Contratto scuola: firmato il contratto scuola 2016/2018


Fedeli: “Rinnovato il contratto per 1,2 mln di dipendenti”

MIUR - 09 febbraio 2018

“Il rinnovo del contratto riguarda 1,2 milioni di dipendenti. Siamo molto soddisfatti per l’intesa raggiunta che, voglio ricordarlo, arriva dopo otto anni di mancati rinnovi. Avevamo preso un impegno preciso, lo abbiamo mantenuto. Abbiamo lavorato, in questi mesi, nel solco dell’intesa siglata il 30 novembre del 2016 e siamo andati anche oltre, riuscendo a garantire aumenti superiori a quelli previsti, con l’obiettivo di dare il giusto e necessario riconoscimento professionale ed economico alle nostre lavoratrici e ai nostri lavoratori. Perché valorizzare chi opera nei settori della conoscenza, ne siamo convinti, significa impegnarsi per garantire un futuro di qualità alle nostre giovani e ai nostri giovani”. Così la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, commenta il rinnovo del contratto del comparto del settore ‘Istruzione e Università’ che comprende Scuola, Università, Alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), Ricerca. Sono esclusi i docenti universitari, il cui rapporto di lavoro non è contrattualizzato.

“Il contratto siglato è il frutto di un importante e serrato lavoro di confronto. Ringrazio le Organizzazioni sindacali, l’Aran, la Funzione pubblica che hanno operato per raggiungere questo risultato, che rappresenta non un punto di arrivo, ma di partenza. Gli aumenti garantiti e le novità contenute nel contratto avviano un percorso significativo di valorizzazione delle professionalità che lavorano nei nostri settori. È stato raggiunto un risultato che offre migliori condizioni ai dipendenti, penso ad esempio alla qualità delle relazioni sindacali, e che mette al centro anche le nostre ragazze e i nostri ragazzi con regole certe per la continuità didattica. Si tratta di un lavoro che ora deve proseguire con convinzione, nella consapevolezza che viviamo in una società e in una economia della conoscenza in cui ciò che offriamo sul piano della formazione ai nostri giovani è centrale per un futuro che li veda protagonisti e capaci di interagire con i cambiamenti in atto e non di subirli. Con il rinnovo abbiamo segnato una pagina importante che non deve restare isolata”, chiude Fedeli.

“Proseguiamo il lavoro iniziato tre anni fa: dopo il contratto degli statali, quello del comparto sicurezza e difesa e dei vigili del fuoco, abbiamo rinnovato anche il contratto del comparto conoscenza. Un riconoscimento giusto e doveroso a tutte le donne e gli uomini che si occupano della formazione e della crescita dei bambini e dei ragazzi”, sottolinea la Ministra per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione Marianna Madia.

Sono coinvolti dal rinnovo 1.191.694 di dipendenti, oltre un milione nella sola scuola, 53.000 nelle Università (esclusi le e i docenti universitari), 24.000 negli Enti di ricerca e 9.500 nell'AFAM. Il nuovo contratto si riferisce agli anni 2016, 2017 e 2018.

In particolare il comparto e l'area dirigenziale dell'Istruzione e della Ricerca comprendono i dipendenti:

·                della Scuola: docenti, educatori, amministrativi, tecnici ed ausiliari;

·                dell'AFAM: direttori, docenti, coordinatori, assistenti, coadiutori;

·                dell'Università: dirigenti, elevate professionalità e personale amministrativo;

·                degli Enti pubblici di ricerca:  personale amministrativo e tecnico, tecnologi e ricercatori di 21 enti.

A tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori sarà riconosciuto l’aumento stipendiale previsto dall’intesa del 30 novembre 2016 tra Governo e Organizzazioni sindacali, anche grazie alla previsione di un apposito intervento perequativo, che interessa soprattutto le qualifiche iniziali. Il contratto, inoltre, per valorizzare ulteriormente la professionalità dei docenti delle istituzioni scolastiche e dell’AFAM e il fondamentale ruolo che rivestono nella società, assegna loro un ulteriore riconoscimento economico, che consente di giungere a un incremento stipendiale complessivo medio di 96 euro al mese per i docenti delle scuole (gli aumenti vanno da 80,40 euro a 110) e di 105 euro al mese per i docenti dell’AFAM. Più di quanto previsto dall’intesa di novembre. Per gli ATA delle scuole l’incremento medio è di 84,5 euro (si va da un minimo di 80 a 89 euro), per l’università di 82 euro, per ricercatori e tecnologi di 125 euro, per l’area amministrativa della ricerca di 92 euro, per l’ASI di 118 euro. Salvaguardato, per le fasce retributive più basse, il bonus di 80 euro.
Non solo incrementi stipendiali. Con la firma del contratto scuole, università, enti di ricerca e istituzioni AFAM si avvantaggeranno anche di regole innovative per migliorare l’organizzazione del lavoro e tutelare e riconoscere l’impegno delle lavoratrici e dei lavoratori. 

Scuola
Per la prima volta, il contratto riconosce la scuola quale comunità educante, di dialogo, di ricerca, di esperienza sociale, ispirata ai valori democratici e alla crescita della persona in tutte le sue dimensioni. Vengono regolate la parte normativa del rapporto di lavoro e le relazioni sindacali, intervenendo sui relativi strumenti, per consentire un corretto e proficuo confronto, e consentendo alla contrattazione integrativa di finalizzare specifiche materie in tema, tra l’altro, di offerta formativa e di processi di innovazione e valorizzazione delle professionalità. Il personale docente e ATA delle scuole beneficerà di una sequenza contrattuale che servirà a studiare un nuovo modello di sviluppo professionale, adeguato ai tempi. Per i docenti, ciò potrà portare, per la prima volta, ad istituire una carriera.

Si prevede la contrattazione dei criteri generali per la determinazione dei compensi per valorizzare il merito dei docenti, ferma restando la procedura di assegnazione. Entra così a regime il cosiddetto “bonus” dei docenti, previsto dalla legge 107 del 2015.

Centralità viene poi data anche all’esigenza fondamentale di garantire sempre di più il principio della continuità didattica alle ragazze e ai ragazzi: i docenti rimarranno per almeno tre anni sull’istituzione scolastica assegnata e richiesta volontariamente. Il contratto prevede anche nuove misure a salvaguardia delle studentesse e degli studenti e di un sano rapporto con le loro e i loro docenti. Si prevedono misure disciplinari per chi usa in modo improprio, ovvero con fini non coerenti con l’obiettivo dell’istruzione, della formazione e dell’orientamento, i canali di comunicazione informatici o i social per relazionarsi con gli studenti. I docenti che dovessero violare la fiducia accordatagli, mettendo in atto comportamenti o molestie di carattere sessuale nei confronti dei loro alunni, saranno licenziati.

Università, Ricerca, AFAM
Per le Università, nello specifico, si prevedono misure innovative per il personale che lavora nelle Aziende ospedaliere nonché per i Collaboratori ed esperti linguistici, risolvendo alcune questioni rimaste aperte da tempo e mai risolte. Inoltre – aspetto particolarmente qualificante – sono previste nella sequenza contrattuale maggiore flessibilità per le categorie e la creazione di nuove  aree professionali.

Per gli Enti di ricerca si confermano le forti specificità già significativamente riconosciute dal decreto legislativo 218 del 2016 per il ruolo e per l’importanza che rivestono i ricercatori e tecnologi per la crescita e l’evoluzione del sistema Paese. Sono introdotte misure per la maggiore flessibilità del Fondo per le progressioni economiche del personale.

Per il personale delle AFAM, si prevede che il ruolo di professore di seconda fascia divenga ad esaurimento, puntando a un modello che vede il passaggio verso la prima fascia e fatte salve le graduatorie esistenti.

Firmato il rinnovo del contratto scuola, coinvolti 1,2 milioni di dipendenti. Fedeli: ‘Soddisfatti dell’intesa raggiunta’

Tuttoscuola – 9/2/2018

«Un milione e 200 mila tra docenti, personale ata, ricercatori, tecnologi, tecnici, amministrativi hanno finalmente riconquistato uno strumento forte di tutela delle proprie condizioni di lavoro, dopo anni di blocco delle retribuzioni e di riduzione degli spazi di partecipazione e di contrattazione», dicono  Flc Cgil, Cisl Scuola e Uil Scuola in un comunicato unitario.

Gli aumenti salariali sono in linea con quanto stabilito dalle confederazioni con l’accordo del 30 novembre 2016; per la scuola da un minimo di 80,40 a un massimo di 110,70 euro; pienamente salvaguardato per le fasce retributive più basse il bonus fiscale di 80 euro.

Nessun aumento di carichi e orari di lavoro, nessun arretramento per quanto riguarda le tutele e i diritti nella parte normativa, nella quale al contrario si introducono nuove opportunità di accedere a permessi retribuiti per motivi personali e familiari o previsti da particolari disposizioni di legge.

Il contratto segna una svolta significativa sul terreno delle relazioni sindacali, riportando alla contrattazione materie importanti come la formazione e le risorse destinate alla valorizzazione professionale. Rafforzati tutti i livelli di contrattazione, a partire dai luoghi di lavoro, valorizzando in tal modo il ruolo delle RSU nell’imminenza del loro rinnovo.

Tra le altre novità di rilievo il diritto alla disconnessione, a tutela della dignità del lavoro, messo al riparo dall’invasività delle comunicazioni affidate alle nuove tecnologie. Per quanto riguarda il personale docente della scuola, si è ottenuto di rinviare a una specifica sequenza contrattuale la definizione del codice disciplinare con l’obiettivo di una piena garanzia di tutela della libertà di insegnamento.

Riportando alla contrattazione le risorse finalizzate alla valorizzazione professionale, ripristinando la titolarità di scuola, assumendo in modo esplicito un’identità di scuola come comunità educante si rafforza un modello che ne valorizza fortemente la dimensione partecipativa e la collegialità. Questo contratto, la cui vigenza triennale 2016-18 si concluderà con l’anno in corso, assume forte valenza anche nella prospettiva del successivo rinnovo di cui vengono poste le basi e dell’impegno che comunque andrà ripreso anche nei confronti del nuovo Parlamento e del nuovo Governo, per rivendicare una politica di forte investimento nei settori dell’istruzione e della ricerca. 

Anche la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, esprime soddisfazione: «Siamo soddisfatti per l’intesa raggiunta. Valorizzare chi lavora nei settori della conoscenza è un investimento sul futuro».

 

Sul nuovo contratto la rabbia degli opposti estremismi

CISL Scuola- news nazionale – 12/2/2018

Si spara a zero, da fronti e con argomentazioni opposte, sul contratto firmato la mattina del 9 febbraio per il nuovo comparto dell’istruzione e della ricerca, dopo una non stop della trattativa all’ARAN prolungatasi per l’intera nottata. Se da un lato si accusano i firmatari dell’accordo di avere svenduto per un pugno di euro diritti e tutele del personale della scuola, avallando e anzi facendo propria la nefasta filosofia della buona scuola renziana, dall’altro arrivano bordate di segno diametralmente opposto, lamentando l’avvenuto smantellamento della legge 107 mediante lo scardinamento del suo baricentro meritocratico. 
Non manca qualche singolare intreccio di posizioni, con l’ANP che dà man forte al fronte opposto parlando di aumenti salariali “risibili” o di contratto firmato “solo” (!) da CGIL, CISL e UIL, mentre a evocare lo “sgretolamento della 107” è la responsabile scuola di Sinistra Italiana, secondo la quale “il Governo suona la grancassa, ma questo contratto ha sconfessato le sue politiche”. 
A fronte di questo accanito - e talvolta anche un po’ confuso e paradossale – tiro incrociato viene da dire, agli uni e agli altri: cessate il fuoco e leggetevi il contratto, possibilmente senza usare gli occhiali del pregiudizio. A lettura ultimata, forse potremo provare a riprendere ragionamenti un po’ più utili e seri.
L’esasperata enfasi mediatica su quello che si temeva ci fosse e invece non c’è rischia infatti di produrre, come effetto collaterale, che non si guardi con la dovuta attenzione a quanto nel nuovo contratto c’è e su cui varrebbe la pena soffermarsi. 
Scegliamo fra tutti in particolare un punto, che più di altri conferisce all’accordo del 9 febbraio un carattere di svolta. Parliamo dell’articolo 24, nel quale si assume in modo esplicito, a partire dal titolo, la definizione di scuola come “comunità educante”. Una scuola nella quale ogni soggetto, quale che sia la sua qualifica, partecipa con pari dignità allo svolgimento dei compiti che le sono affidati. Non è solo il riconoscimento di una specificità che esclude ogni assimilazione del servizio svolto dalla scuola ad altri di prevalente dimensione burocratica: è soprattutto la premessa per andare oltre modelli improntati a dirigismo, individualismo, esasperata concorrenzialità, i cui limiti si sono rivelati con tutta evidenza anche nella gestione di percorsi innovativi rivelatisi più di facciata che di sostanza. 
La comunità non è il luogo in cui si attenuano, insieme alle differenze di ruolo, anche responsabilità e doveri. Al contrario, è la dimensione nella quale la distinzione dei ruoli non postula necessariamente relazioni di conflitto, mentre per tutti impegno, dovere e responsabilità sono sollecitati al massimo grado. L’ossessiva preoccupazione di perdere chissà quali prerogative finisce per stimolare reazioni uguali e contrarie, alimentando un circolo vizioso che porta solo a disperdere energie. Sottende il nostro ragionamento un’idea di scuola, legata a un’idea di società, che si ritrova nel motto all’insegna del quale abbiamo vissuto la nostra recente stagione congressuale, “fare comunità”. 
Si tratta ora di dare seguito alle parole che abbiamo scritto - afferma Maddalena Gissi in un’intervista -, un impegno che chiama in causa non solo le nostre controparti ma anche noi stessi. La scuola ha bisogno di essere vissuta come investimento di speranza, scommessa di futuro, luogo delle migliori energie che il paese mette in campo, comunità sorretta da grande forza ideale e qualità etica”. 
Un obiettivo ambizioso che questo contratto si dà, ma dal quale trae legittimazione anche la richiesta, da rivolgere al futuro governo e al futuro parlamento, di assumere scuola e formazione come terreno per scelte forti di investimento, condizione necessaria per una più adeguata valorizzazione di tutte le professionalità che vi operano. Anche il contratto per l’area della dirigenza, cui si metterà mano immediatamente dopo la chiusura delle trattative per i restanti due comparti, sarà il primo passo di un percorso la cui prospettiva è già in parte delineata dalla destinazione di risorse avvenuta in legge di Bilancio. 
Siamo convinti che le ragioni della dirigenza non si rafforzano nell’isolamento e ancor meno nella contrapposizione, ma procedendo di pari passo con quelle della scuola nel suo insieme. Alimentare la logica degli opposti estremismi rischia di rivelarsi, oltre che sbagliato, controproducente.

 

SNALS – 9/2/2018

 

Comunicato Stampa

 

CONTRATTO COMPARTO ISTRUZIONE E RICERCA: LO SNALS NON HA FIRMATO

Il Segretario Serafini: “No ad un contratto al ribasso che tradisce  la Scuola, l’Università, la Ricerca e l’Afam”

Roma, 9 febbraio. Dopo una lunga trattativa durata tutta la notte fino alle 8 di questa mattina, lo Snals-Confsal ha deciso di non firmare il contratto del comparto Istruzione e Ricerca.

Per lo Snals i miglioramenti retributivi sono, in concreto, irrisori mentre davvero problematica risulta il testo nella parte normativa.

Il Segretario Generale Elvira Serafini ha dichiarato: “La svolta che doveva ridare dignità ai lavoratori della scuola non c’è stata. Dato che attendevamo questo rinnovo da quasi dieci anni abbiamo portato avanti la trattativa fino allo stremo, in una notte da incubo, ma non abbiamo potuto firmare un rinnovo contrattuale che rischia di svendere l’intera nostra categoria. Abbiamo preferito dire di no”.

“Il nostro è un gesto di coraggio, tra l’altro non facile, - ha proseguito Serafini - ma abbiamo voluto dire basta a questa politica al ribasso che non investe nella Scuola, nell’Università, nell’Afam e nella Ricerca. Speravamo che il governo desse un segnale d’inversione di tendenza, fatto di rispetto, considerazione, investimento, ma così non è stato. Questa politica ha dimostrato di non saper volare alto: l’accordo firmato questa mattina è insoddisfacente”.

Il Segretario Snals ha concluso: “Proseguiremo nel nostro impegno a difesa di tutti i lavoratori del comparto, impegno oggi forse ancora più difficile a fronte di quello che consideriamo, con la mente e il cuore, un vero e proprio tradimento delle giuste aspettative dei lavoratori”.

 

 

 
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