Dispersione scolastica: si combatte anche con l’orientamento

 

Talento e sguardo al futuro: così si decide per la scuola giusta

da Il Sole 24 Ore – 10/9/2018 - Eugenio Bruno

 

Uno studentesu sette fugge dai banchi prima del tempo. E più o meno altrettanti ripetono ilprimo anno delle superiori. Bastano questi due numeri a riassumere ladelicatezza della scelta che 500mila ragazzi e ragazze stanno compiendo inquesti giorni. A loro e ai loro genitori Il Sole 24 Ore ha scelto di dedicarequesta guida con tutte le informazioni utili per prendere una decisioneinformata. E soprattutto consapevole. Pensando al presente e magariproiettandosi già al futuro. Senza fretta, perché la procedura online – che è partitalunedì scorso e si concluderà alle ore 20 del 31 gennaio – non è un clickday e, dunque, iscriversi prima degli altri non dà alcun vantaggio. Maanche senza panico perché, come vedremo tra breve, per correre ai ripari c’ètempo.

Degli 1,5milioni di alunni italiani che sono chiamati a iscriversi in prima classe circaun terzo deve farlo alle superiori. Preparandosi così ad affrontare la lungasalita che in cinque anni – o quattro per chi vuole tenterà la carta deldiploma in quattro anni offerta da 189 scuole sparse lungo la penisola – liporterà dinanzi a un bivio ancora più importante. E cioè se proseguire glistudi, all’università o magari in un Its, oppure se cercare immediatamentelavoro. Arrivarci avendo già in testa che cosa “fare da grandi” e attraversoquale percorso potrebbe offrire un vantaggio competitivo. Anche al Paese. Chedeve fare ancora i conti con la terza disoccupazione giovanile più altad’Europa e il penultimo posto per numero di laureati nella fascia d’età 30-34anni.

Come spieghiamonelle pagine seguenti le scelte a disposizione non mancano. Che si opti per unliceo classico dalla solida tradizione formativa o per un istituto tecnico giàproiettato nel mondo di Industria 4.0 in teoria cambia poco. L’importante èindividuare una strada – anche grazie alla miriade di dati che sono reperibiliin rete e che possono arricchire di valore aggiunto il tradizionale“passaparola” – e poi seguirla. Aggiungendo, se possibile, tutte quelle softskill trasversali che possono arricchire il bagaglio di competenze econoscenze tradizionali: dalle lingue, ad esempio, usufruendo della possibilitàdi svolgere un anno all’estero, ai percorsi di alternanza scuola-lavoro, cheescono ridimensionati ma non sconfitti dalla manovra di fine anno.

Il consiglioche ci sentiamo di dare ai ragazzi coinvolti e alle loro famiglie è prendersitutto il tempo che serve. Nonostante le scuole fossero tenute a dare entro il10 dicembre il loro “consiglio informativo” agli studenti di terza media èrisaputo che non tutte l’abbiano fatto. Stesso discorso per gli “open day”che chiunque ormai organizza ma difficilmente bastano a fugare i dubbi degliindecisi. Da qui il nostro invito a scandagliare il web e confrontare tutto ilconfrontabile. Usando ad esempio il portale “Scuola in chiaro” del Miur che èfruibile tramite app e che consente di paragonare fino a sei scuole. Numero dialunni, risultati scolastici, docenti di ruolo, rapporti di autovalutazione,aule, laboratori, tassi occupazionali dei diplomati sono solo alcuni datidisponibili. A cui si possono anche aggiungere quelli riaggregati dal portaleEduscopio della Fondazione Agnelli che si è presa la briga di verificare comesono andati all’università o sul mercato del lavoro 1,26 milioni di diplomatiitaliani di tre diverse annualità.

Nella pienaconsapevolezza che ogni scelta potrà essere comunque implementata o modificatain corso d’opera. Prima dell’inizio dell’anno scolastico sarà comunquepossibile cambiare scuola o indirizzo. E anche a lezioni iniziate. In realtà,un termine preciso per i “pentimenti” non c’è. La circolare sulle iscrizioni,pubblicata a novembre dal ministero dell’Istruzione, circoscrive genericamenteai «primi mesi dell’anno» il termine massimo entro cui è possibile optare perun altro indirizzo o una scuola diversa. Presentando una richiesta motivata dinullaosta che deve essere tendenzialmente accolta. A meno che il trasferimentonon comporti l’attivazione di nuove classi a carico del bilancio dello Stato.In quel caso tra il bene del singolo e quello della “patria” prevarrebbe ilsecondo.

 



 

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