ScuolaMondo/Ocse: rapporto sull’insegnamento, vera risorsa


Scuola: Ocse, un buon insegnante puo' cambiare la vita in meglio. Ma in istituti 'difficili' prof. precari e meno esperti

11 giugno 2018  -  Il Sole 24 Ore Radiocor Plus   

Avere un buon insegnante puo' cambiare la vita. Soprattutto se si viene da una situazione svantaggiata e la scuola e' spesso l'unica opportunita' per sviluppare le proprie capacita'. Se quel treno viene perso, sara' difficile recuperarlo. 'Gli insegnanti sono la risorsa piu' importante nelle scuole di oggi', sottolinea l'Ocse in un rapporto che esamina la situazione dell'insegnamento in 69 Paesi, evidenziando le politiche piu' efficaci.

L'importanza dei docenti va oltre il fatto che i loro stipendi e la loro formazione rappresentano la quota maggiore della spesa per l'istruzione. Gli studenti che hanno gli insegnanti migliori hanno maggiori possibilita' di riuscire nel loro percorso scolastico, professionale, personale, insomma nella vita. La selezione, la formazione, la valutazione e la remunerazione dei docenti sono, quindi, basilari per avere un insegnamento di alta qualita'.

Ma per molti studenti averlo resta un miraggio e questa disuguaglianza puo' spiegare gran parte dei divari di apprendimento tra gli studenti piu' favoriti socio-economicamente e quelli svantaggiati, all'interno di uno stesso Paese o di una stessa citta'. Come emerge da tanti test Pisa, 'il codice postale di una scuola o di uno studente resta uno dei migliori indicatori per prevedere il successo dell'istruzione', scrivono gli esperti dell'Ocse.

Le scuole 'difficili', cioe' con un'alta concentrazione di studenti socio-economicamente svantaggiati, tendono ad avere insegnanti con minori qualifiche, piu' spesso precari, con meno esperienza e che restano nell'istituto per meno tempo.
Il contrario di quello che servirebbe per fare fronte a un contesto 'difficile'. Avviene in molti Paesi e - come sottolinea Francesco Avvisati, l'economista Ocse che e' tra i principali autori del rapporto - e' anche la situazione in Italia, dove le scuole superiori con una maggiore concentrazione di studenti svantaggiati hanno una percentuale minore (83%) di insegnanti in possesso di abilitazione rispetto alle scuole piu' avvantaggiate (97%).

Nella Penisola, come in Francia, Olanda e nelle scuole pubbliche Usa, la differenza nel rendimento degli studenti legato allo status socio-economico tende ad essere piu' ampio rispetto ai Paesi come Canada, Finlandia, Giappone o Corea, dove le qualifiche e l'esperienza degli insegnanti sono piu' equilibrate tra le varie scuole. Non c'e' poi la fila per insegnare nelle scuole 'difficili': in Italia negli istituti piu' svantaggiati gli insegnanti lamentano piu' spesso rispetto alle scuole avvantaggiate una carenza di docenti (24% contro 17%) tra i fattori che incidono sull'apprendimento.

Le scuole piu' svantaggiate avevano, nel 2015, una maggiore presenza di insegnanti precari (con contratti di durata inferiore all'anno): 26% tra gli insegnanti di scienze e 21% tra gli altri docenti contro il 12% e l'8%, rispettivamente, nelle scuole piu' avvantaggiate.
In generale, l'anzianita' in servizio degli insegnanti delle scuole piu' svantaggiate e' minore rispetto agli istituti avvantaggiati e la permanenza all'interno della stessa scuola e' inferiore, forse perche' le domande di trasferimento sono piu' frequenti tra gli insegnanti delle scuole 'difficili'.

Le scuole svantaggiate hanno un numero maggiore di insegnanti con meno di 5 anni di esperienza: l'8% tra i docenti di scienze contro il 3% nelle scuole piu' avvantaggiate. Il rapporto sottolinea, per altro, che l'autonomia delle scuole nella scelta dei docenti, non e' un ostacolo all'equita' nell'accesso ad un insegnamento di qualita', contrariamente a quello che si potrebbe temere.

La maggior parte dei Paesi che hanno decentrato le politiche di gestione dei docenti ha introdotto misure che permettono alle scuole piu' svantaggiate di essere attraenti per gli insegnanti piu' esperti e qualificati. L'Ocse raccomanda, quindi, di creare incentivi che permettano di attirare insegnanti qualificati e efficaci nelle scuole piu' 'difficili' e di aumentare, in parallelo, le responsabilita' dei capi di istituto, che possono svolgere, se preparati per questo compito, un ruolo importante per attrarre, accompagnare e formare docenti che rispondano alle esigenze della realta' educativa locale. Lo studio sottolinea, inoltre, che in alcuni Paesi gli insegnanti sono veramente visti come veri professionisti per i quali l'aggiornamento professionale è una necessita'.
Paesi ad alte prestazioni nell'apprendimento degli studenti, come l'Australia e Singapore, aiutano gli insegnanti a passare dalla teoria alla pratica con un periodo obbligatorio e prolungato di formazione in aula all'inizio della loro carriera e puntano sulla valutazione e sulla formazione continua, che e' una delle chiavi della valorizzazione della professione docente.

Tra i 'nodi' c'e' anche quello di attirare verso la carriera dell'insegnamento i migliori studenti, che invece al momento non sembrano proprio essere tra i desiderata degli adolescenti. In Italia, solo il 3% dei 15enni che hanno partecipato all'ultima indagine Ocse-Pisa ha risposto di voler fare l'insegnante contro il quasi 50% che si vede con un lavoro da professionista.

Soprattutto tra i ragazzi quella dell'insegnante e' una carriera impopolare (attira solo l'1% dei 15enni) contro il 5% delle ragazze. Il vivaio di potenziali docenti oltre ad essere ridotto, sulla base dei test Pisa-Invalsi ha livelli di competenze in lettura e matematica inferiori rispetto agli altri studenti che si proiettano verso lavori che richiedono una qualifica universitaria (479 punti in matematica contro i 514 degli 'aspiranti' ingegneri o manager).

In paesi come la Corea, la Germania, il Giappone, la Nuova Zelanda o la Svizzera, al contrario, il vivaio dei futuri docenti e' composto dai migliori studenti del Paese. Una parte del problema risiede nei salari e l'Italia e' in coda tra i Paesi industrializzati sotto questo profilo. La Penisola e' 20esima sui 33 Paesi in considerazione per gli stipendi dei maestri (33.753 dollari con 15 anni di esperienza) e dei professori di scuola secondaria (37.800 dollari) contro - ad esempio - i 68.266 mila dollari di un insegnante della primaria in Germania e i 78.600 di un prof tedesco.

Ma la busta paga non spiega tutto: a fare la differenza - sottolinea Avvisati - e' anche il livello di professionalita' richiesto agli insegnanti, che contribuisce al loro prestigio nella societa'. In base ai dati Ocse, solo il 12% degli insegnanti italiani ritiene che il loro lavoro sia valutato dalla societa', una delle percentuali piu' basse tra i Paesi industrializzati. Solo il 29,9% riferisce di avere avuto apprezzamenti formali per il proprio operato e solo l'1,8% indica che questo potrebbe tradursi in avanzamenti di carriera, dati in assoluto di gran lunga i piu' bassi dell'intera Ocse.

L’Ocse: in Italia solo tre studenti su cento vogliono insegnare

11 giugno 2018   -   IlSole24Ore    Pierangelo Soldavini

Se domandate a uno studente 15enne italiano quale lavoro pensa di fare “da grande”, solo il 3% - il 5% tra le ragazze e l’1% tra i ragazzi - dice di voler diventare insegnante. In molti altri paesi, come Corea, Svizzera, Giappone e Germania, il vivaio dei “futuri docenti” è composto dei migliori studenti del paese. E in media nei paesi Ocse la quota sale al 4,2%, una quota superiore alla fetta di adulti che fa il docente di professione.

Come si spiega questa divaricazione? L’Ocse lo giustifica non solo in termini di salari più elevati, ma anche per il livello di esigenza e professionalità richiesto ai docenti, che contribuisce al loro prestigio nella società. D’altra parte gli stipendi e la formazione degli insegnanti rappresentano la quota maggiore della spesa per l’istruzione in ogni paese.

La scuola fa la differenza
In effetti la qualità dell’insegnamento può fare la differenza per il futuro di ogni paese, anche del nostro. Il nuovo rapporto”Politiche efficaci per gli insegnanti”, pubblicato dall’Ocse sulla base della rilevazione Pisa sull’efficacia dei sistemi scolastici nazionali, parte infatti da questo presupposto: gli insegnanti sono la risorsa più importante nelle scuole di oggi dal momento che gli studenti che ricevono un insegnamento dai migliori insegnanti hanno maggiori possibilità di riuscire nell’apprendimento e nella vita. Non deve quindi sorprendere che i responsabili politici di tutto il mondo abbiano dedicato negli ultimi anni sempre maggiore attenzione a riformare la professione docente, in uno sforzo di miglioramento dell’apprendimento degli studenti e per rendere l’istruzione più equa e inclusiva.

Ma il rapporto mostra chiaramente che non tutti gli studenti hanno pari accesso a un insegnamento di alta qualità e che questa disuguaglianza può spiegare gran parte dei divari di apprendimento osservati tra gli studenti più favoriti e quelli svantaggiati. In paesi come l’Italia, la Francia e gli Stati Uniti per quanto riguarda il sistema pubblico il divario tra le qualifiche degli insegnanti delle scuole ad alta concentrazione di studenti svantaggiati e delle scuole più avvantaggiate va di pari passo con la forbice sempre più ampia che si registra con il rendimento degli studenti, che tende ad essere più elevato in sistemo scolastici come Canada, Finlandia, Giappone o Corea, dove qualifiche ed esperienza degli insegnanti sono più equilibrate tra le scuole.

In Italia divario crescente
L’Italia registra un divario crescente su questo fronte tra scuole più o meno svantaggiate, con una pericolosa polarizzazione tra singole scuole: entrambe le categorie di istituti rappresentano una fascia di circa il 25% degli studenti, ma quelle più avvantaggiate rappresentano livelli medi di status socio-economico tra i più alti del paese.

Il dato di fatto registrato dall’Ocse è che le scuole superiori con una maggior concentrazione di studenti svantaggiati sono meno attrezzate dal punto di vista dei docenti. Tendono infatti ad avere una percentuale minore (83%) di insegnanti in possesso di abilitazione, rispetto alle scuole superiori più avvantaggiate da un punto di vista socio-economico (97%). Ma non solo: gli insegnanti lamentano più spesso una carenza di docenti e le scuole più svantaggiate avevano, nel 2015, una maggiore presenza di insegnanti precari, 26% tra gli insegnanti di scienze e 21% tra gli insegnanti restanti (contro il 12% e l'8%, rispettivamente). In generale, l’anzianità in servizio per gli insegnanti delle scuole più svantaggiate è minore: concentrano un numero maggiore di insegnanti con meno di cinque anni di esperienza – l’8% tra gli insegnanti di scienze, contro il 3% nelle scuole più svantaggate.

Le possibili risposte
Il rapporto dell’Ocse «sottolinea come l’autonomia delle scuole, per quanto riguarda la scelta dei docenti, non rappresenti un ostacolo all’equità nell’accesso a un insegnamento di qualità, contrariamente a quello che si potrebbe temere; al contrario, la maggior parte dei paesi che hanno decentrato le politiche di gestione dei docenti sono stati in grado di mettere in atto dei correttivi, in termini di allocazione delle risorse, che permettono alle scuole più svantaggiate di essere attrattive per i docenti più esperti e qualificati», commenta Francesco Avvisati, analista dell’Ocse che ha curato il rapporto Pisa.

La soluzione sta quindi nel mettere in atto politiche che permettano di attrarre insegnanti qualificati ed efficaci nelle scuole più “difficili” e di aumentare, in parallelo, le responsabilità dei capi di istituto, che possono svolgere, se preparati per questo compito, un ruolo importante per attrarre, accompagnare, e formare docenti che rispondono alle esigenze della realtà educativa locale.

Ma in generale è necessario per qualsiasi sistema scolastico avviare politiche per migliorare l’autorevolezza e e la considerazione dei docenti all’interno della società per attrarre i talenti migliori come insegnati per trasmettere competenze e pasioni ai ragazzi. L’Ocse rileva che in alcuni paesi gli insegnanti sono veramente visti come professionisti per i quali l’apprendimento permanente e l’aggiornamento professionale rappresentano una necessità. Non c’è dubbio che la formazione continua sia una delle chiavi della valorizzazione della professione del docente.

Ocse: "Il sistema scolastico italiano è iniquo, non rimedia le differenze"

RaiNews -  11 giugno 2018

Il sistema scolastico italiano è ingiusto: egualitario sulla carta ma nei fatti non rimedia le differenze di partenza legate al contesto familiare e sociale, anzi, le rinforza. Secondo il rapporto dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse), non tutti gli studenti hanno pari accesso a un insegnamento di alta qualità e che questa disuguaglianza spiega la gran parte dei divari di apprendimento. Nella metà dei 69 paesi ed economie esaminati, gli insegnanti delle scuole con studenti più svantaggiati, tendono ad avere qualifiche inferiori rispetto ai docenti degli istituti più avvantaggiati.

Inoltre nei sistemi educativi come Francia, Italia, Paesi Bassi e Stati Uniti, il divario nel rendimento degli studenti – in relazione allo status socio-economico – tende ad essere più ampio in paesi come Canada, Finlandia, Giappone e Corea dove le qualifiche sono più equilibrate tra le scuole. Proprio per quanto riguarda gli studenti, quelli italiani che aspirano a diventare insegnanti sono meno preparati rispetto a chi punta a professioni come medico, ingegnere e notaio.

I dati si riferiscono al 2015, in Italia il 3% degli alunni diceva di voler diventare un insegnante (tra le ragazze la percentuale è del 5% e tra i ragazzi solo l’1%). In Italia, secondo l’ultimo rapporto, i livelli di competenza in lettura e matematica sono inferiori rispetto ad altri studenti che si proiettano verso lavori che richiedono una qualifica universitaria. Secondo Francesco Avvisati, analista dell’Ocse, “nei paesi dove le scuole hanno i migliori risultati alle indagini internazionali, la formazione degli insegnanti avviene lungo tutto l’arco della loro carriera, è fortemente orientata alla pratica, presidi e insegnanti osservano le lezioni dei colleghi per migliorare il proprio insegnamento”.

 

Leggi anche il nostro approfondimento "In Italia la scuola non è più ascensore sociale".  http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/ocse-chi-aspira-a-diventare-insegnante-meno-preparato-scuola-formazione-50095c20-f44c-44d0-934b-5e8313591ce2.html

 

 
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