Privacy: la corretta comunicazione delle non ammissioni

 

Bocciature scrutini ed esami, come devonoessere comunicate alle famiglie nel modo corretto

Orizzontescuola – 11/7/2018 -  Katjuscia Pitino


L’autonomia scolastica ha inciso molto sulle modalità di comunicazionescuola/famiglia, lasciando alle singole istituzioni scolastiche la libertà diregolamentare la questione o all’interno del piano triennale dell’offertaformativa o meglio ancora nel Regolamento di istituto.

Nellafattispecie entrano a pieno titolo anche le modalità di comunicazionedegli esiti negativi degli scrutini e degli esami, le quali per ladelicatezza della missiva dovrebbero essere opportunamente definite dallascuola ed ordinate in modo tale che l’adempimento non venga a ledere il dirittoalla riservatezza che le famiglie (in specie alcune!) si aspettano sullatematica in oggetto.

Benché il garante sulla privacy sisia espresso sulla possibilità di poter pubblicare gli esiti scolastici deglialunni (Cfr. La privacy tra i banchi di scuola del 2010 Vademecum del Garante),non violando tale pubblicazione il diritto alla riservatezza, esiste tuttaviauna deontologia prettamente scolastica che impone il rispetto di alcuniprincipi fondamentali che potrebbero trovare legittimazione sia attraverso idocumenti succitati, sia nel famoso Patto educativo di corresponsabilità,introdotto dal DPR n.235 del 2007, il quale può considerarsi oggi letteramorta, ridotto in effetti, quando si fa, ad una mera sottoscrizione formale.Rari sono infatti i casi in cui il patto “finalizzato a definire in manieradettagliata e condivisa diritti e doveri nel rapporto tra istituzionescolastica autonoma, studenti e famiglie” sia il frutto di “elaborazionee revisione condivisa”.

Del tutto assenti poi le previsionidel comma 3 dell’art.3 del DPR 235 dove si indica appunto che “nell’ambitodelle prime due settimane di inizio delle attività didattiche, ciascunaistituzione scolastica pone in essere le iniziative più idonee per le opportuneattività di accoglienza dei nuovi studenti, per la presentazione e lacondivisione dello statuto delle studentesse e degli studenti, del pianodell’offerta formativa, dei regolamenti di istituto e del patto educativo dicorresponsabilità”.

Oggi il fenomeno delladigitalizzazione, dilagante ed impositiva, esternata in ambito scolasticoattraverso il Registro Elettronico, strumento elevato a simbolo dellatrasparenza valutativa e della stessa funzione docente, ha fatto perdere di vistale buone creanze che dovrebbero esistere alla base di ogni patto educativo. IlR.E. ha taylorizzato la valutazione scolastica, azzerando il dispositivo dellanarrazione e facendo scomparire del tutto gli incontri scuola/famiglia inpresenza; nella sostanza si stanno perdendo i contatti umani che costituisconola base per una buona collaborazione e condivisione.

Eppure negli anni passati il Miurattraverso ordinanze e note ministeriali raccomandava di porre particolareattenzione alla tematica della comunicazione degli esiti negativi degliscrutini e degli esami; ricordiamo l’O.M. n.126 del 2000 e la successivaCircolare n.156 del 2000, quest’ultima afferma che la comunicazionedell’esito negativo degli scrutini e degli esami non è da considerarsicome “un atto a se stante, di carattere meramente burocratico, ma comemomento conclusivo di una continua e proficua collaborazione tra scuole efamiglie da incentivare e rendere sempre più intensa e partecipata nel futuro”.

Peraltro le indicazioniministeriali oltre a sollecitare le scuole sulla necessità di individuare edefinire le modalità di comunicazione sottolineavano di trattare la questione“secondo il prudente apprezzamento derivante dalla conoscenza e peculiarità deisingoli casi”. Quindi già allora il Miur si poneva il problema deltrattamento della questione.

Al contrario procedura diversa èinserita nell’O.M. n.257 del 2017 sugli esami di Stato conclusivi di istruzionesecondaria di secondo grado, dove all’art.28 si legge che è possibileutilizzare la dizione ESITO NEGATIVO nel caso di mancato superamento dell’esamestesso (cfr. articolo 6, comma 4, D.P.R. n. 122/2009), principio che ritroviamoanche nell’ultima O.M. n.350 del 2018.

Il decreto legislativo n.62 del2017 che detta norme sulla valutazione prevede all’art.1 comma 5 che “perfavorire i rapporti scuola-famiglia, le istituzioni scolastiche adottanomodalità di comunicazione efficaci e trasparenti in merito alla valutazione delpercorso scolastico delle alunne e degli alunne, delle studentesse e deglistudenti”, quindi si pone in tutta evidenza il problema dellacomunicazione dei percorsi scolastici; ricordiamo però che dal primo settembre2017 l’art.1 del DPR n.122 del 2009 ha cessato di avere efficacia; inriferimento a quest’ultimo articolo, il comma 7 in effetti permetteva allescuole di avvalersi “nel rispetto delle vigenti disposizioni in materia diriservatezza, anche degli strumenti offerti dalle moderne tecnologie”, perassicurare una informazione tempestiva circa il processo di apprendimento e lavalutazione degli alunni. Viene il dubbio che il legislatore, attraverso questadichiarazione di inefficacia, abbia inteso ripristinare modalità dicomunicazione diverse da quelle digitali, rinviando alle disposizioni di cuiall’art.1 comma 5 del D.Lgs 62. In teoria le modalità di comunicazionedovrebbero essere parte integrante dei criteri stabiliti dal collegio deidocenti ed inserite nel PTOF.

Di fronte a tutto ciò, ai genitorinon resta che lamentare la mancata regolamentazione delle modalità dicomunicazione scuola/famiglia nel momento in cui essi sono chiamati a formularele loro proposte in merito al PTOF e in seno al Consiglio di istituto, tantomeglio se ci sono occasioni per condividere il Patto educativo dicorresponsabilità.

Infine possiamo affermare che lerelazioni scuola famiglia contribuiscono alla qualità della scuola e non ècorretto liquidare l’esito negativo di un alunno soltanto attraverso una merapubblicazione.

 



 

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