Dibattito/ Nessun uomo è un'isola

 

Un nuovo patto(senza muri) sul bene comune

CORRIERE DELLA SERA- 08-08-2018 - Intergruppoparlamentare per la sussidiarietà*

Nessun uomo(e nessun Paese) è un'isola. L'Italia non sfugge a questa regola. La situazioneinternazionale di interdipendenza vede il protagonismo di nuovi Paesi sulla viadello sviluppo. Bisogna prenderne atto, pena una perdita di ricchezza e redditocon conseguenze sul piano del welfare e della povertà. Se l'Italia non imboccala via dello sviluppo, si impoverirà. Senza sviluppo i giovani non avrannolavoro, ne reddito, ne pensione. Da dove ripartire? La nostra storia ci indicail metodo: il patto per il bene comune stretto tra forze politiche e socialidopo la Seconda guerra mondiale, il compromesso virtuoso da cui sono natiRepubblica, Costituzione e boom economico. Protagonisti furono partiti, impresee corpi intermedi, luoghi fisici dove la gente aggrega e viene educata aconfrontarsi per il raggiungimento di un bene comune. Oggi sono in crisi,autoreferenziali e corporativi. Viviamo in una società sempre più«individualizzata» e disintermediata, che non favorisce la costruzione di sensoe il rafforzamento dei valori condivisi. C'è un vuoto in cui «ogni giorno dipiù il desiderio diventa esangue», essendo invece il desiderio «la virtù civilenecessaria per riattivare la dinamica di una società troppo appagata eappiattita» (Rapporto Censis 2010). Se la capacità imprenditoriale non cresce,se nel pubblico si cerca solo il posto fisso, se la solidarietà viene meno, sela voglia di politica non c'è, è perché il desiderio non diventa azione sociale.La spinta propulsiva sullo sviluppo in Italia è venuta meno perché è venutomeno l'io, che ha nel desiderio l'espressione «del suo bisogno e la volontà disuperare il vuoto». Si è affermato un io iper-individualista, slegato dalleappartenenze comunitarie, incentrato su se stesso e su un eterno presente chemette a rischio la tenuta della collettività e l'idea di futuro. Un io privatodi un orizzonte di senso e di legami sociali. Le classi dirigenti hanno oggi laresponsabilità di convergere verso un nuovo patto per il bene comune. Negliultimi anni è successo l'opposto. Si è delegittimato l'avversario e incentratoil conflitto politico su uno scontro tra singole personalità, depotenziandoruolo e percezione dell'importanza dei corpi intermedi e della rappresentanza.Non serve ulteriore discredito su tutto e tutti, bensì dialogo e collaborazionetra forze diverse ma capaci di proporre al Parlamento soluzioni condivise.Occorre, come ha detto il presidente Mattarella al Meeting di Rimini nel 2015,«recuperare interamente il senso del vivere insieme» perché «le grandi sfide dioggi si possono affermare e governare soltanto ricercando e trovando politichecomuni e impegni condivisi». Dialogo e incontro: è questo, fin dal suo inizionel 2003, il metodo dell'Intergruppo per la sussidiarietà. Imprese, Sud,educazione, welfare, istituzioni sono i contenuti di questo dialogo. Il sistemaproduttivo italiano va rinnovato, non rottamato ne snaturato. Le piccole emedie imprese di qualità, la loro flessibilità e capacità di innovazione, sonoun attore non sostituibile dalla grande impresa. Nella sfida sussidiaria peraumentare la competitività va superato il sistema di incentivi a pioggia conpolitiche che premino chi innova, fa formazione, esporta e crea occupazione,tutelando dalla contraffazione i prodotti simbolo di qualità. Il Sud non è laperiferia del Nord Europa e dell'Italia. È il centro geopolitico, sociale,culturale ed economico di una delle aree di maggiore interesse al mondo, ilbacino del Mediterraneo. Il potenziamento di Suez e la crescita del Far East loricollocano al cuore delle strategie marittime internazionali. Le sueuniversità possono essere luoghi di formazione per i giovani dei Paesirivieraschi. Può avere un'agricoltura di qualità. È luogo naturale di unturismo d'alto livello internazionale. Vanno difese le grandi imprese esviluppate le piccole e medie che in settori specializzati reggono laconcorrenza internazionale. L'educazione oggi è la sfida cruciale dei governi.Spendiamo il 3,7% del Pil contro una media Ocse del 4,8.

I ragazzivanno rimessi al centro dell'azione formativa, valorizzando l'autonomia dellescuole in un sistema di effettiva parità scolastica, coinvolgendo i territori ele realtà sociali. Occorre nuova formazione professionale. Nel nostro sistemadi welfare pubblico e privato cercano di integrarsi per affrontareadeguatamente i crescenti rischi e bisogni sociali a cui sono esposti icittadini. Occorre continuare in un approccio partecipativo delle realtà nonprofit e non indulgere in misure assistenzialistiche. Pubblica amministrazione,forma di governo e autonomie. Torniamo a confrontarci sul superamento dellafallimentare logica dell'uniformità e del centralismo a favore di unregionalismo differenziato e sul progetto di federalismo fiscale. Sono sfide daaffrontare insieme nel dialogo all'interno delle istituzioni. Dialogo che, purpartendo da (e restando su) posizioni politiche diverse, trova nel principio disussidiarietà un punto di lavoro comune.

 

*Intergruppoparlamentare per la sussidiarietà, iniziativa nata per stimolare dibattito econfronto su questi temi e a cui aderiscono oltre duecento tra deputati e senatoridi tutti gli schieramenti politici

 

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