Autonomia scolastica e parità: come investire

 

Autonomia e parità scolasticaper investire davvero sull'Istruzione

il Foglio - 12-01-2018- Mar.leo.

 

Otto domande sulla scuola a Tommaso Agasisti, professore associatoal Politecnico di Milano, School of Management e direttore del master inManagement delle Istituzioni scolastiche.

La scuola italiana vive un periodo di grandi cambiamenti.

A che punto siamo? Il mondo scuola è complesso. Molti parlanosenza conoscere le diverse coordinate del problema. Io osservo e studio isistemi di istruzione dal punto di vista degli apprendimenti. Le evidenze cheabbiamo ci dicono che i risultati che i nostri studenti ottengono (comparandolicon campioni rappresentativi di ragazzi in altri paesi) nei tre grandi domini(matematiche, scienze e la lettura), sono relativamente modesti ma in crescita.I test OCSE-PISA nel 2000 riportavano risultati scadenti. Oggi sono abbastanzain media anche se ancora inferiore rispetto ad alcuni paesi. Non solo. Negliultimi anni c'è una maggiore attenzione alla valutazione delle competenze e alloro miglioramento e finalmente si inizia a prendere consapevolezza dellecosiddette non cognitive skills sulle quali la scuola può avere un ruolodecisivo.

Molti docenti lamentano un progressivo abbandono dei "contenuti"che sta generando alunni sempre meno acculturati. Cosa ne pensa? Tutti isistemi di valutazione dei risultati delle attività educative guardano allecompetenze per una semplice ragione: le competenze sono fondamentali per viverein una società complessa come la nostra. Questo non significa eliminare leconoscenze. Queste ultime più sono approfondite più generano competenzeutilizzabili. Le faccio un esempio. Conoscere la Divina Commedia potrà nonavere effetti immediati sulla capacità di fare di calcolo e quindi sulverificare il resto che ci rendono in un negozio, ma conoscere la DivinaCommedia ci dona un'importante capacità critica e di penetrazione del reale cheè unica e fondamentale.

Con l'introduzione dei Rapporti di Autovalutazione è iniziato unprocesso di valutazione e autovalutazione dell'operato di scuole e docenti.Questa novità ha suscitato, ancora una volta, numerose polemiche. Cosa staaccadendo? Tutte le scuole hanno presentato i RAV ma per un problema di risorsela fase di valutazione esterna è stata effettuata su un campione ridottissimodi istituzioni scolastiche. Osservando molte scuole in azione ho potuto vederedue differenti atteggiamenti: in alcuni casi il processo è stato adempitivo, un'ulterioreazione amministrativa e burocratica da ottemperare il prima possibile. Questonon ha prodotto alcun beneficio. Al contrario le scuole che non si sono mosseformalmente hanno colto l'occasione per domandarsi gli obiettivi della propriaattività, ragionare sui risultati ottenuti e provare a strutturare percorsifuturi di miglioramento. Nelle scuole in cui questo è accaduto si è ritrovatala ragione per cui si fa il proprio mestiere.

Cosa pensa delle annuali graduatorie pubblicate dalla Fondazione Agnelli?Ne penso male per ragioni tecniche e concettuali. Partiamo dalla ragionetecnica. La classifica si basa sul rendimento di uno studente di una certascuola durante il suo primo anno di università. Questo criterio ignora unprocesso di autoselezione già avvenuto durante la scelta della scuola superioreda parte del ragazzo. E' difficile attribuire al lavoro di quella scuola ilrisultato positivo di aver aiutato gli studenti nel futuro. Questa classificanon offre il valore aggiunto che la scuola ha donato negli anni di frequenza.La ragione concettuale è concepire il successo scolastico solamente in funzionedella capacità di ottenere buoni risultati all'università. Si sceglie la scuolasull'attesa del risultato futuro e non sulla proposta educativa. Schiacciaretutta l'ipotesi valutativa in quella direzione spinge la collettività a pensarela scuola come funzionale allo step successivo. Sarebbe come stilare laclassifica delle università sulla base della capacità che hanno di dare lavoroin futuro. Non condivido questa idea di successo.

Lei studia da anni l'autonomia scolastica. Nella scuola italianaquesto concetto è stato ridotto e travisato, se non ignorato. Il vero e grandevalore dell'autonomia è la possibilità per le scuole di sperimentare e innovare,slegandosi dalla direzione centrale. Perché questo accada servono dellecondizioni: un gruppo dirigente che si prenda la responsabilità e abbia margininormativi d'azione. Dare dei poteri reali. Con la legge 107/15 un passo avantiè stato quello di gestire in autonomia una piccola parte dell'organico. Subitoperò s'è fatta retromarcia con l'enorme immissione in ruolo attraverso ilconcorso che di fatto ha privato il dirigente scolastico della possibilità diattribuire i docenti alle singole discipline. Servono maggiori risorsefinanziare e la possibilità di scegliere liberamente i docenti. Quest'ultima èla condicio sine qua non per avere una vera e fattiva autonomia.

E la parità? Trovo iniquo che una famiglia debba sostenere delleingenti spese per mandare il figlio nella scuola paritaria. Questa battagliadeve riprendere con vigore. Se da un lato quella giuridica più o meno è stataraggiunta quella economica è lungi da venire. Così siamo di fronte a una paritàsolo formale. Ma attenzione: nel ripensare il meccanismo di parità scolasticadovremmo immaginare che le scuole statali godano dello stesso livello diautonomia delle paritarie, a livello gestionale e amministrativo e di selezionedei docenti e non viceversa. Per fare parità bisogna rendere le scuole statalisempre più simili alle scuole paritarie.

Se dovesse individuare un modello di scuola a cui guardare qualeindicherebbe? Direi tre: la scuola anglosassone per la capacità di formareun'importante classe dirigente; quella del sud est asiatico per i livelli dicompetenza misurati; quella scandinava, per la capacità di coinvolgere iragazzi con una varietà di proposte offerte in maniera non tradizionale. Daquesti tre modelli possono essere prese le cose migliori, ma nessuno dei trerappresenta "una ricetta" riproducibile in toto. La ricchezza delnostro sistema educativo è tale da poter guardare a questi sistemi per poternetrarre delle indicazioni e dei suggerimenti ma poi bisogna costruire soluzioniche valorizzino le nostre ricchezze.

A marzo ci saranno le elezioni politiche. Il futuro ministrodell'Istruzione su cosa dovrebbe investire? Sulla figura del docente. Lavalorizzazione della sua professionalità, il rilancio della figura del docentecome personalità autorevole e culturale che studia, approfondisce, diventapunto di riferimento dentro l'organizzazione scuola, quest'ultima come luogodove può rinascere l'amore per la cultura e lo sviluppo della persona in tuttele sue sfaccettature. Per fare questo occorrono autonomia e parità come condizioniorganizzative e istituzionali.

 



 

Copyright © 2018 Di.S.A.L.