Alternanza scuola lavoro: serve un grande patto tra i soggetti

 

«Un patto per l’alternanzadi qualità»

da Il Sole 24 Ore – 10/11/2017-  Claudio Tucci

 

«Incontro ognigiorno decine di ragazzi in giro per l’Italia: sa cosa mi riempie d’orgoglio?Quando qualcuno mi dice che ha fatto bene a scegliere un istituto tecnico, eche, dopo aver fatto un periodo di studio, alternando impegno in aula e“pratica” in fabbrica, si trova a 19/20 anni con un contratto in mano, ed èanche diventato più maturo». Giovanni Brugnoli è vicepresidente diConfindustria per il Capitale umano; e spiega così il senso della giornatanazionale dell’Orientagiovani, la manifestazione dedicata, ogni anno, adavvicinare le nuove generazioni agli imprenditori e al mondo della manifattura,che andrà in scena oggi all’università Luiss di Roma, sotto il titolo “Ilfuturo è un’impresa”.

Il punto è chesolo entrando in uno stabilimento metalmeccanico, chimico, tessile, alimentare,Itc, è possibile cogliere il grande cambiamento in atto nell’industriaitaliana, e che la scuola, da sola, non può trasmettere: «Ecco perché – spiegaBrugnoli – serve un grande patto per l’alternanza tra tutti i soggettiinteressati: istituzioni, territori, imprese, associazioni, famiglie,insegnanti. L’obiettivo è creare hub non solo per conoscere i fabbisognidi ciascuno, ma per avere una visione, un’idea di futuro».

La formazione “onthe job” è obbligatoria da un paio d’anni. Come sta andando?

Bene nei territoria forte vocazione industriale e con istituti eccellenti. Confindustria hafortemente voluto il bollino blu per l’alternanza di qualità, un riconoscimentotangibile per incentivare le imprese ad accogliere studenti e, al tempo stesso,indicare alle scuole quali sono i partner strategici, targati Confindustria,con cui poter co-progettare un valido percorso formativo per i ragazzi. Mifaccia dire che il Legislatore ha reso l’alternanza obbligatoria per gliistituti, non per le imprese. Ma noi imprenditori siamo al fianco di presidi edocenti che vogliono fare buona alternanza. Perché crediamo che sia una verasfida culturale e, portando con sé un grande cambiamento e innovazione nelladidattica, non vogliamo che venga sbiadita dalle inevitabili criticità che unprogetto che coinvolge 1,5 milioni di alunni fisiologicamente comporta. Loripeto: Confindustria e le sue aziende ci sono. Sarebbe bello se anche il mondodell’istruzione facesse un passo nel valorizzare gli istituti che s’impegnanonell’alternanza. Del resto, su questo fronte, l’obiettivo è comune:l’occupabilità dei giovani.

Non c’è dubbioche anticipare il contatto con il mondo produttivo è centrale…

Certo. Chi faimpresa sa che per stare sul mercato c’è bisogno di innovare. E quindi èfondamentale la formazione di un capitale umano competitivo. Industria 4.0 hacambiato il modo di produrre, vendere, consumare, lavorare. In passato unamansione poteva durare 15/20 anni, oggi dopo tre diventa “vecchia”, e vamodificata. Ogni settore produttivo ne è consapevole: pensi che nei prossimicinque anni serviranno circa 200mila tecnici alle nostre imprese. E giàsappiamo che molti resteranno introvabili. Un paradosso con un tasso didisoccupazione degli under 25 al 35,7 per cento.

Suggerisce piùorientamento?

Già a partiredalle scuole medie. Qualche giorno fa ho incontrato due classi di terza media:ho raccontato come le Stem sono le competenze più richieste, e illustrato lechance che offrono gli Its, con il 90% di diplomati assunti subito, e moltospesso a tempo indeterminato. In questi giorni molte piccole imprese aprono leporte dei loro stabilimenti in occasione del Pmi Day del prossimo 17 novembre:a Varese, per esempio, sono coinvolte 170 aziende, 45 scuole, 3.500 alunni.Bisogna replicare queste esperienze in tutt’Italia. In fondo, la sfidadell’alternanza si vince così: mettendo insieme attori economici e formativi;creando modelli efficaci, e moltiplicandoli fino a creare un sistema.

La legge diBilancio è appena entrata in Parlamento: la direzione è quella giusta?

Siamo di fronte aprimi passi. Gli Its sono stati un po’ rifinanziati e soprattutto si èdelineato un orizzonte di intervento triennale che aiuta a dare più certezza.Certo, non basta: penso che serva fare uno sforzo aggiuntivo già nel 2018, perattestarsi a regime intorno agli 80 milioni di euro. Oggi siamo fermi a 30. Èpositivo, poi, aver accolto l’idea di Confindustria di puntare sui giovani,incentivando le nuove assunzioni stabili, ma ci sono un po’ di palettinormativi. Così come sul credito d’imposta sulle spese in formazione: sevogliamo avere effetti, sono necessarie norme semplici e subito fruibili.

Un’ultimadomanda. A giorni debutteranno le lauree professionalizzanti…

Secondo noi sononecessarie nel mondo delle professioni ordinistiche. Siamo contrari a unalaurea che sia un semplice doppione dei corsi Its. Al governo abbiamo propostodi cambiargli nome: lauree industriali manifatturiere, due anni “pratici” diIts, e uno di accademia. Così si ha una chiara caratterizzazione di questipercorsi, si valorizza il ruolo degli atenei, e si aiutano, davvero, i ragazzi.

 



 

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