Istruzione secondaria: il post diploma premia professionali e tecnici

 

Il lavoro dopo il diplomapremia solo gli studenti dei professionali

da Il Sole 24 Ore – 11/6/2018 -  Claudio Tucci

 

Il primo contrattoarriva in genere dopo 12 mesi dal diploma; in un caso su due è a tempodeterminato (in media tre mesi – ma poi tende a stabilizzarsi). I perititrovano lavoro principalmente nell’industria. Gli studenti che escono dagliistituti professionali sono assunti in gran parte nel settore dei servizi, maqui si annidano anche alcuni comparti industriali. A seguire l’agricoltura.

I diplomati deilicei scientifici segnano un “piccolo record”: sono i più veloci a entrare incontatto con impiego – entro un mese risulta infatti “contrattualizzato” il4,2% del campione (contro ad esempio il 3,6% dei tecnici) -. Il Nord Italia siconferma “maggiormente ricettivo” nei confronti dei neo-diplomati: a parte ilTrentino Alto Adige, con il 40,9%, superano il 30% di inserimenti Veneto,Emilia Romagna, Piemonte. La Lombardia, lo sfiora. Un po’ a sorpresa, quasitutte le regioni del Sud si attestano su un tasso di occupabilità di chi escedalla scuola secondaria intorno al 20 per cento.

A scattare laprima, inedita, fotografia sull’inserimento nel mondo del lavoro dei diplomatiè l’ufficio Statistica e Studi del ministero dell’Istruzione, coordinato dal dgGianna Barbieri, che, per la prima volta, ha incrociato i propri archivi(sfogliando i dati contenuti pure nei Rapporti di autovalutazione) con lecomunicazioni obbligatorie del dicastero del Lavoro. In totale sono stati “osservati”1.686.573 studenti diplomati, di tutti gli indirizzi, negli anni dal 2010 al2013, andando, poi, ad analizzare i contratti attivati (e confermati) entro idue anni successivi dal conseguimento del titolo.

Ebbene, alivello assoluto, a due anni dal titolo le “performance” sono piuttostodiversificate: si oscilla dall’11% di occupati tra chi esce dal liceo classico(si prosegue all’università) al 44,5% per i professionali (i tecnici siattestano in una posizione intermedia, al 35,4 per cento).

Certo, i datinon sono gli “ultimissimi”. Nel 2015 l’Italia ha iniziato a uscire dalla crisi,con un Pil in ripresa; l’alternanza era appena divenuta obbligatoria. Ma ora ilneo ministro Marco Bussetti potrebbe rivederla, rimodulando le ore in funzionedei singoli indirizzi, come previsto dal «contratto per il governo» (l’auspicioè che comunque la formazione “on the job” resti una fetta importante delladidattica – così come lo è in tutti i principali paesi nostri competitor,Germania in primis).

Rispetto al2013-2015, poi, l’apprendistato per “studenti” oggi sta riprendendo quota, conmaggiori attivazioni. «E va pertanto rilanciato – evidenzia il vice presidentedi Confindustria per il Capitale umano, Giovanni Brugnoli -. La nostra propostal’abbiamo presentata lo scorso giugno. Va disegnata una nuova filiera educativache leghi, a doppio filo, alternanza e apprendistato a vantaggio di studenti eimprese. E facendo evolvere, entrambi gli strumenti, in chiave Industria 4.0».

Anchel’istruzione professionale, a settembre cambierà pelle, puntando su piùindirizzi, da 6 si sale a 11, e un link più stretto con territori e mondo dellavoro. Per l’istruzione tecnica, riordinata nel 2010 da Mariastella Gelmini,al momento il nuovo esecutivo “giallo-verde” non prevede stravolgimenti.

Meglio, perciò,qualche “ritocco”: «Certamente questo canale formativo “pratico” va collegatodi più e meglio con la cultura e l’economia dei territori e con le aziende»,risponde il responsabile Scuola della Lega, Mario Pittoni.

Insomma, i datiqui pubblicati, al prossimo aggiornamento, potrebbero riservare diverse novità.E, perché no, anche qualche sorpresa. Per esempio, in base alla fotografiascattata dal Miur, il mondo del lavoro dopo il titolo premia ancora (troppo) i“maschi” e i diplomati con voti di maturità più bassi. Nel corso degli anniosservati, inoltre, emerge pure la “tendenza” a un utilizzo crescente del“tirocinio”, in chiave di periodo di prova: dall’11,6% nel 2010, si passa al20% del 2013. Che potrebbe, in prospettiva, ridursi con nuovi (e robusti)sgravi su apprendistato e tutele crescenti.

 



 

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