Liceo classico: notti magiche

 

CHE CLASSICO ILLICEO CLASSICO

la Repubblica - 12-01-2018- V.Mancuso

 

Ricordo da giovane studente del ginnasio e del liceo classicol'obiezione che ricevevo spesso dai miei amici che frequentavano altre scuole eche anch'io, non di rado, muovevo a me stesso: ma a che servono il greco e illatino? Perché tanto dispendio di energie per studiarli? Era il tempo in cuil'inglese non aveva ancora assunto l'importanza (per non dire l'invadenza)odierna, il tempo in cui l'informatica non la conosceva nessuno perché nessunoaveva un personal computer, eppure già allora l'obiezione procedeva come untarlo nella mente: il greco e il latino, ma non sarebbe meglio studiare altroal loro posto? Le risposte che ricevevo a scuola non mi convincevano, e devodire che non mi convincono neppure oggi. La più ricorrente era quella secondocui il greco e il latino "aprono la mente", o "aiutano aragionare", il che penso sia vero, ma forse lo stesso non avviene con lamatematica, la geometria, la filosofia, le lingue moderne e ancora vive, lamusica? E quindi perché occuparsi così tanto del latino, e per nulla dellamusica? Perché non aprirsi la mente con qualcosa che poi nel prosieguo dellavita e della carriera si rivelerà più utile? Poi ho compreso che in realtà ilgreco e il latino dispiegano veramente il loro senso per l'oggi, solo se,conformemente alla grande intuizione della civiltà classica di cui essi sono lavoce, si esce dalle categorie dell'utile e del necessario, cioè da quella sferache con una parola solai latini chiamavano negotium, e si entra nella sferacontrapposta denominata otium.

Il che significa alla domanda a cosa servono il greco e il latinola risposta più onesta e più convincente è: a nulla.

Esattamente in questa educazione all'indisponibilità sta il loroineguagliabile servizio.

Ovviamente non è del tutto vero che il greco e il latino nonservono a nulla. Oltre ad aprire veramente la mente a chiunque li pratichi, anoi italiani, che parliamo una lingua che del latino è la continuazioneininterrotta, le lingue classiche fanno conoscere le radici della nostralingua, e quindi di noi stessi, della nostra storia e della nostra civiltà.Penso non ci sia bisogno di convincere nessuno del fatto che per conoscereveramente il presente, e quindi per agire fruttuosamente sul futuro, occorraconoscere il passato. E il passato non è fatto solo di date, ma anche dilinguaggio, di strutture grammaticali e sintattiche. Non avete mai provato unaparticolare allegria della mente scoprendo l'etimologia di una parola usataspesso senza pensarci? Prendiamo per esempio proprio il verbo pensare.L'italiano "pensare" viene da "pesare" (da cui i sinonimi"soppesare", "ponderare"), mentre in latino pensare si dice"cogitare", verbo che rimanda a cum-agitare,cioè a una sorta di conflitto interno da cui nasce quella irrequietezza dellamente chiamata pensiero. La nostra mente non si arricchisce almeno un po'quando prende consapevolezza dell'origine delle parole di cui fa uso? Il puntovero però non è questo, il punto vero è otium.Com'è noto, l’otium latino non èl'ozio italiano, ma è il tempo libero, o per meglio dire il tempo liberato dallavoro, e dedicato alla lettura, allo studio, alla riflessione. Non èinattività, ma un altro tipo di attività. Ciò che Aristotele diceva dellafilosofia, a mio avviso si può dire oggi dell'intera civiltà classica:"Come diciamo uomo libero colui che è fine a se stesso e non è asservitoad altri, così questa sola, tra tutte le scienze, la diciamo libera essa sola,infatti, è fine a se stessa. Tutte le altre scienze saranno più necessarie diquesta, ma nessuna sarà superiore" (Metafisica, I, 2). Nell'epocadell'uomo a una sola dimensione (cfr. Herbert Marcuse, 1964) nella quale giornodopo giorno sempre più precipitiamo, la civiltà classica ci ricorda che noisiamo, o meglio possiamo essere, a più dimensioni, e che la verità di noistessi l'attingiamo quando giungiamo a trascendere il piano della mera utilità.A suo tempo Kant introdusse la geniale distinzione tra prezzo e dignità coldire che "ciò che concerne le inclinazioni e i bisogni generali degliuomini ha un prezzo di mercato... ma ciò che costituisce la condizionenecessaria perché qualcosa possa essere un fine in sé, non ha soltanto unvalore relativo o prezzo, ma un valore intrinseco, cioè dignità"(Fondazione della metafisica dei costumi, BA 77). Sto dicendo che nella difesadella cultura classica, e del luogo che ne è il simbolo cioè il liceo classico,si gioca la grande partita dell'umanesimo, di chi vogliamo essere veramente: sesolo faber, o ancora, nonostantetutto, sapiens.

 

 

Oggiappuntamento con la “Notte nazionale del liceo classico”

da Il Sole24 Ore – 12/1/2018 - di Maria Piera Ceci

 

Maratone dilettura, dibattiti, ma anche teatro, musica, cinema e degustazioni a temaispirate al mondo antico. Davvero ricca l’offerta delle oltre quattrocentoscuole che aderiscono quest’anno alla quarta edizione della “Notte nazionaledel liceo classico”. Una serata, quella di oggi, per tenere aperte le portedelle scuole dalle ore 18 a mezzanotte e mostrare le tante attività cheaccompagnano lo studio tradizionale, fatto di banchi, lavagne edinterrogazioni. Un’iniziativa aperta alle famiglie degli studenti dei classici,ma anche a quelle che si apprestano ad affrontare la scelta della scuolasecondaria superiore per i ragazzi ora in terza media.
Una festa arrivata al suo quarto anno con un numero sempre in crescita discuole aderenti, passate dalle 367 dell’anno scorso, alle 407 di quest’anno.

Instancabileorganizzatore della “Notte”, sostenuta anche dal Miur, è Rocco Schembra,docente di latino e greco presso il liceo classico “Gulli e Pennisi” di Acireale,in provincia di Catania.

«La “Notte”si presenta come una vetrina del nostro curriculum di studi, per far vedere cheal classico non studiamo materie obsolete e che proprio nella cultura classicariposa la chiave per la costruzione del futuro e del successo», spiega RoccoSchembra. «E’ un momento in cui i nostri studenti possono esprimere la lorogioia di studio, di lettura, di canto, di tutti quei talenti che vengono messiin campo in queste ore. E tutto questo al di fuori delle aule scolastiche,delle costrizioni, delle dinamiche a volte un po’ perverse delle verifiche edelle interrogazioni E’ un riappropriarsi in maniera più ludica degli ambientiscolastici. Ma la cultura passa anche da questo. Il nostro vuole essere un modoalternativo di fare scuola, che va ad affiancare la didattica tradizionale».

La “Notte”può essere anche un’occasione per mostrare la ricchezza dell’offerta di questotipo di scuola ai ragazzi che dal 16 gennaio dovranno iscriversi allesuperiori. Ma perché iscriversi in una scuola che viene ancora vissuta comepolverosa, legata allo studio di materie senza alcun legame con il mondo dellavoro attuale?

«Proprio perdimostrare che non è così polverosa», continua Rocco Schembra. «Consiglio lascelta del classico perché nel panorama scolastico è la scuola che assicura unaformazione a 360 gradi, dopo la quale ci si può iscrivere a tutti gli indirizziuniversitari. Questo perché la formazione logica che lo studio delle disciplineclassiche e lo studio della filosofia in un certo modo comportano, determina lachiave di successo presso tutte le università. I più grandi ricercatori, anchein ambito scientifico, matematico e medico sono tutti arrivati dal liceoclassico», conclude Schembra.

 



 

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