Privacy: il controllo dei Dirigenti scolastici


Impronte digitali (ai presidi), tre cose che la Bongiorno non sa

Ilsussidiario - 13.04.2019 - Pierluigi Castagneto

 

Sta facendo discutere la norma del “decreto concretezza” che prevede di introdurre le impronte digitali per la trasparenza nelle scuole

Ha fatto scandalo la norma contenuta nel “decreto concretezza” (ahimè questi nomi dati a provvedimenti legislativi del governo) che prevede per i dirigenti scolastici le impronte digitali per certificare l’entrata o l’uscita dal posto di lavoro.

Sindacati e associazioni hanno redatto comunicati ed effettuato dichiarazioni di fuoco contro un provvedimento che così come concepito fa sorridere, perché scritto da esperti che di scuola esperti non sono. Innanzi tutto perché non c’è bisogno di controllare i dirigenti, i quali di lavoro ne hanno abbastanza e quando sono dei fannulloni, nella loro scuola lo sanno tutti. Sarebbe meglio per il governo indire i concorsi annuali per non lasciare vacanti in modo sistematico il 20-30 per cento delle circa 8mila scuole italiane, cosicché si potrebbe fare a meno della sconsolante pratica delle reggenze, che per poche centinaia di euro costringono, obtorto collo, i presidi ad accollarsi la direzione di un altro istituto per sovrintendere ad altri centinaia di docenti e studenti. Il risultato è quello di non riuscire a governare né la propria scuola, né quella affidataria.

E poi ci sono i dirigenti seri, che lavorano con coscienza, al mattino e al pomeriggio, seguono gli studenti, parlano con i docenti e genitori, tentando di risolvere le mille problematiche umane della comunità scolastica. Spesso si scapicollano nei 7, 8, a volte 10 o più plessi in cui è articolata la propria istituzione scolastica, vanno a riunioni anche inconcludenti dalla provincia al comune, sino alla regione o al ministero.

Il ministro Giulia Bongiorno, che difende a spada tratta le impronte digitali, esperta di aule di tribunali più che di aule scolastiche, forse non sa che ci vorranno decine di apparati per registrare i dati biometrici, perché i presidi girano come trottole, alla tal ora sono in un posto e tre ore dopo in un altro.

Ma ci sono anche i dirigenti furbi, che delegano a collaboratori che spesso si prendono grane che nessuno vuole, arrivano al lavoro a qualsiasi ora, non ricevono mai il personale docente e hanno l’aura di essere impegnati, tanto da apparire inavvicinabili. Ebbene, sono sotto gli occhi di tutti e non ci vogliono gli apparati elettronici per misurare la loro efficienza, perché chi non vuol lavorare non lavora. Incrementare gli ispettori non sarebbe male.

Inoltre l’acquisto di macchinette prendi impronta fa più comodo alle aziende produttrici che all’efficienza scolastica. Il ministero dell’Istruzione (ha più di un milione di dipendenti) dovrebbe prima di tutto far sì che tutti i dirigenti di livello più alto siano al lavoro nelle loro sedi. I funzionari più o meno alti, come spesso accade, godono di  distacchi e sono impegnati in altri affari, come ad esempio la politica e altro. In molti casi la catena di comando del Miur è incompleta e prendersela con l’anello più debole dei dirigenti ha il sapore di essere forti con i deboli e deboli con i forti.

Infine fa sempre sorridere la difesa sindacale ad oltranza della categoria. Difendersi, difendersi, difendersi, perché qualcuno non ci metta il naso. 

 

 

Impronte digitali a scuola, la lettera dei presidi al governo: “Ingiustificata umiliazione”

da la Repubblica – 14/4/2019 - Anna Maria De Luca

 

Dirigenti scolastici in rivolta contro il testo del decreto-concretezza, licenziato dalla Camera ed in corso di approvazione al Senato. Una lettera infuocata sta per arrivare sui tavoli romani, con migliaia e migliaia di firme. Indirizzata ai Senatori della Repubblica, al presidente del Consiglio ed ai vice presidenti Di Maio e Salvini, raccoglie le frustrazioni susseguitesi all’illusione che avere colleghi eletti tra le prime file della politica potesse implicare la possibilità di miglioramenti nel sistema scuola.

Il decreto, come è noto, intende il lavoro del dirigente scolastico al pari di qualunque altro impiego statale, vincolato ad un orario da certificare con le impronte digitali. Due possibilità si aprono, per i ds, davanti a questa ennesima umiliazione: attenersi ai desiderata del Governo e fare orario di ufficio (vale a dire lavorare meno di quanto si faccia oggi e lasciare che tutto vada allo sbando) o continuare a lavorare come sempre, con coscienza, indipendentemente da orari, cartellini e impronte digitali, nonostante il Governo.

“Onorevoli Senatori, il decreto-concretezza ha giustamente esentato i docenti dall’obbligo di rilevazione delle impronte digitali certificanti l’avvenuto ingresso a scuola, ma mantiene questa disposizione, a dir poco grottesca, per i dirigenti scolastici. Non potendola, ragionevolmente, ascrivere ad una deprecabile improvvisazione dell’inscalfibile sua proponente – una Ministra della Repubblica stimata, e professionalmente quotata, donna di legge – , trattasi, con tutta evidenza, di uno spot elettorale da monetizzare nelle imminenti consultazioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Uno spot elettorale che asseconda l’immaginario collettivo di satrapi arroganti e incompetenti, nonché adusi a disertare sistematicamente l’ufficio, quindi abbisognevoli di essere costantemente tenuti sotto sorveglianza. E contenente una buona dose di ipocrisia, perché si sa già che il necessario previsto decreto ministeriale per rendere operante quest’autentica aberrazione – rimesso all’esclusivo potere del sinora silente MIUR e in assenza, pare, di meccanismi sostitutivi in caso di sua inerzia – non sarà mai emanato, se non si voglia paralizzare il funzionamento delle istituzioni scolastiche.

Ma, al di là dei suoi effetti pratici, praticamente nulli, i sottoscritti chiedono agli Onorevoli Senatori di non votare un provvedimento che umilia servitori dello Stato, significando nei loro confronti una sfiducia preventiva o, peggio, una conclamata ostilità.

Se l’essere legittimi rappresentanti del popolo sovrano sembra che oggi esoneri dalla fatica di studiare e di documentarsi, basterebbe però una sia pur sommaria occhiata alle fonti normative, legali e contrattuali, per rendersi avvertiti che non prevedono per i dirigenti scolastici obblighi sull’orario di servizio, ma una specifica clausola sull’impegno di lavoro correlato al funzionamento dell’ufficio diretto (meglio, di una complessa pubblica amministrazione cui si è preposti in posizione apicale, legalmente rispondendone in via esclusiva): ciò che difatti legge e contratto considerano ai fini della valutazione del raggiungimento degli obiettivi assegnati, delle capacità organizzative dimostrate, del rispetto delle direttive impartite dai superiori livelli.
Se ciò nonostante doveste indurvi a confermare il testo trasmessovi e questo potesse poi effettivamente applicarsi, si sappia che dovrebbero impiantarsi, solo per il dirigente, costose strumentazioni E Non solo nei quarantamila plessi scolastici, ma anche dove egli si rechi o voglia/debba condursi per il compiuto svolgimento della funzione istituzionale: presso l’USR e/o ambiti territoriali provinciali, presso uffici vari, alle conferenze di servizio, presso aziende, associazioni culturali e territoriali, organizzazioni del volontariato, sindaci, parroci e quant’altro.
Qualora invece si vogliano risparmiare un bel po’ di soldini, l’alternativa è quella della sua reclusione negli angusti spazi fisici del proprio ufficio nelle canoniche ore 8.00-14.00, con suo conseguente diritto alla disconnessione nella restante parte della giornata e in quelle festive con conseguente pagamento di tutte le ore di straordinario: giusto come per i suoi dipendenti lavoratori appartenenti al personale ATA. E con la tanto decantata autonomia scolastica, che a questo punto va a ramengo! Oppure no?

Al Presidente del Consiglio e ai due vice Presidenti Di Maio e Salvini, quali responsabili dei due partiti di maggioranza, l’invito a esercitare tutto il loro potere per evitare questa incomprensibile e ingiustificata aggressione vessatoria nei confronti dei dirigenti scolastici pronti a qualsivoglia azione reattiva”.

*L’autrice è dirigente scolastico responsabile nazionale scuola Fondazione antimafia “Antonino Scopelliti” e collaboratrice di “Repubblica”

LA RISPOSTA DELLA BONGIORNO

Le critiche all’introduzione dei controlli biometrici ai dirigenti scolastici non solo si basano su una erronea lettura della norma, ma sono anche fuorvianti: non tengono conto del fatto che ancora non è stato emanato il decreto sulle modalità attuative”. Lo afferma la ministra  per la Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno.
Innanzitutto, ribadisco che i controlli biometrici non sono una misura punitiva; sono stati gli stessi dipendenti pubblici, quelli che svolgono il proprio lavoro con scrupolo e attenzione, a chiedermene l’introduzione – sottolinea il ministro – Per quanto concerne poi l’applicazione dei sistemi di controllo al personale dirigenziale, è finalizzata non a rilevare il rispetto dell’orario di lavoro ma a rendere più trasparente la loro presenza in servizio, che è opportuno attestare anche per ragioni di sicurezza dei locali presso cui svolgono la loro attività. Non si introduce affatto, come qualcuno ha sostenuto, l’obbligo di un orario settimanale di lavoro, ma l’utilizzo di strumenti di identificazione tecnologicamente avanzati. Ricordo infine – conclude Bongiorno – che i dirigenti scolastici fanno parte della categoria di dirigenti pubblici contrattualizzati”.

 

 

DDL CONCRETEZZA, ULTERIORI VESSAZIONI A CARICO DEI DIRIGENTI SCOLASTICI

Edscuola – 14/4/2019

 

L’approvazione alla Camera del disegno di legge che prevede la rilevazione della presenza in servizio dei dirigenti scolastici tramite telecamere, impronte digitali o lettura dell’iride, è davvero l’ultima goccia che fa traboccare il vaso.

Si tratta di una norma che viola le prerogative contrattuali e lo Statuto dei lavoratori ed è inutilmente vessatoria nei confronti dei dirigenti scolastici che in questi anni stanno assicurando il regolare funzionamento del servizio nazionale di istruzione, nonostante il grave disagio professionale e personale causato dell’enorme sovraccarico di lavoro divenuto ormai insopportabile.

L’attività delle istituzioni scolastiche non si svolge in un’unica sede coincidente con quella del dirigente. Oggi i poco più di 6000 dirigenti scolastici in servizio sovrintendono al funzionamento oltre 42.000 sedi scolastiche, spesso in condizioni di sicurezza precarie e che necessitano di urgenti lavori di manutenzione e ristrutturazione. È singolare che, in presenza di una così grave emergenza che incide sulla sicurezza di milioni di cittadini, si consideri una priorità la spesa per dotare ognuno di questi edifici di rilevatori biometrici che controllino i movimenti giornalieri dei dirigenti scolastici.

Lo sdegno dei dirigenti scolastici, implicitamente e incredibilmente additati come assenteisti, non è più sopportabile e si aggiunge alla indignazione per la lunga incredibile attesa per ottenere la certificazione dell’ipotesi del loro contratto, firmata il 13 dicembre dello scorso anno. Sono trascorsi quattro mesi senza che l’iter di certificazione abbia visto un termine e tutto ciò dopo ben nove anni senza rinnovo contrattuale. Permane inoltre un silenzio assordante ed estremamente inquietante sulla consistenza del FUN 2017/2018 e 2018/2019, nonostante le pressanti richieste di informativa inoltrate nell’ultimo anno al Miur e le anticipazioni mai formalizzate. Ancora una volta quindi il Ministro ed il Governo stanno dimostrando di non tenere in debita considerazione le attese e le preoccupazioni dei dirigenti scolastici e della comunità educante nel suo insieme.

Come FLC Cgil, Cisl Scuola, UIL Scuola e SNALS Confsal, riteniamo che questa situazione non possa protrarsi ulteriormente e chiamiamo tutti i dirigenti scolastici alla mobilitazione generale in assenza di risposte concrete alle nostre rivendicazioni.

Come prima ed immediata azione di protesta della categoria lanciamo l’hashtag #iocisono, invitando tutti i dirigenti scolastici ad inviare l’immagine di un’impronta digitale via twitter ai

Presidenti della Commissione 7° e 11° del Senato, @mariopittoni e @CatalfoNunzia e infine @bussetti_marco.

Preannunciamo inoltre ulteriori ampie iniziative di mobilitazione e di protesta, tra le quali un Presidio al Senato nei giorni in cui si discuterà il disegno di legge Concretezza e la proclamazione dello sciopero della dirigenza scolastica nella giornata del 17 maggio 2019, in cui è già previsto lo sciopero che coinvolgerà tutta la scuola. Lo sciopero del 17 maggio rappresenterà il momento in cui emergerà con chiarezza che le giuste e sacrosante rivendicazioni della dirigenza scolastica non sono in conflitto con quelle del restante personale della scuola ma trovano la loro naturale espressione e composizione nelle attese di tutta la comunità scolastica, unica garanzia del sistema nazionale distruzione.

 

Roma, 13 aprile 2019

 

I Coordinatori Nazionali per la Dirigenza Scolastica

Flc CGIL Roberta Fanfarillo

CISL Scuola Paola Serafin

UIL Scuola Rua Rosa Cirillo

SNALS Confsal Giovanni De Rosa

 

 
Salva Segnala Stampa Esci Home