Autonomia scolastica: Lombardia, Veneto e Emilia Romagna


Docenti dipendenti regionali e non più statali
da La Tecnica della Scuola – 8/10/2018 - Reginaldo Palermo

 

“Tra pochi giorni, probabilmente il 22 ottobre, il Consiglio dei ministri varerà il disegno di legge sull’autonomia del Veneto, cui seguirà a breve quello della Lombardia, dell’Emilia Romagna e di altri territori del centro e del Nord”: lo annuncia, sulla propria pagina Facebook, Enrico Panini, assessore al Bilancio, al Lavoro e alle Attività Produttive del Comune di Napoli e già segretario della Cgil-Scuola dal 1998 al 2004 e della Flc-Cgil dal 2004 al 2008.
“Le materie di cui si parla nell’autonomia – aggiunge Panini – sono 23, troppe anche solo per elencarle. Ma una sola è decisiva: l’istruzione. La scuola italiana insomma da funzione statale diventerà a breve una funzione regionale, al pari degli orari dei mercati rionali”.
“Programmi scolastici, organizzazione, assunzioni e trasferimenti – spiega l’assessore – saranno solo locali. Nessuno potrà impedire a un aspirante insegnante di partecipare in quanto cittadino europeo a un concorso in Veneto, ma quell’insegnante dovrà sapere che è stato assunto dalla Regione Veneto e potrà chiedere di trasferirsi da Padova a Treviso, ma non potrà lasciare il Veneto se non dimettendosi e partecipando a un nuovo concorso regionale”.

Il Master Plan del Governo Prodi

Per la verità di regionalizzazione dell’istruzione si parla da almeno 15 anni e cioè dall’indomani dell’entrata in vigore della riforma costituzionale del 2001.

E già all’epoca del Governo Prodi del 2006/2008 era stato aperto un tavolo di confronto fra Stato e Regioni che aveva dato vita ad un Master Plan che era giunto ad un buon livello di elaborazione e di condivisione.

La legge delle Regione Veneto prevede tra l’altro:
a) l’ottimale governo, la programmazione, inclusa la programmazione dell’offerta formativa e della rete scolastica, compresi l’orientamento scolastico, la disciplina dei percorsi di alternanza scuola-lavoro e la programmazione dell’offerta formativa;
b) la regionalizzazione dei fondi statali per il sostegno del diritto allo studio e del diritto allo studio universitario;
c) la regionalizzazione del personale della scuola, compreso il personale dell’ufficio scolastico regionale e delle sue articolazioni a livello provinciale.

Dal Governo: i tempi saranno lunghi

Da ambienti governativi si getta acqua sul fuoco e si lascia intendere che il progetto c’è (riguarderebbe non solo il Veneto ma anche la Lombardia e l’Emilia-Romagna) ma che la sua realizzazione non è affatto imminente, anche perché, per andare avanti su questa strada è necessario che le due forze di Governo trovino un’intesa.
E’ invece ormai certo che a breve il Parlamento sarà chiamato ad esaminare un disegno di legge del senatore leghista Mario Pittoni in materia di “domicilio professionale”: per partecipare al concorso in una determinata regione sarà necessario eleggere il proprio domicilio professionale esattamente in quella regione con un vincolo di permanenza per un certo periodo di tempo.


Docenti saranno dipendenti regionali, mobilità solo all’interno della Regione

Orizzontescuola – 8/10/2018 -  redazione

 

Nelle settimane scorse, abbiamo riferito sull’iter avviato da alcune regioni – Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna – per ottenere ulteriori forme e condizioni di autonomia amministrativa e legislativa su temi quali lavoro, istruzione, salute, tutela dell’ambiente e dell’ecosistema e di governo del territorio.

Disegno di legge autonomia del Veneto

Il 22 ottobre prossimo, probabilmente, il Governo varerà il disegno di legge sull’autonomia del Veneto, come apprendiamo dall’assessore al Bilancio, al Lavoro e alle Attività Produttive del Comune di Napoli, Enrico Panini, che lo ha annunciato su FB:

Tra pochi giorni, probabilmente il 22 ottobre, il Consiglio dei ministri varerà il disegno di legge sull’autonomia del Veneto, cui seguirà a breve quello della Lombardia, dell’Emilia Romagna e di altri territori del centro e del Nord. Quel testo di legge non potrà essere corretto in Parlamento perché deputati e senatori saranno chiamati a dire sì o no in blocco.

Tra le materie, relativamente alle quali il Veneto beneficerà di maggiore autonomia, vi è l’Istruzione.

Cosa accadrà

Enrico Panini evidenzia che l’Istruzione verrà regionalizzata, per cui Programmi scolastici, organizzazione, assunzioni e trasferimenti saranno solo locali. 

Mobilità

L’Assessore evidenzia poi che sarà sì possibile concorrere per una cattedra in Veneto, tuttavia, quell’insegnante dovrà sapere che è stato assunto dalla Regione Veneto e potrà chiedere di trasferirsi da Padova a Treviso, ma non potrà lasciare il Veneto se non dimettendosi e partecipando a un nuovo concorso regionale.

Finanziamenti

Enrico Panini evidenzia poi che: Una volta spezzettata l’istruzione, sarà spezzettato anche il suo finanziamento. Non, si badi bene, in base al numero di bambini e di ragazzi da istruire. No, troppo facile. Il principio sarà in base alla ricchezza dei territori. Quindi una scuola di mille studenti a Padova riceverà fondi in base al Pil del Veneto e una di mille studenti in Calabria in base al Pil della Calabria. Ovvero la metà. Senza alcuna tutela sul livello essenziale di servizio da garantire ovunque sul territorio nazionale. 

La scelta di collegare le risorse non ai fabbisogni dei territori ma alla loro ricchezza fa della proposta del Veneto – scritta da un governatore leghista veneto e da una ministra leghista veneta – una richiesta di di secessione di fatto.
Questo è quanto sta per accadere. Tra breve. A giorni.



DEF, si prevede l’Autonomia differenziata. Cosa comporterà per la scuola

Orizzontescuola – 8/10/2018 - di redazione


Il DEF, come già riferito, presenta diverse misure o meglio prevede diversi interventi relativi alla scuola.

Autonomia differenziata

Tra le misure preventivate, come riferisce la Flc Cgil, ricordiamo l’Autonomia differenziata, espressione che ci fa comprendere la portata della misura, ossia la differenziazione di competenze tra le diverse regioni.

La suddetta Autonomia in pratica darebbe attuazione all’articolo 116/3 della nostra Costituzione, che riguarda l’attribuzione di forme e condizioni particolari di autonomia alle Regioni a statuto ordinario.

Questo quanto recita il succitato articolo:

[…] Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei principi di cui all’articolo 119. La legge e` approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata.

Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna

Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna hanno già avviato l’iter per ottenere una maggiore autonomia nelle materie indicate nel succitato articolo 116.

A breve dovrebbe essere varato il disegno di legge relativo alla regione Veneto.

 


 
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