MIUR: Linee guida in commissioni cultura

 

 

Mercoledì 11 Luglio 2018

Commissioni congiunte 7a Senato (Istruzione pubblica, beni culturali) e VII Camera (Cultura, scienza e istruzione)

Comunicazioni del Ministro del'istruzione (guarda il video sul canale del Senato)

Comunicazioni del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, Marco Bussetti, sulle linee programmatiche del suo Dicastero

 

Linee Programmatiche del dicastero del ministro Bussetti

FLCCGIL - 12/7/2018

 

Linee Programmatiche del dicastero del ministro Marco Bussetti: prime considerazioni della FLC CGIL

Sulle Linee Programmatiche del dicastero del ministro Marco Bussetti, presentate oggi in Senato, davanti alle commissioni VII di Camera e Senato congiunte, riportiamo le nostre prime considerazioni.

Concordiamo con il ministro sul fatto che la scuola non abbia bisogno dell’ennesima riforma.

Doveroso l’impegno per la messa in sicurezza delle strutture scolastiche. Altrettanto giusto ridare centralità ai docenti, al personale ATA, ai dirigenti scolastici e ai ricercatori. Bene la valorizzazione degli accordi sindacali sottoscritti nelle ultime settimane, con i quali abbiamo ottenuto buoni risultati a parziale risarcimento degli effetti negativi della Legge 107/15 (l’abolizione della chiamata diretta e l’accordo sulle assegnazioni provvisorie), tuttavia i toni ci sono sembrati fin troppo timidi. La Buona Scuola deve essere superata in molti punti, dove non sono sufficienti dei semplici accorgimenti.

E soprattutto ci vogliono investimenti: in nessun passaggio il ministro ha spiegato come intende recuperare fondi per l’Istruzione e la Ricerca, per la formazione, per il reclutamento, per l’inclusione. Non vorremmo che il mondo della conoscenza, considerato da tutti a parole il centro propulsore dei diritti di cittadinanza, dell’innovazione e dello sviluppo continui a rimanere senza risorse.

La vera riforma della scuola deve passare attraverso il riscatto sociale ed il rilancio economico del mondo dell’Istruzione e della Ricerca: il ministro ne ha parlato, senza però presentare proposte concrete e senza un impegno esplicito a farlo con il prossimo Ccnl.

Si tratta di una prima analisi di bisogni che ci è parsa priva nella proposta ma che verificheremo alla prova dei fatti: sui diplomati magistrali non è stata consegnata una soluzione concreta che chiarisca come e quando chiudere questa vertenza; dell’alternanza scuola-lavoro non è stato detto se continua a rappresentare un obbligo calato dall’alto o diventa finalmente una opportunità che nasce dai bisogni delle scuole; del concorso per DSGA -già definito dalla Legge di Bilancio 2018 – non sono state date indicazioni di termini temporali. Non si è parlato di semplificazione, non si è parlato di potenziamento degli organici e della restituzione del tempo scuola tagliato dalla riforma Gelmini. Si è parlato vagamente di una riforma del reclutamento dei docenti, ma non si è detto di voler abrogare il limite dei 36 mesi posto dalla legge 107 ai contratti del personale a tempo determinato.

Sul tema dell’inclusività è invece grave che il ministro Bussetti non abbia menzionato il diritto all’istruzione dei figli degli immigrati che tutti i giorni cercano nel nostro Paese e nei banchi di scuola, nell’università, nelle Accademie e Conservatori, il loro riscatto umano e sociale. Non possono essere dimenticati, perché l’inclusività è un valore universale ed assoluto: altrimenti è altra discriminazione.

Nell’inviare al ministro i nostri auguri per il suo mandato, ci aspettiamo a breve una convocazione per un confronto sui provvedimenti legati all’avvio dell’anno scolastico e sulle linee di indirizzo.

 

Bussetti: sì ad avvio corsi specializzazione sostegno, su diplomati stiamo lavorando

da Orizzontescuola – 12/7/2018 -  Elisabetta Tonni

Intervenendo al programma La Radio Ne Parla, il ministro dell’Istruzione Bussetti ha fatto una rapida panoramica sugli argomenti di cronaca.

Edilizia scolastica

Sul tema dell’edilizia scolastica, Bussetti ha assicurato che la settimana prossima sarà pubblicata una relazione sullo stato dell’arte degli edifici, ma non mancheranno le risorse per la messa in sicurezza delle scuole. Ci sono situazioni fra le più varie, compresi per esempio istituti scolastici all’interno di proprietà private, quindi è necessario avere il quadro chiaro che è atteso – appunto – per i prossimi giorni.

Caso Monfalcone

Sulla storia dei bambini di origine bengalese esclusi da una scuola di Monfalcone, il Ministro ha assicurato che si sta lavorando per attivare due classi in più e far rientrare la percentuale dei bambini stranieri nella soglia prevista dalla legge. Il Ministro non ha dato certezza se l’attivazione delle due classi aggiuntive potrà avvenire già dal prossimo anno.

Diplomati magistrali

Estrema riservatezza, invece, sulla questione dei diplomati magistrale ante 2002, il cui accesso al ruolo è ostacolato dalla sentenza plenaria del Consiglio di Stato. Il Ministro non ha voluto anticipare alcunché sulle misure in programma, proprio perché queste sono in fase di elaborazione. Ha solo rassicurato sul fatto che si sta lavorando per sistemare una volta per tutte la situazione.

Sostegno e scuola dell’inclusione

Secondo il ministro Bussetti, è ancora troppa alta la carenza di docenti di sostegno. Un rimedio potrebbe arrivare da un percorso formativo da avviare anche all’interno dell’Università in modo da avere insegnanti di sostengo preparati.

Dirigenti scolastici

Non è possibile per un preside gestire più scuole contemporaneamente. Bussetti ribadisce l’importanza di mettere un dirigente scolastico in grado di fare bene il suo lavoro. Il concorso che partirà a fine luglio dovrebbe servire proprio per questo.

Stipendi

Sul tema delle retribuzioni, infine, il Ministro ha espressamente glissato l’argomento: “E’ un tema che eviterei. Ma tutti noi riconosciamo il valore e l’opera importante svolta dai docenti nelle nostre scuole“.

 

Alternanza scuola-lavoro, Bussetti: finalizzata all’orientamento, necessaria coerenza con percorso di studio

da Orizzontescuola – 12/7/2018 – redazione

 

Il Ministro Bussetti, come riferito, ha illustrato in Senato le linee programmatiche del suo Dicastero.

Diversi i temi affrontati, tra cui non poteva mancare uno dei capisaldi della Buona Scuola, ossia l’alternanza scuola – lavoro.

Conferma

Il Ministro, come già affermato in altre occasione, ha ribadito che l’alternanza non va archiviata, semmai migliorata.

Finalità

L’alternanza, secondo il Ministro, è necessaria ai nostri studenti per orientarsi verso un lavoro, qualunque esso sia, completando così il percorso di studi che non può basarsi solo sul trasferimento di conoscenze.

Cosa va migliorato

Il Ministro ha affermato che non è tollerabile far svolgere agli studenti percorsi non di qualità e che non rispondano agli standard di sicurezza.

Altro aspetto da migliorare la coerenza tra percorso di studio ed esperienza di alternanza.

Su tali aspetti, ha concluso il ministro, stiamo già lavorando per apportare le opportune correzioni al fine di liberare le piene potenzialità di uno strumento in cui, ripeto, credo molto.

 

Dirigenti scolastici, Bussetti: concorso supererà problema reggenze

Orizzontescuola – 12/7/2018 -  redazione

 

Il Ministro Bussetti, nel corso dell’audizione davanti alle Commissioni 7ª della Camera e del Senato, ha parlato del corso-concorso per diventare dirigente scolastico.

Superamento problema reggenze

Bussetti ha ricordato che 1.700 dirigenti sono reggenti di una o più scuole, a tutto discapito della qualità della gestione dei singoli Istituti, la cui organizzazione diviene tutti i giorni più complessa.

La situazione migliorerà grazie al concorso.  Queste le parole del Ministro:

Il nuovo concorso sui dirigenti scolastici, che si svolgerà nelle prossime settimane, oltre ad essere un’occasione di sviluppo di carriera per i docenti interessati a svolgere un nuovo ruolo, permetterà di riportare alla normalità i carichi di lavoro di quelli già in servizio“.

Grazie ai nuovi dirigenti, dunque, si alleggerirà il lavoro di quelli già in servizio, che devono svolgere un duplice lavoro: nella scuola di titolarità e in quella affidata in reggenza.

DSGA

Non è mancato un riferimento ai Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi (DSGA), relativamente ai quali dovrà essere bandito a breve il concorso.

 

Diplomati magistrali, Bussetti spegne le speranze di migliaia di docenti: “Le sentenze vanno rispettate. No eccezioni”

da Il Fatto Quotidiano – 12/7/2018 - Alex Corlazzoli

Audizione del ministro davanti alle commissioni Istruzione di Camera e Senato: “Rispettare le sentenze”. Lo scorso anno il Consiglio di Stato aveva stabilito che il titolo di studio conseguito entro il 2001-2002 non fosse sufficiente per entrare nelle graduatorie a esaurimento. In bilico 5600 insegnanti con cattedra a tempo indeterminato e altri 45mila già nelle gae

 “Le sentenze pronunciate in nome del popolo italiano vanno rispettate senza eccezioni”. Il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, spegne la speranza dei diplomati magistrali. Il nuovo inquilino di viale Trastevere, oggi pomeriggio, 11 luglio, ha presentato alle commissioni Istruzione congiunte di Senato e Camera gli impegni che prenderà col mondo della scuola. Nessun ribaltone. Nessuna rottamazione. Anzi Bussetti è stato chiaro: “La scuola e l’università sono state oggetto di riforme a ritmo tale che la nuova si presentava quando l’altra non era ancora realizzata. Non voglio ricorrere a nuove riforme e ulteriori strappi”.

L’intervento del ministro è parso a molti deputati e senatori “timido”, ma a nessuno è sfuggita la frase sulla questione dei diplomati magistrali soprattutto alla luce della decisione presa con il decreto dignità, che ha congelato per 120 giorni la situazione dei 5.600 insegnanti che avevano già ricevuto la cattedra a tempo indeterminato (con riserva) e degli altri 45mila che rischiano di essere depennati dalle gae (graduatorie a esaurimento). Donne e uomini del mondo della scuola che sono rimasti senza alcuna certezza in attesa della soluzione definitiva del governo. A molti parlamentari, dall’ex sottosegretario Gabriele Toccafondi a Simona Malpezzi fino all’ex assessore all’Istruzione della Regione Lombardia Valentina Aprea, non è piaciuto il fatto che nella  relazione il ministro non abbia citato una sola volta la questione dei fondi alle scuole paritarie sulla quale 5Stelle e Lega hanno espresso nei rispettivi programmi impegni decisamente differenti.

Una novità arriva sul fronte dell’assunzione dei docenti: “Occorrerà riflettere su nuovi strumenti che tengano conto del legame dei docenti con il loro territorio, affrontando all’origine il problema dei trasferimenti, ormai a livelli non ulteriormente accettabili, che non consentono un’adeguata continuità didattica a detrimento della formazione dei nostri ragazzi”.

Bussetti nel suo intervento ha voluto sottolineare, a seguito delle polemiche sorte per lo scioglimento dell’unità di missione sull’edilizia scolastica a Palazzo Chigi, che “è importante intervenire urgentemente sulle infrastrutture scolastiche con un piano pluriennale di investimenti per la sicurezza degli edifici scolastici” avvalendosi di tutte le misure a disposizione, anche con i fondi europei.

Il ministro ha espresso la sua volontà di metter mano all’esperienza di scuola alternanza/lavoro: “È stata interpretata come un obbligo e non come opportunità. Sono convinto che i termini ‘scuola e lavoro’ non devono essere intesi in modo antitetico ma come sintesi. Non deve essere archiviata ma necessita di aggiustamenti, trovo molto importante e formativo che gli studenti possano con l’alternanza misurarsi col mondo del lavoro ma il Ministero non può tollerare percorsi che non siano di assoluta qualità e di standard elevati di sicurezza. Servono le opportune correzioni ma è uno strumento su cui credo molto”.

Non sembra preoccupato, invece, dei numeri che indicano che sempre più giovani se ne vanno dall’Italia:  “Non ho timore della fuga dei cervelli: la ricerca è internazionale. È fisiologico che un nostro studente voglia approfondire i suoi studi all’estero. Il problema non è la partenza ma il mancato ritorno”. Sul tema ha dedicato parecchi minuti: “Occorre valutare la creazione di una Agenzia nazionale sulla ricerca: servono finanziamenti talmente ingenti che non si possono recuperare solo dal pubblico, serve un partenariato pubblico-privato in favore della ricerca. Voglio agire sui finanziamenti messi a disposizione nell’Ue e ottenere quanti più fondi possibili dal prossimo finanziamento quadro che ha un valore di 100 miliardi di euro complessivo. È un’opportunità da non farsi sfuggire”.

Decisa la presa di posizione nei confronti delle famiglie soprattutto alla luce dei fatti violenti di quest’ultimo anno: “Esigo, anzi pretendo, che gli studenti e le loro famiglie abbiano nei confronti dell’istituzione scolastica e di tutte le sue componenti un atteggiamento di rispetto”.

Da ex dirigente dell’ufficio scolastico regionale di Milano, ha più volte citato il “modello lombardo” e da ex insegnante d’educazione fisica ha promesso docenti professionisti già alla primaria per l’educazione motoria e una particolare attenzione per la formazione degli studenti atleti.

 

Bussetti promette un piano per prof e ricercatori e più merito nel reclutamento

da Il Sole 24 Ore – 12/7/2018

«Serve un piano pluriennale per l’università e la ricerca. Innanzitutto occorre riflettere per migliorare il sistema di reclutamento in termini meritocratici, di trasparenza e di esigenza degli atenei». Così il ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Marco Bussetti, ieri in Parlamento per l’illustrazione delle Linee programmatiche del Miur.

Bussetti ha ricordato che purtroppo l’età media dei docenti negli atenei italiani è tra le più alte d’Europa. Anche il numero dei dottorandi e un terzo di quelli tedeschi e si sta riducendo dal 2008 di circa il 25% in meno. «La carriera universitaria non è più particolarmente attraente, gli stipendi non sono particolarmente attrattivi – ha sottolineato Bussetti – non ho timore dalla fuga dei cervelli, però: la ricerca è internazionale, parla tutte le lingue del mondo; è fisiologico che un nostro dottorando senta l’esigenza di lavorare per un periodo all’estero. La questione non è la partenza ma il mancato ritorno, questo sì è un depauperamento. Bisogna fare sì che i giovani studiosi possano rientrare in Italia disponendo di infrastrutture attrezzate in cui poter continuare a sviluppare la loro attività scientifica. Abbiamo bisogno di accrescere il numero dei ricercatori e dei professori aumentando globalmente la dotazione organica». «Bisogna creare le condizioni affinché – ha aggiunto il ministro -, dopo un periodo più o meno lungo, i giovani talenti possano rientrare in Italia: riallineando il salario a quello degli altri principali centri di ricerca e dando loro la possibilità di sviluppare un percorso di carriera, di disporre di infrastrutture fisiche e tecnologiche (ad esempio, laboratori attrezzati) adeguate e finanziate in maniera costante, nelle quali poter continuare a sviluppare l’attività scientifica». Dall’altro – continua ancora Bussetti – dovremo riuscire ad attirare le menti più brillanti, junior o senior, dall’Europa e dal mondo, attività questa in cui siamo deboli».

«Il fatto che le nostre Università compaiano un po’ troppo a margine dei ranking mondiali, va ascritto al ridotto numero dei ricercatori e dei professori e ad una purtroppo scarsa propensione all’internazionalizzazione rispetto alla gran parte degli atenei dei Paesi più avanzati», ha fatto notare il ministro, il quale ha aggiunto che «siamo in fondo alla classifica dei Paesi Ocse per numero di professori universitari e ricercatori in rapporto agli studenti. Abbiamo quindi bisogno di accrescere in modo significativo il numero dei ricercatori e dei professori, non solo consentendo la sostituzione di ogni professore pensionando ma anche creando le condizioni affinché, dopo un periodo più o meno lungo, i giovani talenti possano rientrare in Italia: riallineando il salario a quello degli altri principali centri di ricerca e dare loro la possibilità di sviluppare un percorso di carriera, di disporre di infrastrutture fisiche e tecnologiche (ad esempio, laboratori attrezzati) adeguate e finanziate in maniera costante, nelle quali poter continuare a sviluppare l’attività scientifica». Un intervento importante dovrà riguardare poi l’innovazione didattica ed in particolare quella digitale. Sarà incentivata l’offerta formativa on line e telematica delle università statali – ha assicurato Bussetti – attraverso finanziamenti finalizzati, nonché meglio regolamentata l’offerta formativa delle università telematiche private.

«Preoccupante, senza idee né progettualità per università e ricerca», questo il giudizio del senatore Francesco Verducci del Pd in merito all’intervento del ministro Bussetti in Parlamento. «L’niversità ha grandi problemi aperti: scarsità di immatricolati e laureati, scarsità e precariato dei ricercatori, divario territoriale. Ma in 45 minuti di intervento il ministro non ha mai citato né il tema dell’accesso, né il tema della precarietà, nè quello degli squilibri territoriali. E questo è molto grave. Ancor più grave e inquietante è che il ministro non abbia mai citato il diritto allo studio universitario». «Negli anni scorsi i Governi del Pd hanno quasi raddoppiato i fondi per il diritto allo studio, introdotto risorse per la norma rivoluzionaria sulla no tax area, varato un piano massiccio di reclutamento e stabilizzazione dei ricercatori. Faremo il massimo – conclude Verducci – per impedire che il Governo Lega-M5S mandi al macero quanto fatto e volti le spalle alle aspettative del Paese e delle nuove generazioni».



Linee Guida Bussetti, delusi gli studenti: nessun impegno concreto

Orizzontescuola - 12/7/2018 - redazione


Ieri il Ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca Marco Bussetti ha presentato al Senato le linee programmatiche di intervento per la legislatura corrente.

Giammarco Manfreda, Coordinatore Nazionale della Rete degli Studenti Medi, dichiara: ”Nell’intervento del neo-Ministro Marco Bussetti al Senato dobbiamo purtroppo notare come sia ancora completamente assente il tema del diritto allo studio e pensiamo sia imbarazzante l’assenza di riferimenti al quadro preoccupante che hanno delineato i risultati delle prove invalsi.

Oggi avremmo voluto sentire che tra i primi obiettivi da porre in agenda ci fosse un investimento reale nella delega per il diritto allo studio e il welfare studentesco approvata nella legislatura passata, avremmo voluto notare un impegno reale a garantire a tutte e tutti, indipendentemente dalle condizioni economiche di partenza, l’accesso ai livelli più alti dell’istruzione, avremmo voluto che si ponesse un’attenzione forte al sistema di servizi di base come libri di testo e mobilità che costano alle famiglie una spesa eccessivamente alta.

Al contrario, abbiamo potuto ascoltare un insieme di obiettivi fumosi e poco chiari che non ci lasciano ben sperare.

Sull’edilizia scolastica si parla di un’attenzione particolare e un investimento forte per garantire agli studenti sicurezza e salubrità dei luoghi dell’istruzione ma non si parla di come il Ministero intende affrontare il problema di un’anagrafe nazionale che non funziona e di più di 4 miliardi dei 9 stanziati nel corso della precedente stagione di Governo stanziati ma non ancora utilizzati.

Sul tema dell‘alternanza scuola lavoro possiamo certamente dire che sembra esserci unità di intenti in ottica di porre un freno ai progetti non in linea con i percorsi formativi ma se in prima istanza sembra essere uno degli aspetti più positivi dobbiamo sottolineare come le parole del Ministro lascino intendere una visione del suddetto strumento come un avvicinamento sempre più pericoloso e di subordinazione del mondo della scuola a quello del lavoro, senza far assolutamente cenno per di più alla necessità di investire sulla formazione dei tutor interni ed esterni. Si è parlato tanto e giustamente di misure per incentivare l’inclusione degli studenti con disabilità e di quelli con Bisogni Educativi Speciali ma non una parola è stata spesa per comprendere come vuole essere affrontata una grande esigenza come quella dell’inclusione degli studenti migranti di prima e seconda generazione che tutti i giorni vivono la scuola insieme a noi”.

Elisa Marchetti, Coordinatrice Nazionale dell’Unione degli Universitari, dichiara: ”Il Ministro relega il diritto allo studio universitario ad un tema del tutto marginale. Il tempo dedicato ad affrontare questa tematica così ampia è brevissimo e le parole spese sono approssimative e sommarie, come per la appena citata estensione della no-tax area a una più ampia platea di studenti. Si tratta di fatto di una replica sterile delle poche righe contenute nel contratto di governo. Parole, che nelle poche occasioni di attuazione concreta hanno già mostrato il vero significato.

Dal Governo infatti non c’è stata una parola sui prestiti d’onore, così come nessuna smentita sulla nomina del relatore della legge Gelmini, Valditara, a capo dipartimento dell’Università. Anzi, nel riportare le linee guida sul diritto allo studio, si parla di una stabilizzazione del Fondo Integrativo Statale per le borse di studio invece che di un suo aumento, necessario come mostra l’esistenza degli idonei non beneficiari, e si ribadisce la volontà di utilizzare test attitudinali come prove di accesso ai corsi universitari. Bussetti mette sul piatto un non meglio specificato aumento dell’organico complessivo e parla inoltre di una generica necessità di investire in ricerca e di sviluppare la terza missione, ma anche in questo caso proponendo ricette vecchie e limitative come l’implementazione dei dottorati industriali. In sintesi, oggi ci è stata data ancora una volta la conferma che università e ricerca non sono campi di interesse del Governo.”

Concludono Marchetti e Manfreda:” Siamo complessivamente molto preoccupati dell’idea d’istruzione che emerge dall’intervento del Ministro Bussetti. Si continua a perpetrare una cultura errata in cui lo studente non viene considerato come parte attiva del sistema educativo e quindi visto come semplice ospite di un contesto a lui estraneo, dove sembra avere solo doveri e pochissimi diritti. Saremo pronti a tornare nelle piazze e a rivendicare un sistema che veda scuola e università come strumenti di ascensione sociale, liberi gratuiti e aperti a tutte e tutti.

 



 

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