Alternanza scuola lavoro: indagine su 4000 studenti

 

Alternanza scuola lavoro “rimandata a settembre”: benenegli istituti, male nei licei

IlSole 24 Ore – 11/10/2019 - di Marzio Bartoloni

 

Ha già coinvolto oltre un milione di ragazzi, più deldoppio dell’anno prima. L’obiettivo era fornire agli studenti degli ultimi annidella scuola superiore la possibilità di imparare facendo, avvicinandoli almondo del lavoro. Come è andata a finire la loro prima esperienza di alternanzascuola lavoro? Per metà degli studenti bene: la giudicano utile per gli studi eper orientarsi nelle scelte di un lavoro futuro. Ma un terzo – soprattutto chifrequenta i licei – non ha invece un bel ricordo: l’esperienza è stata pocoformativa, anche perché in molti casi è mancato un insegnante che li guidassein questo percorso e anche nel posto di lavoro il tutor non era molto preparatoa seguirli. A rivelarlo è una indagine su 4mila ragazzi delle superiorirealizzata dalla rete degli studenti medi che – alla luce di alcuni nodi emersi– parlano di alternanza «rimandata a settembre».

I principali risultati
L’indagine ha preso in esame istituti professionali, tecnici e licei suddivisiin base al loro peso. Il risultato principale, come detto, è che uno studentesu due da una valutazione complessivamente positiva dell’alternanza scuolalavoro (400 ore obbligatorie nell’ultimo triennio negli istituti e 200 ore neilicei) : in particolare è stata ritenuta utile per «l’acquisizione dicompetenze specifiche» e per «capire il lavoro per cui si è più portati». Mauno studente su tre ha dato invece una valutazione pesantemente negativa: nelmirino soprattutto la poca coerenza con il percorso scolastico e la mancatapersonalizzazione del percorso di alternanza. E qui entrano in gioco levalutazioni di chi arriva da un istituto professionale e tecnico o da un liceo.Per quest’ultimi i giudizi in media sono più negativi: per chi viene da unistituto tecnico o professionale – dove, va detto, l’alternanza scuola lavoro èpiù rodata – il giudizio è molto positivo (in media 4 punti su 5) sia rispettoalla coerenza del percorso svolto, che all’utilità, che all’orientamento allavoro. Dagli studenti dei licei arriva invece un giudizio molto critico: allestesse domande corrispondono punteggi bassi, sotto la sufficienza (in media 2,5su 5).

La differenza di giudizi tra licei e istituti tecnicie professionali
Dall’indagine della rete degli studenti medi risulta innanzitutto che i licealisono quelli che hanno svolto maggiori esperienze prive di attivitàpropedeutiche: il 59,5% non è stato formato prima contro il 40,5% degliistituti tecnico professionali. Nei licei tra l’altro è più frequente che ipercorsi di alternanza si svolgano all’esterno dell’orario scolastico. Ma ildato forse più importante è che i liceali possono fare affidamento su docentispesso più impreparati per questa esperienza: a dichiarare di avere uninsegnante adeguatamente formato è stato solo il 31% dei liceali (contro il 69%degli altri studenti). C’è poi anche un problema di formazione dei tutor neiposti di lavoro che colpisce sempre di più i liceali: il 62% degli studenti chenon lo avevano affatto (15,4% del totale) proviene proprio da lì. Più ingenerale solo il 25% degli studenti è stato seguito da un dipendente con delegaspecifica, mentre sono il 33% quelli che avevano come tutor aziendale undipendente con altre mansioni (principalmente negli enti pubblici e nei musei).Il 24,6% aveva lo stesso datore di lavoro, soprattutto nel caso di micro epiccole imprese. Più preoccupante invece il dato secondo il quale un 15,4% distudenti è stato completamente lasciato a se stesso, privi di una qualsivogliaguida.

 



 

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