EroicoQuotidiano/30 anni dalla repressione di Piazza Tienanmen


Qui il video degli eventi e lo storico tentativo dello studente davanti ai carri armati
 
Piazza Tienanmen, Cina “repressione fu giusta”/ Regime autoassolve i propri crimini
- Niccolò Magnani
Cina, piazza Tienanmen: il regime comunista autoassolve i propri crimini, “repressione? Fu scelta giusta e corretta, mantenne stabilità nel Paese”
Come nei più classici regimi autoritari e dittatoriali, davanti alle repressioni e alle stragi le parole d’ordine, a seconda del “tempo”, sono sostanzialmente due: negare laddove possibile, altrimenti “autoassolversi”. La Cina ha scelto le due parole d’ordine in due tempistiche diverse rispetto alla repressione degli studenti nel 1989 in Piazza Tienanmen, con le iconiche immagini dello studente in camicia bianca in piedi impassibile davanti ai carro armati lanciati per sedare la protesta globale pro-democrazia: in un primo momento negare arresti, esecuzioni ed esili e oggi, dopo 30 anni, di fatto “autoassolversi”. «La repressione delle proteste degli studenti pro-democrazia del 1989 di piazza Tiananmen fu la giusta decisione», ha spiegato ieri il Ministro della Difesa della Cina, il generale Wei Fenghe, aggiungendo poi «Si trattò di una turbolenza politica e il governo centrale prese le misure decisive e i militari presero le misure per fermarla e calmare il tumulto. Questa è la strada giusta. E’ la ragione della stabilità del Paese che è stata mantenuta». Nel trentesimo anniversario, il generale del regime comunista non ammette grandi critiche alle scelte del passato, anzi «mi chiedo perché si continui a dire che la Cina “non gestì l’incidente nel modo più appropriato. I 30 anni hanno provato che la Cina ha attraversato importanti cambiamenti».
CINA, PIAZZA TIENANMEN: IL REGIME SI AUTOSSOLVE
Secondo il n.1 delle Forze Armate di Pechino, quanto avvenuto iconicamente in quella piazza e le conseguenti decisioni autoritarie contro gli studenti in rivolta, furono tutti atti utili per trasformare il Paese e portare la Cina al vertice delle potenze mondiali. «Tutto questo è stato possibile perché l’azione del governo ha potuto beneficiare di stabilità e sviluppo»: nella notte tra il 3 e il 4 giugno ricordiamo, i militari cinesi fecero irruzione in Piazza Tienanmen reprimendo nel sangue le proteste contro il regime comunista, davanti agli occhi del mondo che però fecero in fretta “reset” della memoria storica, culturale e politica. Ad oggi ancora non si conosce il numero dei morti, le reali responsabilità e le pratiche utilizzate per sedare la rivolta: da metà aprile del 1989 in poi, diversi gruppi di cittadini, specie giovani e studenti, cominciarono ad affluire in Piazza Tienanmen per accumulare sotto il “Monumento per gli eroi del popolo” fiori, messaggi e poesie in memoria di Hu Yaobang, l’ex segretario del Partito esiliato perché divenuto troppo “liberista” e morto per un attacco di cuore il 15 aprile. Strategie, repressioni “silenziose” ed eventi clamorosi come quello studente in piedi contro il carro armato: «I fatti hanno provato che la confusione e i tumulti di queste settimane, sviluppatisi in disordini controrivoluzionari, sono stati dovuti al collegamento tra forze interne e straniere, sono stati il frutto del rifiorire della borghesia che aveva come obiettivo il rovesciamento della nostra Repubblica popolare cinese e l’instaurazione di un regime anticomunista, antisocialista e vassallo di potenze occidentali», è il resoconto di allora (oggi ricordato da Tg Com24, ndr), confermato in ogni singola parola dal regime di oggi. Sono passati 30 anni, tanto è cambiato ma non la coscienza di un popolo “sterminato” nel proprio intento di ribellarsi al potere.
 
4 giugno 1989, la strage di piazza Tien An Men. «Dormivamo sulla pietra. Volevamo solo vivere come esseri umani»
«Un uomo da solo può fermare la storia. Può spostare le montagne. Il Sabato rende omaggio a quest’uomo che ognuno di noi ha dentro di sé». Ecco come un giovane attivista raccontò la strage del regime comunista
Il 4 giugno 1989 l’esercito cinese spense nel sangue la protesta dei giovani cinesi in piazza Tien an men. Fu in quell’occasione che il settimanale Il Sabato pubblicò un manifesto raffigurante l’immagine simbolo di quella rivolta: un giovane che, con la sola forza del suo corpo e della sua ostinazione, impedì la marcia ai carri armati. Il settimanale corredò la foto con questo esergo: «Un uomo da solo può fermare la storia. Può spostare le montagne. Il Sabato rende omaggio a quest’uomo che ognuno di noi ha dentro di sé».
Di seguito vi proponiamo la lettura dell’intervento che Li Lu Male, uno dei portavoce del movimento studentesco di allora, fece al Meeting di Rimini il 14 luglio 2004. Li Lu, scampato alla strage, riparò negli Stati Uniti dove denunciò davanti all’assemblea dell’Onu i crimini del governo comunista cinese. È triste notare come molto delle sue speranze e aspettative, a tanti anni di distanza, siano andate deluse.
Il 21 aprile eravamo più di 100.000 studenti, seduti sulla piazza pacificamente, solo per scrivere un documento nel quale esprimere i nostri desideri. Abbiamo scritto col nostro sangue per poter presentare questo documento ai nostri governanti. Abbiamo dovuto presentarlo al Congresso. Abbiamo dovuto aspettare per più di 40 minuti e non vi è stata nessuna risposta. Il 26 aprile, il governo ha dichiarato che il movimento degli studenti rappresentava un disturbo e una insurrezione contro l’ordine…
Verso la metà di maggio – mi ricordo che era un giorno pieno di luce e di sole, la stagione della primavera, quando i fiori riempiono le nostre aiuole, ma un giorno per noi di profonda tristezza – migliaia di amici, di studenti, hanno deciso di iniziare lo sciopero della fame. Non avevamo nessun altro modo per fare ascoltare le nostre richieste… Per sette giorni, più di 3.500 studenti hanno continuato lo sciopero, sono svenuti, sono stati inviati all’ospedale, alcuni di questi sono ritornati e hanno continuato a star male e a svenire.
A me è successo tre volte, un amico dieci volte è ritornato e dieci volte è svenuto. In ospedale si è risvegliato e ha visto che i medici lo stavano trattando con glucosio, si è rifiutato di seguire questo trattamento, ha solo chiesto un poco di acqua ed ha ripreso lo sciopero della fame.
Ma di fronte a questa azione così coraggiosa il governo ha continuato a non dare risposta e così siamo giunti all’ottavo giorno dello sciopero della fame: quel giorno il governo ha annunciato che veniva imposta la legge marziale a Pechino. Da 200.000 a 300.000 soldati vengono così inviati a Pechino, ma il nostro popolo si è schierato accanto agli studenti che stavano facendolo sciopero della fame. Più di 10.000, 11.000 persone che facevano lo sciopero della fame, e milioni di cinesi che li sostenevano, quando hanno sentito che era stata imposta la legge marziale, più di un milione di persone in modo autonomo ed istintivo si sono organizzate per bloccare, con i loro corpi, le truppe che cercavano di entrare nella città. È qualcosa che mi ha colpito, è stato veramente commovente vedere persone anziane, vecchie donne e uomini che con i loro stessi corpi cercavano di bloccare i camion, pronti a morire. Volevano proteggere le vite dei giovani.
Non so come posso descrivere i sentimenti che provavamo sulla piazza Tienanmen. Siamo rimasti li più di tre settimane. Dormivamo sulla pietra. Lo sciopero della fame era la nostra unica maniera per presentare delle semplicissime richieste.
Siamo stati sostenuti, appoggiati dal popolo cinese e anche dai popoli di quasi tutto il mondo. E a volte ci è sembrato di avere già vinto, perché avevamo risvegliato i popoli, avevamo fatto capire quale può essere il significato del potere del popolo. Le persone comuni hanno capito che potevano alzare la voce per chiedere che fossero rispettati i loro diritti, in quanto esseri umani che hanno una loro piena dignità. Si trattava di persone complete, che potevano farsi ascoltare: e in quei giorni gli studenti hanno dimostrato anche di avere grosse capacità organizzative. Ogni giorno ci si organizzava per bloccare le stazioni della metropolitana, ma anche per far sì che la vita dell’intera città si svolgesse con ordine…
Ma qual è stata la reazione del governo e cosa è questo governo che ha scatenato il massacro? Io non voglio ripetere questa triste storia, ancora adesso mi è insopportabile raccontare, penso che tutti voi possiate capire i nostri sentimenti. Vorrei soltanto dire una cosa. Gli studenti, quegli studenti che sono stati feriti, colpiti, sono studenti come voi e si sono trovati di fronte a delle truppe pericolose, però hanno cercato di reagire nel modo più pacifico e non violento possibile.
Vorrei darvi degli esempi. Il 21 maggio si è avuto il primo momento di pericolo; ci veniva detto che l’esercito stava cercando di entrare nella piazza e che si preparava ad attaccarci con gli elicotteri, dall’alto, facendo scendere i soldati sugli studenti. E vi erano varie dozzine di elicotteri che volavano sopra la piazza Tienanmen. Cosa hanno fatto gli studenti? Hanno lanciato in aria dei palloni, non conosco il termine esatto in inglese, ma erano come aquiloni di carta, che da bambini si usano per giocare. Pensavamo che questi fragili aquiloni di carta potessero bloccare gli elicotteri… Quel giorno io ho coniato uno slogan, ho detto: “Abbiamo bisogno di lottare, ma abbiamo anche bisogno di essere felici”. Grazie. Il mondo appartiene e apparterrà sempre a coloro che sono esseri umani completi.
Ancora una cosa… Il 4 giugno è iniziato il massacro. Gli studenti decisero di creare un’università che si sarebbe chiamata Università di Democrazia della piazza di Tienanmen e hanno anche fatto questo statuto della democrazia e una statua intorno a cui abbiamo celebrato la creazione di questa università. Abbiamo fatto dei discorsi. Questo è durato due ore, le sole due ore di vita di questa università. Poi i carri armati sono entrati nella piazza e hanno spazzato via tutto quello che avevano creato. Gli studenti, gli operai, gli intellettuali, i cittadini, tutti sono stati uccisi e così anche la statua della nostra Università della Democrazia è stata spazzata via. È l’università che ha avuto la vita più breve del mondo intero. Però penso sia l’università più grande del mondo.
Capisco che il vostro cuore è dalla parte degli studenti cinesi, e quindi in futuro potremo lottare uniti. Non vi saranno differenze fra italiani e cinesi. Noi vogliamo unicamente che ci venga concesso di vivere come esseri umani… Il governo, questo governo assassino, ha arrestato più di 120.000 persone, e varie centinaia sono state condannate a morte e uccise, ma sempre in modo clandestino. L’intera Cina, l’intero Paese, sta ormai diventando una Bastiglia, una enorme prigione, ogni gesto è pericoloso, ognuno deve criticare gli altri e autocriticarsi. È come quello che hanno fatto durante la Rivoluzione Culturale, nel corso di quei tristi tempi più di 16 milioni di persone sono morte.
Adesso il governo assassino vuole che la storia si ripeta, ma non possono farlo: la situazione è totalmente diversa. Molti leader, intellettuali, sono stati aiutati a fuggire dalla Cina e adesso vi è una certa forma di resistenza. Il governo ha perso qualunque fondamento legale nel cuore del popolo cinese. Dopo il massacro, io ho sentito che la mia vita non era più qualcosa che mi appartenesse, il mio stesso sangue rappresenta un continuum con il sangue di quegli studenti che sono morti sulla piazza di Tienanmen, il loro sangue è collegato per sempre con la mia vita.. Per tutta la mia vita io sarò profondamente impegnato in questo movimento per il ritorno della democrazia in Cina. La nostra lotta ha uno slogan molto semplice: democrazia per la Cina, diritti umani per i cinesi…
 
Per approfondire
 
Il resoconto dell’ambasciatore inglese
La cronaca degli eventi (inglese)
La trascrizione del Comitato centrale che decise la strage
Alcune immagini
 
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