Dibattito/La nomina del Ministro al MIUR

 

Scuola, ecco cosa vuol dire la nomina di Marco Bussetti al MIUR

http://www.econopoly.ilsole24ore.com- 09 Giugno 2018 - Tortuga

 

Tortuga è unthink-tank di studenti di economia nato nel 2015. Attualmente conta circa50 membri, sparsi tra Italia, Francia, Belgio, Inghilterra, Germania, Austria,Senegal e Stati Uniti. Scrive articoli su temi di economia, politica e riforme,ed offre alle istituzioni un supporto professionale alle loro attività diricerca o policy-making.

 

La scelta diuna figura tecnica per la guida del MIUR suggerisce un mandato limitato allarevisione de La Buona Scuola. Ma nasconde due grandi pericoli: che siamplifichino le tendenze regionaliste e che si mettano a rischio le risorsededicate all’istruzione.

Il Grande Assente

La scuola èuno dei grandi assenti nel rivoluzionario piano giallo-verde. Due sono isegnali più rilevanti in questo senso: la pochezza del capitolo Scuola nelContratto di governo (vedi qui), e la completa assenza della stessaparola “scuola” (e della parola “cultura”) dal primo discorso ufficiale delpresidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in quel di Palazzo Madama (vedi qui).

Secondoalcuni ci sarebbe in realtà anche un terzo segnale concorde: la nomina aministro di Marco Bussetti, disimpatie leghiste e in precedenza a capo dell’Ufficio Scolastico Territorialedi Milano[1].Il nome di Bussetti è stata una delle novità (passata in secondo piano) deifunesti giorni della trattativa. In precedenza, infatti, la casella era stataattribuita al nome già proposto dal M5S, SalvatoreGiuliano, dirigente scolastico di Brindisi con fama di grande innovatore.

Tuttavia rimangono notevoli similitudini con il presidepugliese, sebbene il neo ministro sia stato subito inquadrato come un burocratecol compito dell’ordinaria amministrazione (e dello smantellamento de LaBuona Scuola). Entrambi, ad esempio, hanno in passato espresso opinionicostruttive e anche positive sulla riforma di Renzi.

Ed entrambi sono pressoché sconosciuti sul pianopolitico nazionale, così come pressoché ignote ai più sono la loro ideacomplessiva di scuola e, soprattutto, la loro capacità di governo.

Insomma: che fosse Bussetti o Giuliano, per molti erascritto che la scuola non sarebbe stata uno dei protagonisti della XVIIIlegislatura. Per alcuni osservatori questa è un’ottima notizia: lasceremo lascuola al riparo dalla furia riformatrice giallo-verde, dandole finalmente mododi assestarsi e raggiungere un equilibrio. Eppure, a ben vedere, ci sono duemotivi fondamentali per non dormire sonni tranquilli: le spinte regionalistedella Lega e i possibili attacchi alle risorse per la scuola.

Il pericolopiù grande: il regionalismo scolastico

La volontà di “smorzare” la (presunta) spintainnovativa del Movimento 5 Stelle e di Giuliano potrebbe non essere l’unicomotivo per cui, alla fine, il Ministero dell’Istruzione sia passato in quotaLega. Questa designazione potrebbe in realtà celare un altro obiettivo:trasferire sempre più competenze, in ambito scolastico, dallo Stato alleRegioni. Non va dimenticato, infatti, che la neonata legislatura sarà quellache accompagnerà Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna verso una maggioreautonomia, frutto dei referendum dello scorso ottobre – come prontamentericordato dalla neo ministra per gli Affari Regionali Erika Stefani (vedi qui).

La scuola è sempre stata annoverata tra i desideratadegli autonomisti e la nomina di Bussetti – il primo leghista a vialeTrastevere – potrebbe rappresentare un modo per assecondare questiappetiti, devolvendo alle Regioni – se a tutte o solo a Lombardia, Veneto edEmilia-Romagna non è dato sapere – sempre più competenze, a da quelle relativeall’assunzione e alla nomina dei docenti. In direzione esattamente opposta,vale la pena di ricordare, rispetto alla riforma del Titolo V bocciata dalreferendum costituzionale del 2016 (vediqui).

Come ha ricordato pochi giorni fa su La Stampa AndreaGavosto (vediqui), la stradaverso il regionalismo scolastico è lastricata di pericoli. Su tutti, lapossibilità concreta che ulteriori devoluzioni possano amplificare i gap neilivelli di apprendimento che osserviamo tra Regioni e tra macroaree del Paese,già a livelli intollerabili (Figura 1).

Figura 1 – Divari regionali negli apprendimenti. Fonte: INVALSI (2017), Rilevazioni nazionali degli apprendimenti 2016-17. Legenda: verde = media Italia; blu = regioni del Centro-Nord; rosso = regioni del Sud e Isole.

Figura 1 – Divariregionali negli apprendimenti.
Fonte: INVALSI (2017), Rilevazioni nazionali degliapprendimenti 2016-17.
Legenda: verde = media Italia; blu = regioni del Centro-Nord;rosso = regioni del Sud e Isole.

 

In sintesi: Bussetti come “cavallo di Troia” per unMinistero e uno Stato centrale sempre più deboli, a tutto vantaggio delleRegioni e degli assessorati regionali.

Che ciò possa andare a beneficio del sistemascolastico nel suo complesso è tutto da dimostrare. Al contrario, l’esempiodella Germania dovrebbe fungere da monito (Figura 2).

Ormai da tempo numerosi osservatori denunciano comel’assetto federale tedesco, in ambito scolastico, sia tra le più importantideterminanti della (crescente) disuguaglianza sociale osservata nel Paese (vediFreitage Schlicht, 2009). Ledifferenze istituzionali fra Länder, infatti, tendono ad accentuare idivari sociali dovuti al sistema di tracking [2], adifferenze di reddito, istruzione e cittadinanza, e all’accesso differenziatoai servizi per la prima infanzia. Tutte dinamiche che si presentano sempre piùdi frequente anche in Italia.

Figura 2 – Odd Ratio fra appartenenza al più alto quartile di reddito e accesso al Gymnasium. Fonte: Freitag e Schlicht (2009), Educational Federalism in Germany: Foundations of Social Inequality in Education. Legenda: giallo = ex Germania Ovest; grigio = ex Germania Est. Nota: L’odd ratio (OR) definisce il rapporto tra due probabilità. In questo caso, il rapporto fra la probabilità che un bambino nato in una famiglia facente parte del 25% più ricco della popolazione frequenti il Gymnasium – la scuola secondaria di tipo accademico, la cui frequentazione è correlata a maggiori redditi futuri –, e la probabilità che la stessa tipologia scuola sia frequentata da un bambino nato in una famiglia facente parte del secondo quartile della distribuzione dei redditi (dal 50esimo al 25esimo percentile più povero). Un OR uguale a 6, ad esempio, implica che è 6 volte più probabile che il più ricco frequenti il Gymnasium rispetto al più povero.

Figura 2 – Odd Ratiofra appartenenza al più alto quartile di reddito e accesso al Gymnasium.
Fonte: Freitag e Schlicht (2009), Educational Federalism inGermany: Foundations of Social Inequality in Education.
Legenda: giallo = ex Germania Ovest; grigio = ex Germania Est.
Nota: L’odd ratio (OR) definisce il rapporto tra dueprobabilità. In questo caso, il rapporto fra la probabilità che un bambino natoin una famiglia facente parte del 25% più ricco della popolazione frequenti ilGymnasium – la scuola secondaria di tipo accademico, la cui frequentazione ècorrelata a maggiori redditi futuri –, e la probabilità che la stessa tipologiascuola sia frequentata da un bambino nato in una famiglia facente parte delsecondo quartile della distribuzione dei redditi (dal 50esimo al 25esimopercentile più povero). Un OR uguale a 6, ad esempio, implica che è 6 volte piùprobabile che il più ricco frequenti il Gymnasium rispetto al più povero.

 

La scuolacome terra di conquista per nuove risorse

Il secondo motivo per cui la nomina di una figura comequella di Bussetti preoccupa è rintracciabile nel suo profilo politico. Comedetto, non è un personaggio di spicco del governo, e non sembra essereportatore di un’idea complessiva di scuola o di un progetto di riforma. Questopotrà pesare (molto) nel momento in cui qualcuno (il ministro dell’Economia?)verrà a bussare alla porta del MIUR a caccia di risorse.

È innegabile: il Governo ha in agenda sfide e progettimolto costosi – la sterilizzazione dell’aumento dell’IVA [3], per dirneuna, da una parte, e le proposte di bandiera su flat tax, reddito dicittadinanza e pensioni, dall’altra. Il contratto glissa sul tema dellecoperture, ma la questione è ineludibile e ineluttabile: qualcuno dovrà pagare,e anche tanto. E nonostante il contratto parli di rimettere l’istruzione “alcentro del nostro sistema Paese” con “strumenti efficaci”, da nessuna parte sifa esplicitamente menzione di risorse maggiori o invarianti per la scuola. Ilbudget del Ministero (tra i 56 e i 57 miliardi nel triennio 2017-2019; fonte) farà sicuramente gola, e servirà capitalepolitico – che Bussetti non ha – per difenderlo.

Un’ultimanota: nel contratto si parla invece esplicitamente di “incrementare le risorse”per l’università e la ricerca (p. 55). Bussetti – come la Fedeli – nonproviene da quel mondo: vorrà battersi per questo obiettivo? Saprà farlo? Se ilMIUR sarà terra di conquista, a farne le spese sarà probabilmente la scuola(nell’università e nella ricerca non c’è davvero più niente da tagliare). Ma siriuscirà davvero a generare maggiori risorse per i nostri atenei?

Inconclusione, il nostro contributo si aggiunge al turbinio di “processi alleintenzioni” che popolano il dibattito italiano in questi giorni. Non sappiamo,infatti, che rapporto ci sia, in quest’inedita alleanza di governo, tra il dire,il non-dire e il fare. Siamo preoccupati che dietro il “cambiamento” sinasconda un effettivo regresso.

Che dire?Benvenuto ministro Bussetti e in bocca al lupo. Speriamo vivamente di esseresmentiti su tutta la linea.

 

Twitter @Tortugaecon

 

[1] Gli Uffici Scolastici Territorialisono divisioni degli Uffici Scolastici Regionali. Le funzioni assegnate lorosul territorio di competenza sono quelle di cui all’art. 8, comma 3, del DPCMn. 98 del 2014. Tra queste troviamo, ad esempio, assistenza, consulenza esupporto agli istituti scolastici e gestione delle graduatorie e dell’organicodel personale docente, educativo e ATA.

 

[2] Si definisce come trackingla ripartizione degli studenti in diversi indirizzi scolastici – come avvienein Italia nella scuola secondaria di II grado o in Germania già dai 10 anni –oppure per livello di abilità o per curriculum all’interno di una stessa scuola– come avviene negli Stati Uniti.

 

[3] Anche se il Ministro Tria sembranon disdegnare l’aumento dell’IVA come forma di finanziamento.

 



 

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