Scuola digitale: il coding una nuova lingua?

 

Il coding è ilnuovo inglese, “programmazione entri nei programmi scolastici”

Orizzontescuola - ‎10‎/‎10‎/‎2017

 

L’interesse per il coding in questi anniè cresciuto in maniera esponenziale e il MIUR da diverso tempo ha avviato deiprogetti proprio per supportare percorsi di sperimentazione didattica.

In questi giorni inoltre si stacelebrando la quinta edizione di Europe Code Week, che quest’anno è coordinataproprio dall’Italia. Nella precedente edizione il nostro Paese si ècontraddistinto per il numero di eventi organizzati e di partecipanticoinvolti.

Il regista di questa iniziativa èAlessandro Bogliolo, docente dell’Università di Urbino e Ambasciatore perl’Europa del coding in Italia.

La sua passione per l’InformationTechnology nasce fin da ragazzo, come ci racconta lui stesso: “Come permolti della mia generazione l’incontro è avvenuto con il Commodore 64 quando erobambino. All’epoca i primi personal computer a buon mercato erano estremamenteeducativi perchè come prima cosa proponevano proprio di scrivere programmi,piuttosto che di usarne. L’emozione di quei primi programmi che facevanomuovere sprite sullo schermo di un televisore è ancora viva e si rinnova ognivolta che scrivo del codice per lavoro o per piacere.”

Il coding tra Europa e Italia

Il coding non è solo una moda italiana,ma già da diversi anni le scuole europee hanno introdotto percorsi d’informatica.“Ci sono approcci molto diversi.” – ci spiega Alessandro – “Ci sonopaesi come l’Inghilterra e la Finlandia dove l’insegnamento dell’informatica ègià entrato nella scuola in modo verticale o trasversale. Ma l’Italia sidistingue da tutti gli altri paesi del mondo per la partecipazione delle scuolealle campagne di alfabetizzazione e di sensibilizzazione. Da noi laprogrammazione non è ancora entrata nei programmi scolastici, ma il MIURappoggia e promuove la sperimentazione e ci sono migliaia di insegnanti chestanno praticando il coding in classe trovando modi sempre nuovi di coinvolgeregli alunni applicandolo alle proprie discipline. Questo non risolve il problemadell’insegnamento dell’informatica, che merita una riflessione attenta che ègià in atto, ma offre a bambini e bambine una straordinaria opportunità disviluppare il pensiero computazionale e di prendere confidenza con i principibase della programmazione.”

Coding, il nuovo inglese

Ora però è arrivato il momento dipassare dalla sperimentazione a veri percorsi didattici strutturati. Il rettoredell’Università Bocconi, che definisce il “coding, come il nuovo inglese”, haannunciato che verranno introdotti corsi di coding nelle lauree triennalidell’Ateneo. “Ritengo” – sottolinea Alessandro – “che l’uso delcoding come palestra per esercitare il pensiero computazionale porti allosviluppo di soft skills utili in qualsiasi ambito disciplinare. Non posso dareun giudizio sull’iniziativa della Bocconi, in quanto prima dovrei conoscere ilprogramma dell’insegnamento. Quello che è certo è che anche questo è un segnaleimportante dell’efficacia delle campagne di alfabetizzazione e disensibilizzazione che conduciamo dal 2013. Che le Università facciano lapropria parte è naturale e importante. In Italia lo fanno soprattuttoattraverso il Consorzio CINI, che ha dato vita all’iniziativa Programma il Futuro, e l’Università diUrbino, che per mio tramite coordina Europe Code Weeked eroga MOOC gratuiti sul coding a scuola seguitida più di 20.000 insegnanti. Su questo fronte ho anche un’anteprima dacondividere: il lancio di due nuovi MOOCsugli algoritmi, che si rivolgeranno in parallelo agli insegnanti e a tutti glistudenti delle scuole e delle università che non hanno la programmazione deipropri piani di studio.”

Tutti d’accordo?

Leggendo su alcuni gruppi social, ilmondo dei docenti sembra spaccato sostanzialmente tra chi è a favore del codinga scuola e chi invece ne prende nettamente le distanze e lo guarda condiffidenza. Alessandro Bogliolo ci tiene a precisare: “Voci che arrivino adichiararlo dannoso sinceramente non ne ho sentite, mentre trovo naturale checi sia chi non intende praticarlo. Io ho grande rispetto per il ruolo e per lacapacità di discernimento degli insegnanti. Proprio per questo affido a loro ladiffusione del pensiero computazionale. Io sono un informatico e mi limito afare divulgazione culturale, lasciando che siano loro a decidere se, come equando i concetti di cui io parlo possano essere applicati nella praticadidattica.”

Code Week e l’Italia

Per l’organizzazione degli eventiitaliani Bogliolo può contare su diverse risorse: “L’edizione italiana contasu una rete di referentiregionali, su tante associazioni e organizzazioni di volontari cheoffrono competenze informatiche, e soprattutto sulla passione di migliaia diinsegnanti che non si limitano a fare un’ora di coding durante CodeWeek, ma chefanno di CodeWeek una festa che coinvolge tutta la scuola e, in alcuni casi,l’intero paese. Lo scorso anno ci sono state scuole che hanno organizzato flashmob nelle piazze del paese con più di 1000 bambini con magliette decorate amano con i colori di CodeWeek. Questo crea una complicità e un coinvolgimentoche credo facciano bene alla scuola e al paese e abbattano tutti glistereotipi.”

Per organizzare eventi c’è tempo fino al22 ottobre “Cari docenti, la cosa più importante per partecipare a Europe CodeWeek, è la vostra decisione di farlo! Non ci sono scadenze e ci sono milleattività tra cui scegliere.”

Per avere alcuni spunti di attivitàpossiamo visitare la pagina dedicata: http://codeweek.it/idee-per-il-2017/.



 

Copyright © 2017 Di.S.A.L.