Sentenze/ Pensione anticipata per due professoresse

 

Risarcitedal MIUR due docenti mandate in pensione d’ufficio

Tribunaledi Firenze: l giudice condanna la discriminazione sessuale della legge

Orizzontescuola – 15/4/2018 -  redazione

 

Il Miur ha dovuto reintegrare una docente mandata inpensione d’ufficio a seguito di provvedimento di urgenza, e risarcire ancheun’altra docente per lo stesso motivo con 24 mensilità più interessi erivalutazione, oltre a pagare le spese legali.

Il loro pensionamento è avvenuto nel2014 a seguito di una norma secondo cui venivano revocati i “trattenimenti inservizio” per i dipendenti pubblici che volevano lavorare anche oltre l’etàdella pensione.

Le due insegnanti volevano continuare alavorare nonostante dovessero andare in pensione , anche per poter integrare lapropria contribuzione  non elevata.

La sentenza del Tribunale, a cui sisono rivolte le due docenti, non ha bocciato direttamente la revoca deitrattenimenti, ma è intervenuta invece sulla complessa normativa scaturitadalla riforma Fornero, secondo cui le due docenti erano soggette alpensionamento d’ufficio avendo raggiunto nel 2011 l’età di 61 anni allorarichiesta per le donne e più bassa di quella degli uomini. Secondo l’ordinamentoeuropeo, però, questa rappresenta una discriminazione tra i due sessi, che iltribunale ha potuto rimuovere direttamente, disapplicando la normativanazionale.


Scuola:Ministero costretto a risarcire insegnanti pensionate illegalmente dal governorenzi

Firenzepost - 14 aprile 2018

 

AVEZZANO –Il ministero dell’Istruzione le aveva mandate in pensione forzosa, ma dueinsegnanti si sono opposte e ora il tribunale ha dato loro ragione, disponendoche il Miur (il quale aveva già dovuto reintegrare una delle due a seguito diprovvedimento di urgenza) le risarcisca con 24 mensilità più interessi erivalutazione, oltre a pagare le spese di lite.
La vicenda si svolge ad Avezzano e riguarda due docenti, una della scuolaelementare Mazzini e l’altra delle media Sabin di Capistrello. Il loropensionamento è avvenuto nel 2014 a seguito di una norma voluta dall’alloragoverno Renzi per svecchiare la pubblica amministrazione (l’obiettivo eranosoprattutto magistrati e alti burocrati): più precisamente venivano revocati i “trattenimentiin servizio”, ovvero la possibilità per i dipendenti pubblici di restare allavoro anche oltre l’età della pensione.

Le dueinsegnanti desideravano però continuare a lavorare, anche per poter integrarela propria contribuzione pensionistica non elevata. E così hanno scelto la viagiudiziaria, assistite dagli avvocati Salvatore Braghini e Renzo Lancia (dell’ufficiolegale Uil scuola). La sentenza del Tribunale di Avezzano firmata dal giudiceGiulia Sorrentino non ha bocciato direttamente la revoca dei trattenimenti, ma èintervenuta invece sulla complessa normativa scaturita dalla riforma Fornero:in particolare quella che, per i dipendenti pubblici che avevano maturato ildiritto alla pensione entro il 2011, manteneva il vecchio limite ordinamentaledi 65 anni di età ai fini del pensionamento. Ma le due docenti rientravanonelle vecchie regole ante-Fornero – e quindi erano soggette al pensionamento d’ufficio– avendo raggiunto nel 2011 l’età di 61 anni allora richiesta per le donne e piùbassa di quella degli uomini; e questo in base all’ordinamento europeorappresenta una discriminazione tra i due sessi. Discriminazione che iltribunale ha potuto rimuovere direttamente, disapplicando la normativa nazionale.

 



 

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