Dibattito/Una scuola sempre più lontana dal lavoro


La scuola che frena le imprese

Corriere della Sera Milano   -  05/11/2018  -  di Giuseppe Bertagna

Tirano le piccole e medie imprese centrate sull'export di manufatti meccanici, chimici, metallurgici, alimentari, dell'abbigliamento, del legno. Che innovano processi e prodotti, esaltano la digitalizzazione e incrociano bene con la loro produzione le dinamiche geografiche, sociali, economiche e culturali dei mercati di destinazione.

Ma in un caso su quattro non trovano lavoratori da assumere. E, anche per quelli assunti, sono costrette ad investire parecchio in formazione di recupero.

Dopo 13 anni di scuola pre-universitaria (la più lunga al mondo!). Dopo 3 o 5 anni di università. E magari anche dopo master specialistici. La notizia si somma a quella sui 200 mila posti di lavoro che restano mestamente vuoti per mancanza di competenze degli aspiranti.

Ma sarebbe così se queste aziende praticassero l'apprendistato formativo di I e II livello, non si pretende come in Germania dai 12 ai 23 anni di età, ma, come è possibile da noi, dai 15 ai 29?

Se, viste le difficoltà frapposte alla diffusione di questa straordinaria opportunità formativa che in Germania coinvolge 1,5 milioni di studenti, instaurassero un rapporto costante tra tutor aziendali che entrano a scuola/università e tutor scolastici/universitari che entrano in azienda?

Ma siamo sinceri: quanti di questi stessi imprenditori sono davvero convinti che, per i propri figli, questi percorsi sarebbero di gran lunga più formativi dei licei gentiliani e dell'università che abbiamo? Sì, perché è la mentalità che sta portando il nostro Paese alla rovina.

 

 

 
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