Educazione interculturale: quando sono gli stranieri a venire in Italia

 

Maggiore cultura, chili in più e curiosità. Gli studenti stranieri chetrascorrono un anno in Italia

Open.online - - 14/03/2019 - Felice Florio

Vivere unperiodo della scuola superiore in un Paese diverso dal proprio cambia laprospettiva su temi di stringente attualità: frontiere e muri sono parole chesi svuotano dopo essere stati accolti da una famiglia straniera. Ecco le vocidei ragazzi del programma Intercultura che hanno scelto di passare un annoin Italia

In un periodoin cui si sente parlare sempre più spesso di confini nazionali e frontiere, c’èuna generazione che cresce senza muri. Cittadinanza: mondo. E sono tanti iprogrammi finanziati dall’Unione europea e da associazioni che hanno comeprincipio la mobilità, come obiettivo lo scambio tra culture.

Èinteressante capire come mai i ragazzi provenienti da ogni parte delmondo scelgono di frequentare un anno di scuola in Italia. L’Onlus Interculturaassociazione nata nel 1955 «per contribuire a diffondere una cultura di paceattraverso gli scambi dei giovani», ogni anno organizza l’arrivo e lapermanenza di circa 800 studenti stranieri.

«Ciaspettavamo uno studente e invece ci è arrivato un figlio» è lo slogan delprogetto. In quasi 70 anni 25 mila famiglie italiane hanno vissuto questaesperienza interculturale. Maria, 16 anni, viene dalla Russia e ha scoperto nelnostro Paese il luogo dove costruire il suo futuro. «In Russia non esiste unindirizzo artistico nelle scuole. In Sicilia, invece, sto frequentando un liceoartistico ed è la mia vera passione». E quando parla di Noto, la città che l’haaccolta, non nasconde che passerebbe tutte le sue giornate mangiando arance eandando a dipingere in riva al mare.

Ogulcan,Sara Mei e Riccardo si sono conosciuti invece a Milano: il loro anno italianolo stanno vivendo nel capoluogo lombardo. Vengono da tre Paesi lontani ediversi tra loro ma è bastato incontrarsi in una realtà estranea, fuori dallacosiddetta comfort zone, per aprirsi l’un l’altro. «Perché la base perla convivenza felice e pacifica tra le culture è conoscerle. Ma conoscerlesinceramente», spiega Riccardo. A 18 anni è partito dal Venezuela per vivere 10mesi in una famiglia italiana.

«Una serasono rientrato a casa più tardi. Ho detto ai miei genitori ospitanti di cenaresenza di me. Quando ho aperto la porta di casa, me li sono trovati davantiarrabbiati per il ritardo, ma non avevano toccato nemmeno l’antipasto. Abbiamomangiato insieme, e per me è stato molto importante». Ogulcan ha 16 anni, èvenuto dalla Turchia perché ha sempre sognato di conoscere le tradizioniitaliane. «La mia vita è cambiata», dice, e quando farà ritorno a Smirne «avròmolta più cultura e molti più chili».

A Sara Mei,una 17enne canadese che è cresciuta in un ambiente multiculturale, la cosa cheha più impressionato è il calore dei milanesi: «A scuola, in giro, tutti michiedono da dove vengo, mi fanno domande sul Canada e sulle mie originiasiatiche. In classe il primo giorno mi sono saltati addosso», dice, «se cifosse più curiosità e meno pregiudizi, il mondo sarebbe migliore».

Se sonoquasi un migliaio i ragazzi stranieri che vivono un anno in una famigliaitaliana, circa 2.200 ragazzi delle nostre scuole secondarie vincono ilbando per partire all’estero. Dalla gettonatissima Irlanda, per imparare megliol’inglese, al Paraguay, al Ghana e alla Nuova Zelanda. Sono 65 le nazioni cheaccolgono studenti italiani. Matilde, 16 anni, sta vivendo il suo anno“interculturale” a Hong Kong: «Dopo questa esperienza, vedo il mio futurolontano dal mio paese in Toscana, adesso il mio confine è il mondo».

 



 

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