Incontro ARAN Sindacati: la prevalenza del contratto sulle norme

 

Aran-sindacati, scontro aperto

da ItaliaOggi – 15/5/2019 - Carlo Forte

 

Laprevalenza del contratto sulle norme di legge. È questo il tema sul quale si èdiscusso all’Aran giovedì scorso senza giungere ad un accordo. I rappresentantidei sindacati firmatari del contratto (Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda-Unams) edell’agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni(Aran) sono rimasti fermi sulle loro posizioni e non è stato possibile trovareun punto di mediazione. I sindacati hanno affermato che il contratto prevalesulla legge nelle materie affidate alla contrattazione collettiva. E l’Aran haaffermato il contrario.

La riunioneera stata convocata per rispondere ad alcuni quesiti posti da un giudice dellavoro, in riferimento ad un giudizio che riguardava il periodo di permanenzaall’estero dei docenti che vanno ad insegnare nelle scuole italiane. Materiasulla quale il contratto stabilisce una disciplina più favorevole, mentre lalegge ne prevede un’altra più restrittiva. E siccome il nuovo contratto, per lematerie non regolate espressamente dalle nuove disposizioni, rinvia a quelleprecedenti (si veda l’articolo 10, comma 1) il giudice, avvalendosi di unanorma prevista dal decreto legislativo 165/2001, ha chiesto all’Aran e aisindacati di stipulare un accordo di interpretazione autentica. Accordo cheavrebbe dovuto indicare la strada al giudice per interpretare correttamente lanormativa e risolvere il contrasto tra fonti, che sussisterebbe tra le normecontrattuali e quelle contenute nella legge.

Piùprecisamente, tra la disciplina più favorevole contenuta negli articoli 112 delcontratto del 2003 e 116 del contratto del 2007 e tra la disciplina piùrestrittiva prevista dall’articolo 21 del decreto legislativo 64 del 2017. Mail negoziato si è concluso senza alcun accordo. E quindi adesso la pallaritorna al giudice del lavoro, che dovrà decidere autonomamente, senza giovarsidell’aiuto delle parti. La procedura prevede in questi casi che il giudizioprosegua allo stato degli atti, eventualmente, fino al giudizio di legittimitàdavanti alla Corte di cassazione. Dopo la riforma del 2006, infatti, la Supremacorte ha anche titolo a fornire l’interpretazione autentica delle clausole deicontratti collettivi nazionali di lavoro interpretando direttamente lanormativa utilizzata dal giudice del lavoro (si veda l’articolo 360, comma 1,numero 3). Compito, questo, che prima della riforma era riservatoesclusivamente al giudice di merito (di I e II grado). Ecco le tesi emerse altavolo negoziale.

Secondol’amministrazione la materia della mobilità verso l’estero è ora regolata dallalegge. E siccome il decreto legislativo 165/2001 prevede che, in materia dimobilità, la contrattazione collettiva può derogare le norme di legge solo setale deroga è compatibile con le disposizioni di legge, eventuali deroghe nonsarebbero legittime se in contrasto con i vincoli indicati dal legislatore. Isindacati, invece, hanno argomentato 2 tesi contrarie. La prima è che, essendomateria contrattuale, la regolazione della mobilità spetta al tavolo negoziale.Ed eventuali deroghe prevalgono sulla disciplina legale. La seconda tesi,sempre argomentata dai sindacati, è che tutto ciò che è stato regolato dallacontrattazione collettiva, prima dell’avvento della legge 15/2009, continua aprevalere rispetto alle disposizioni di legge che prevedono prescrizioni disegno contrario. Tale ultima tesi si fonda sul fatto che l’articolo 1, comma10, del nuovo contratto altro non sarebbe se non una disposizione di rinviobasata sulla cosiddetta ultrattività dei contratti collettivi. E cioè su unprincipio consolidato nella prassi e confortato dalla giurisprudenza (si vedala sentenza della sezione lavoro della Cassazione n. 5908 del 14 aprile 2003,presidente Senese, relatore Guglielmucci).

Principiosecondo il quale, se la contrattazione collettiva non interviene con nuovedisposizioni riguardanti determinate materie, continuano ad applicarsi quellecontenute nel contratto di lavoro non innovato. Nel caso della mobilitàprofessionale, dunque, continuerebbero ad applicarsi le norme contenute neicontratti del 2003 e del 2007. Norme che, sebbene in contrasto con quellepreviste dalle nuove disposizioni di legge a riguardo, sarebbero ancoravigenti. E siccome i contratti del 2003 e del 2007 furono stipulati in un’epocaprecedente all’entrata in vigore della legge 15/2009, rientrerebbero nellasfera di applicazione del comma 2, dell’articolo 1, della legge 15/2009. Commache fa salve le deroghe intervenute prima del 2009.

Quest’ultimainterpretazione si collega, peraltro, al principio del tempus regit actum.Principio secondo il quale al caso in esame va applicata la legge in vigoreall’epoca in cui il caso si è verificato. La questione è molto delicata perchéil rinvio ai contratti precedenti, per quanto riguarda le materie non regolateespressamente dal nuovo contratto, è stato inserito in tutti i contratticollettivi dei vari comparti del pubblico impiego. E se dovesse prevalere latesi dell’Aran, potrebbe innescarsi un forte contenzioso.






 

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