Dibattito/Torniamo alla persona per battere le paure e la disgregazione


PERCHÉ UNA SCUOLA DELLE PERSONE?

il Sussidiario – 2/11/218 - Franco Lorusso

 

Ho partecipato dal 25 al 27 ottobre a Perugia al Consiglio Nazionale della Disal, associazione di presidi di cui mi onoro di essere presidente per la sezione pugliese.

Il tema e il titolo e mi hanno subito particolarmente colpito e convinto: “Una scuola delle persone”.

Mettere ora al centro della riflessione tra presidi non i Pon, non solo progetti particolari o altri adempimenti e normative induce a riflettere e a chiedersi che cosa è accaduto negli ultimi anni nella scuola. Si è forse persa negli ultimi tempi la dimensione semplice e diretta di quanto siano importanti le persone?

Forse si.

Eppure importantissimi sono gli alunni che ci sono affidati con il loro bagaglio di piccoli e grandi problemi. Importanti sono le famiglie con le loro tensioni, il loro bisogno di confronto e talvolta di essere aiutate nel difficile mestiere di educare. Importanti sono gli educatori, i docenti, il personale della scuola sfidati quotidianamente, pur con i loro limiti, per tante ore ogni giorno nel rapporto con i giovani e giovanissimi con i loro bisogni le loro inquietudini e con la loro gioia esplorare e di vivere.

Insomma, importanti sono le persone con le loro identità, le loro storie, i loro bisogni e fragilità.

Le loro capacità e incapacità di affrontare e risolvere problemi in una sfida educativa in un tempo come l’attuale caratterizzato dal venir meno di quelle certezze ( soprattutto relazionali affettive e di sicurezza)  di cui in fondo tutti avvertiamo l’esigenza.

 

E allora?

 

Spesso scattano le paure, dalla paura di non ricevere ciò è dovuto, di non farcela, di non essere curati. Paura di essere violati e non rispettati adeguatamente di non ricevere ciò che è dovuto (dalle istituzioni che non rispondono, dalla maestra percepita distratta che non ha capito il bambino, dai docenti a volte ritenuti non preparati che pretendono troppo o troppo poco, dai compagni che non mi capiscono e che possono prendermi in giro o addirittura farmi violenza, da altri genitori che difendono a volte ciecamente il proprio figlio in un banale alterco tra piccoli). È pur vero che tali fatti negativi (la lista sarebbe infinita e basta sfogliare i giornali o curiosare in tv) possono sempre accadere e vanno sempre prevenuti e quando gravi condannati nelle modalità adeguate.

Ma in tutta questa condizione sempre più diffusa, assodato che bisogna sempre meglio intervenire, ciò che mi fa paura come educatore preside e uomo è la paura. Una paura che a volte rischia di sfuggire di mano  e divenire irrazionale.

Una paura come fenomeno sempre più diffuso, quasi contagioso, la paura dell’altro percepito sempre con diffidenza, di cui non fidarsi quasi segua interessi privati e prevaricanti, un altro avvertito come antagonista, che non è per me e che ti vuol comunque fregare, perché distratto incapace avviluppato nel guscio dei suoi interessi individualistici e contrastanti con quelli miei e sociali.

E ciò col progressivo dissolversi della capacità di dialogo, di ascolto aperto, di solidarietà, di coesione ... di amicizia; col conseguente venir meno di quei naturali rapporti di fiducia, che costituiscono l’elemento fondante e il sentimento più importante nel garantire una armonia tra attori sempre più individui e sempre meno persone.

È evidente che si tratta di un tema che va oltre la scuola e riguarda le società contemporanee e, oltretutto, vastissima  è la letteratura su questi temi e le suggestioni che in tal senso riverberano financo nell’arte e nella filosofia.

Per questo credo che come gente di educazione e di scuola conviene ritornare, in un momento come l’attuale, sulla persona, orientarsi e investire sulla persona (nell’alto significato e valore etico morale e sociale del termine) e sui rapporti tra le persone. Questo costituisce la (nostra) sfida straordinariamente più importante. Per costruire e ri-costruire insieme una scuola  di tutti  con uno sguardo alle persone reali: muovendo dalla attenzione ai bisogni di ciascuno, alle sue mancanze, protesi insieme a tradurle con creatività in azioni e relazioni positive per la ricerca e l’affermazione di un bene comune, di ciascuno e di tutti.

Sì! È questo oggi, più che mai, il volto (umano) della emergenza educativa.

 

 
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