Alternanza scuola lavoro: coerenza col percorso scolastico


Dagli industriali veneti disco rosso alle modifiche all’alternanza
da Il Sole 24 Ore – 10/10/2018 - Cl. T.

 

«Le misure che il governo vuole adottare costituiscono una preoccupante marcia indietro, rispetto all’importante operazione culturale introdotta dalla «Buona Scuola» in tema di dialogo tra scuola ed impresa; queste misure ci riportano, peraltro, lontano dai più virtuosi paesi europei».

Le critiche degli industriali
A parlare è Eugenio Calearo Ciman, presidente del gruppo giovani imprenditori e delegato a scuola e formazione iniziale di Confindustria Veneto, rispetto alle ipotesi di un netto taglio delle ore di formazione “on the job” . Rispetto a quanto stabilito dalla legge 107 per il triennio superiore (200 ore per i licei, 400 per i tecnici e 400 per i professionali), il nuovo regime che
partirà dall’anno scolastico 2019-2020, prevederebbe infatti una riduzione del monte ore ad una “quota minima”: 90 ore per gli studenti liceali, 150 per quelli degli istituti tecnici e 180 per i professionali (con un risparmio di spesa di 50 milioni di euro). Inoltre, l’alternanza scuola-lavoro non costituirà, almeno per quest’anno, titolo di accesso per l’esame di Stato.

«Siamo fiduciosi – prosegue Calearo Ciman – che, nonostante ciò, i migliori istituti scolastici non solo del Veneto ma di tutta Italia, continueranno a fare alternanza oltre il minimo che prevederà la legge, consapevoli che tale metodologia didattica sia importantissima per far scoprire ai giovani la cultura del lavoro e dell’impresa, nonché le proprie attitudini personali».


 

Alternanza, meno ore di quante se ne facevano ante riforma I percorsi dovranno essere coerenti con il percorso scolastico

da ItaliaOggi – 10/10/2018

 

L’obiettivo è di passare nei licei dalle attuali 200 ore a 90, nei professionali da 400 a 180, nei tecnici a 150

«Il monte ore globale verrà ridefinito in base al percorso scolastico». La nota di aggiornamento al Def parla di ridefinizione delle ore previste di alternanza scuola-lavoro nel triennio finale di licei, istituti tecnici e professionali. Ma le intenzioni del governo pentaleghista confermano gli annunci dei mesi scorsi: percorsi più che dimezzati dappertutto. Nei licei l’obiettivo è passare dalle attuali 200 ore a 90 ore, nei tecnici a 150 e nei professionali 180 contro le attuali 400 ore per entrambi gli istituti. Saranno poi le singole scuole nella propria autonomia eventualmente ad aumentarne la durata, come già adesso possibile a legislazione vigente. Non solo.

Meno ore significherebbe anche meno fondi, con il passaggio dagli attuali 100 milioni di euro annui stanziati dalla Buona Scuola alla metà, 50 milioni. Sebbene tra le criticità dell’alternanza curricolare da più parte fosse emerso anche quello delle risorse. Tanto che altri stanziamenti sono arrivati alle scuole da un apposito bando Pon, cioè da fondi europei.

Il Def, quindi, conferma che il governo Conte interverrà sull’istituto dell’alternanza scuola-lavoro, così come annunciato nelle scorse settimane dal ministro Marco Bussetti. Il secondo atto dopo aver rinviato di un anno lo svolgimento dei percorsi quale requisito di ammissione alla maturità 2019. E indica anche l’obiettivo di questo intervento: «Rendere i percorsi il più possibile orientativi e di qualità, rispondenti a standard di sicurezza elevati e coerenti con il percorso di apprendimento dello studente interessato, anche relativamente al territorio di riferimento».

Dimezzare il monte ore e le risorse, quindi, come garanzia di maggiore capacità di orientamento per quella che fin dalla nascita (L. 53/2003 e Dlgs 77/2005) è proprio una modalità didattica orientativa, e garanzia di qualità, di sicurezza, di coerenza con il percorso di studi e con il territorio, sebbene i percorsi si possano svolgere anche in altre regioni e all’estero come diverse scuole in questi ultimi tre anni hanno fatto.

Confrontando il nuovo monte ore previsto da M5S e Lega con la durata media dei percorsi prima della riforma Renzi, certificati dai monitoraggi annuali dell’Indire, si nota che la durata dei percorsi annuali nell’anno scolastico 2013/14 era già di 97,9 ore, di quelli biennali 91,2 ore e dei triennali 90,6 ore. Inoltre, aumentavano i percorsi dei tecnici (+19,6%) e soprattutto dei licei, che segnavano un +35,4%. E a utilizzare l’alternanza era già la metà delle scuole superiori italiane, il 43,5%. Mentre l’analisi dei dati dei primi due anni scolastici di alternanza curricolare, successivi alla l.107/2015, mostrano un effetto trascinamento anche nei biennio delle superiori: nelle classi dove non c’è l’obbligo normativo l’alternanza ha coinvolto, nel 2015/16, 14.331 alunni in più in un anno.

Nella nota al Def si precisa anche che «si intende tenere conto del ruolo strategico che l’apprendimento orientato al lavoro ha assunto nelle indicazioni europee in materia di istruzione e formazione, nell’ambito degli obiettivi di Europa 2020». Come chiede l’Europa, quindi, si tiene conto dell’occupabilità.

Ma già prima dell’obbligatorietà l’alternanza la sosteneva come rivelano gli esiti occupazionali degli studenti in alternanza in V superiore registrati dall’Indire. Infine, le modifiche annunciate nel Def «tengono conto del fatto che le opportunità di collocamento professionale, nonché la connessa capacità di assumere un ruolo attivo nel lavoro, nella vita sociale, e nel proprio contesto sociale dipende non solo da competenze strettamente tecniche ma anche, in ugual misura, dall’acquisizione di abilità e competenze trasversali (soft skills o character skill)».

Quelle competenze trasversali che, dati Excelsior-Unioncamere alla mano, le aziende cercano ma non trovano e che l’alternanza sviluppa, tanto che il Miur nella Guida operativa già ora ne sollecita la valutazione alla fine dei percorsi.

Tuttavia, conclude il Def, «in quest’ottica si ritiene quindi necessaria una ridefinizione dei documenti tecnici di accompagnamento all’attuazione delle attività di alternanza scuola-lavoro secondo l’orientamento della valorizzazione delle competenze trasversali».

 

 
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