi giorni del mese di dicembre, ed utilizzarli durante il corrente anno scolastico”.
È vero che dicembre è appena iniziato, per cui già nelle prossime ore magari la situazione verrà sbloccata, ma resta il fatto che delle tempistiche, di questi tempi, i docenti non si fidano molto, visti i precedenti.

Prima scadenza entro fine ottobre

Infatti, ricordiamo che inizialmente, le somme dovevano essere accreditate entro il mese di ottobre, termine appunto prorogato ai primi giorni di dicembre.

Ricordiamo che l’art. 6 comma 6 del DPCM del 28.11.2016 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 281 del 01.12.2016 (lo stesso giorno in cui ha festeggiato il compleanno) dice che: “Le somme non spese entro la conclusione dell’anno scolastico di riferimento sono rese disponibili nella Carta dell’anno scolastico successivo, in aggiunta alle risorse ordinariamente erogate”.

 

 

Ecco «Sofia»: 200mila insegnanti iscritti, 157mila percorsi formativi attivati

da Il Sole 24 Ore – 5/12/2017 - di Claudio Tucci

La cifra record di 426 milioni l’anno, compresi i 500 euro della “Card” per l’aggiornamento professionale dei docenti, introdotta dalla Buona Scuola; una nuova piattaforma ministeriale, “Sofia”, che in meno di tre mesi conta già 200mila professori (più del 20% dell’intero corpo insegnante), di cui 120mila si sono iscritti a 157.415 percorsi formativi; oltre 300 enti accreditati (con una minuziosa operazione di “ripulitura” – in passato erano oltre 600), 2.560 istituti scolastici che hanno messo in pista “corsi ad hoc” per prof (e studenti), spaziando dalle competenze linguistiche e digitali, all’inclusione degli alunni con disabilità, all’alternanza scuola-lavoro, resa obbligatoria negli ultimi tre anni delle superiori dalla riforma Renzi-Giannini.

La novità
Snobbata per decenni (in primis, da buona parte degli stessi docenti, perché non vincolante, fino al 2015), la formazione professionale degli oltre 750mila professori italiani prova adesso il cambio di passo: lo scorso anno, dopo un “letargo” di quasi 30 anni il ministero dell’Istruzione ha adottato il piano triennale di formazione degli insegnanti, orientando, con una serie di priorità nazionali, l’offerta rivolta ai prof in servizio, che dovrà essere coerente con il piano dell’offerta formativa a vantaggio degli studenti e con il miglioramento complessivo della singola scuola. Certo, le difficoltà non mancano; c’è bisogno di maggiore sinergia tra Miur-Uffici scolastici regionali, presidi e associazioni, enti, università, per strutturare al meglio le unità formative. «Ma la macchina si è messa in moto – ha spiegato il dg per il Personale scolastico del Miur, Maria Maddalena Novelli -. Con la piattaforma Sofia saremo in grado seguire l’intero ciclo della vita della formazione dei docenti, partendo dal fabbisogno, e calibrando le iniziative in base alle differenti esigenze del corpo insegnante. Rendiconteremo, poi, i risultati raggiunti».

I primi risultati
Ma il campione di prof finora registrato in Sofia che tipo di formazione ha scelto? «Quasi il 30% si è iscritto a moduli inerenti la didattica per competenze – ha risposto Novelli -. Il 16% ha puntato su innovazione e digitale, il 4,7% sull’alternanza scuola-lavoro; un dato basso, certo, quest’ultimo, ma che si può spiegare con il campione di docenti analizzato, la stragrande maggioranza insegnanti del primo ciclo». Andando a spulciare tra gli altri dati, elaborati dal dirigente del Miur dell’ufficio formazione Davide D’Amico, e presentati a Job&Orienta a Verona, che si è chiuso ieri, emerge una preferenza, nelle scelte formative dei docenti, anche per le metodologie didattiche e l’inclusione scolastica e sociale. Percentuali piuttosto basse invece per educazione alla cultura economica (opzionate dall’1,3% del campione), metodologie e attività laboratoriali (0,7%); cittadinanza attiva e legalità (0,5%), bisogni individuali e sociali dello studente (0,4%). Anche qui, probabilmente, ha inciso la scarsa rappresentatività di insegnanti della scuola secondaria.

Alta soddisfazione percepita
Interessante anche la lettura del livello di soddisfazione degli insegnanti, la qualità percepita, che servirà anche ad attivare azioni correttive da parte del MIUR sulla base dei risultati di un questionario di 27 domande standardizzato per tutti i percorsi formativi presenti su SOFIA. Il dato sintetico rileva una soddisfazione del 72 per cento. In media i percorsi formativi hanno una durata di 20 ore, ogni prof in formazione ha un costo di 60 euro (si scende a 47 euro, standard, per i neo-assunti); la spesa per un percorso si è attestata a 2.500 euro.

Le best practice
Dai territori sono emerse 10 best practice, che il Miur ha voluto premiare. Il Convitto nazionale Colombo, di Genova, il Liceo Charles Darwin di Rivoli (To), l’Ettore Majorana di Brindisi, l’istituto comprensivo 3 di Chieti (molti interessanti i progetti sul Clil, l’insegnamento di una materia non linguistica in lingua straniera), il Gasparrini di Melfi (Pz), il Leonardo da Vinci di Roma, l’istituto comprensivo 9 di Bologna, il Ferraris-Brunelleschi di Empoli, il Pastori di Brescia (sugli scudi per l’alternanza scuola-lavoro) e il Calvi di Belluno. «Esempi concreti: anche da qui passa il rilancio della scuola italiana», ha concluso il dg Novelli.

 

 
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