Privacy: controlli biometrici per il personale della scuola


Impronte digitali dirigenti scolastici, Bongiorno: importanti per sicurezza e trasparenza

Orizzontescuola – 13/4/2019 -  redazione

 Le critiche all’introduzione dei controlli biometrici ai dirigenti scolastici non solo si basano su una erronea lettura della norma, ma sono anche fuorvianti: non tengono conto del fatto che ancora non è stato emanato il decreto sulle modalità attuative”. Così ha affermato il ministro della Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno, in una nota.

Importante è “rendere più trasparente la loro presenza in servizio”, anche per “ragioni di sicurezza”.

Non si tratta dell’obbligo “di un orario settimanale di lavoro, ma l’utilizzo di strumenti di identificazione tecnologicamente avanzati”.


Scuola, impronte digitali all’ingresso per i presidi ma sono esclusi i docenti

da la Repubblica – 12/4/2019 - Corrado Zunino

 

ROMA – Nel Decreto concretezza, che sarà definitivamente votato oggi alla Camera, restano le impronte digitali per i dirigenti scolastici. Non è bastato il voto favorevole a un emendamento dell’opposizione da parte di sette deputati Cinque Stelle per cambiare il provvedimento punitivo nei confronti dei soli presidi: con 248 voti contrari e 206 favorevoli, l’emendamento Toccafondi (ex sottosegretario all’Istruzione, centrista ora nel Gruppo Misto) è stato bocciato dopo lunga discussione.

Come rivelato nel videofourm di Repubblica Tv con il ministro Marco Bussetti, in un primo tempo il Decreto concretezza aveva previsto l’intero corpo docente all’interno dei controlli sui furbetti della Pubblica amministrazione: impronte digitali o verifica dell’iride, si vedrà più avanti. Lo stesso Bussetti aveva subito specificato: “Il provvedimento è pensato per ragioni di sicurezza, non per combattere l’assenteismo dei docenti”. Di fronte alle proteste dei sindacati, dell’Associazione nazionale presidi (“improponibile, le ragioni di sicurezza allora andrebbero estese agli alunni”) e delle opposizioni, la commissione Cultura (e Istruzione) della Camera ha messo mano all’articolo 2 del disegno di legge: dagli obblighi dei controlli sono così usciti i docenti, ma sono inspiegabilmente rimasti i dirigenti scolastici.

I Cinque Stelle hanno promesso modifiche e ieri il dibattito in aula è partito. Al momento del voto, però, si sono smarcati solo in sette, tra loro il presidente della commissione Istruzione Luigi Gallo, la sinistra del movimento. L’ex sottosegretario Gabriele Toccafondi ha commentato: “Un’altra evidenza che questa maggioranza non conosce la scuola”. La seduta riprenderà questa mattina, ma “le impronte per i presidi” per ora restano nel testo. Il Ddl tornerà al Senato per la terza e probabilmente ultima lettura.

 

Controllo biometrico della presenza in servizio: dirigenti e ATA vengano esclusi dall'obbligo

FLC CGIL - 04/04/2019 -  Comunicato stampa

 

Roma, 4 aprile - La VII Commissione della Camera, che sta affrontando l’esame del “Decreto concretezza”, nella seduta del 2 aprile scorso ha approvato un emendamento con il quale, in merito all’obbligo di introduzione nei luoghi di lavoro della Pubblica Amministrazione di sistemi di verifica biometrica dell’identità e di videosorveglianza degli accessi del personale, previsto dall’art. 2, si esclude opportunamente il personale docente delle istituzioni pubbliche dall’obbligo di sottoporsi al controllo biometrico della presenza in servizio.

Le nostre proposte di modifica al DDL

Dalla lettura del resoconto dei lavori apprendiamo che la Commissione, pur motivando tale esclusione con il riconoscimento della specificità delle istituzioni scolastiche rispetto al resto del pubblico impiego, non estende la misura al personale ATA - che resterebbe quindi sottoposto agli stessi controlli previsti per il resto della PA – né ai dirigenti scolastici, per i quali si prevede che saranno sottoposti al controllo ai soli fini della “verifica dell’accesso”.

Riteniamo che l’emendamento approvato il 2 aprile sia totalmente irrazionale e contraddittorio rispetto alle motivazioni espresse in premessa e perciò inspiegabilmente penalizzante per il personale ATA, al quale non sono state applicate le stesse eccezioni con cui è stato escluso il personale docente, e altrettanto incomprensibile nei confronti dei dirigenti scolastici che, pur privi di contrattualizzazione dell’orario di lavoro e valutati, come si dice nel resoconto, non per il tempo passato a scuola ma per la qualità dei risultati raggiunti in riferimento agli obiettivi assegnati, saranno comunque sottoposti ad un controllo, peraltro di difficile realizzazione.

Per questi motivi come FLC CGIL chiediamo che l’emendamento venga immediatamente modificato e che alle motivazioni condivisibili del resoconto dei lavori, faccia seguito la totale esclusione dall’obbligo di verifica biometrica dell’identità di tutto il personale appartenente alla comunità educante: docenti, personale ATA e dirigenti scolastici.


Impronte digitali, prof esentati

ITALIA OGGI - 09-04-2019 - Marco Nobilio

I docenti non saranno soggetti all'obbligo di sottoporsi ai rilevamenti biometrici per l'accertamento della presenza in servizio. I dirigenti scolastici dovranno farlo solo ai fini della verifica dell'accesso a scuola. Ma solo dopo l'emanazione di un decreto interministeriale che detterà le regole di attuazione di questa disposizione. Il personale Ata, invece, dovrà utilizzare i rilevamenti biometrici, e non più il badge, sia all'ingresso che all'uscita da scuola. La novità deriva da un emendamento (2. 101) approvato martedì scorso dalla VII commissione della camera dei deputati nel corso della trattazione del disegno di legge e. 1433, il provvedimento messo a punto dal ministro della p.a., Giulia Bongiorno, per contrastare le inefficienze e l'assenteismo negli uffici pubblici.

Il testo, senza la modifica, era già stato approvato dal senato e si intitola: «Interventi per la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e la prevenzione dell'assenteismo». Per diventare legge, il dispositivo dovrà essere approvato dall'aula e poi dovrà ritornare al senato, in seconda lettura. Se sarà approvato nella medesima versione approvata dalla camera, il provvedimento sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale e dispiegherà effetti.

A volere la modifica in particolare il Movimento5stelle che è riuscito ad ottenere prima un parere con condizione e rinforzato e poi l'approvazione dell'emendamento che ha escluso i docenti dal novero della riforma Bongiorno. Una scelta condivisa anche dalle opposizioni che però hanno chiesto che l'esclusione operasse per tutti, compresi dirigenti e Ata, una richiesta condivisa peraltro da tutto il fronte sindacale.

Per i presidi invece la norma rinvia a un decreto ministeriale che, alla luce degli effettivi carichi di lavoro, dovrà definire le modalità di controllo degli accessi. Fuori dall'ambito di applicazione, in virtù della sua autonomia, il comparto dell'università.

Va detto subito che i docenti non sono mai stati assoggettati all'obbligo di timbrare il cartellino. Anche se, dopo l'avvento del registro elettronica, di fatto, anche gli insegnanti sono sottoposti a controlli automatizzati della presenza.

Ma ciò vale solo per le attività di insegnamento. E la mancanza di strumenti documentali per accertare la presenza e la permanenza a scuola durante le attività funzionali all'insegnamento ha fatto sì che, finora, i sistematici sforamenti dell'orario di lavoro obbligatorio non abbiano mai dato luogo al pagamento dello straordinario. Per assurdo, dunque, un effetto distorsivo a svantaggio degli insegnanti La mancata applicazione dei controlli automatizzati discende dal costante orientamento della Suprema corte (tra le tante si veda la sentenza 11025 del 12 maggio 2006). Secondo il quale, l'obbligo di adempiere ad operazioni di rilevamento automatico delle entrate e delle uscite assume rilievo solo in capo al personale non docente.

Perché tale obbligo può sussistere solo in presenza di una norma di legge o di contratto. Previsione che, per il personale docente, non esiste. In particolare, spiegano i giudici di piazza Cavour: «Dalla giurisprudenza di legittimità e da quella amministrativa si ricava il principio che per i dipendenti pubblici l'obbligo di adempiere alle formalità prescritte per il controllo dell'orario di lavoro deve discendere da apposita fonte normativa legale o contrattuale» E siccome questa fonte legale o contrattuale per i docenti non c'è, non esiste nemmeno l'obbligo.

Ciò ha fatto sì che si radicasse la prassi deteriore, secondo la quale, a fronte di un numero di ore di insegnamento tassativo inderogabile, il monte ore delle attività funzionali all'insegnamento di natura collegiale (anch'esso tassativo secondo il contratto) potesse essere superato omettendo, pacificamente, di corrispondere la retribuzione aggiuntiva maturata dai docenti. Che anche a causa della difficoltà di dimostrare lo sforamento dell'orario ordinario, si rassegnano a lavorare di più rinunciando alla retribuzione. Fatto, questo, che viola il principio costituzionale della giusta retribuzione e che è sanzionato con l'invalidità dall'articolo 2113 del codice civile.

L'estensione ai docenti dei controlli automatizzati di entrata e uscita da scuola avrebbe potuto arginare se non addirittura eliminare questa prassi deteriore. Perché le risultanze dei controlli avrebbero costituito un utile presupposto documentale per provare l'effettivo svolgimento delle prestazioni aggiuntive. Il governo, però, ha ritenuto di eliminare questa previsione dal disegno di legge. E dunque, per i docenti, tutto rimarrà esattamente come prima. Sempre che, nel corso della discussione in aula, alla camera e poi, in seconda lettura al senato, non intervengano ulteriori modifiche.


Controlli biometrici per la presenza in servizio: esclusi i docenti, coinvolti Ata e DS

da La Tecnica della Scuola – 11/4/2019 -  Reginaldo Palermo

 

I controlli biometrici per i dipendenti pubblici ci saranno: lo stabilisce il ddl denominato “Concretezza” che sta per essere approvato alla Camera (è previsto ancora un passaggio al Senato che però lo ha già approvato in prima lettura nei mesi scorsi).
I docenti saranno esclusi dall’applicazione di questa norma, ma non sarà così né per il personale Ata.

Scontro in aula sull’emendamento Toccafondi

Nella giornata del 9 aprile il dibattito alla Camera è stato particolarmente vivace perchè è stato discusso un emendamento del deputato Gabriele Toccafondi (Gruppo Misto) finalizzato ad escludere anche i dirigenti scolastici dai controlli sull’orario.
A dare man forte a Toccafondi sono intervenuti anche esponenti di Forza Italia (Valentina Aprea in particolare) e del Partito democratico (Anna Ascani, Cosimo Maria Ferri e Rosa Maria Di Giorgi): tutti hanno osservato che controllare entrata e uscita dall’ufficio dei dirigenti scolastici è pressoché impossibile soprattutto perchè l’attività lavorativa del dirigente non si limita alla presenza dietro la scrivania. Il dirigente scolastico, infatti, si sposta spesso da un plesso all’altro, mantiene personalmente i contatti con gli amministratori comunali o con i responsabili di altri enti e organismi.
Alla fine, comunque, l’emendamento di Gabriele Toccafondi è stato messo ai voti ed è stato respinto dalla maggioranza (7 deputati del M5S hanno però votato a favore).

Difficile applicare la legge

Mettere in atto le regole previste dalla legge non sarà per nulla semplice: lo stanziameno di 35 milioni di cui parla il provvedimento non saranno certamente sufficienti per installare i rilevatori necessario per controllare la presenza in servizio di tutti i dipendenti pubblici, dirigenti scolastici compresi.
La situazione è stata ben riassunta nel corso del dibattito dal deputato Palmieri di Forza Italia che, in sintesi, ha detto: “Non preoccupiamoci più di tanto, è del tutto evidente che questa disposizione è completamente inattuabile; oltretutto la legge prevede un decreto ministeriale applicativo ed è evidente che il decreto non ci sarà e tutto continuerà come prima”.

 


 
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