Autonomia scolastica: ma che fine faranno i Docenti?


Ruoli regionali dei prof in bilico

da ItaliaOggi – 10/7/2019 - Alessandra Ricciardi

Il vaso di pandora dell’autonomia differenziata da ieri è stato ufficialmente riaperto. In un mega vertice a palazzo Chigi con il premier Giuseppe Conte, il ministro competente per gli affari regionali, Erika Stefani, che ha messo a punto le proposte di intesa con le regioni, e tutti i ministri interessati, i relativi sottosegretari, capi di gabinetto e uffici legislativi. Uno squadrone a metà tra livello politico e tecnico che ha passato in rassegna i nodi pendenti dei singoli dossier oggetto di autonomia differenziata, dalla sanità alla cultura.

Uno degli scogli più impervi da superate è quello che interessa il sistema dell’istruzione, dove tra l’altro più forti sono anche le differenze politiche tra Lega e M5s. Per i governatori leghisti di Veneto e Lombardia, Luca Zaia e Attilio Fontana, l’autonomia in materia di istruzione, e in particolare di gestione del personale, è la chiave di volta per superare anche l’annosa problema della scopertura delle cattedre ad avvio di ogni anno scolastico. Per il M5s, come ha rappresentato ieri il sottosegretario all’istruzione Salvatore Giuliano, si tratta invece di difendere a spada tratta unità nazionale e con essa le ragioni del Sud.

No dunque a ruoli regionali per i docenti, no a concorsi tarati su esigenze locali, no anche a contratti integrativi regionali finanziati con le maggiori entrare della singola realtà. Il ruolo deve restare unico, come il contratto, che tra l’altro, fanno notare dall’Istruzione, le intese finora elaborate non mettevano in discussione assicurando a tutti i docenti lo stesso trattamento di base nazionale. Posizioni, quelle dei grillini, condivise anche dal Pd. Dice Camilla Sgambato, responsabile Scuola del Partito democratico. «La scuola deve essere nazionale, si può chiedere maggiore autonomia pur salvaguardando il sistema d’istruzione come sta facendo il presidente Bonaccini».

Nel faccia a faccia con i leghisti, i pentastellati hanno avuto modo spendere anche l’intesa sottoscritta sempre a palazzo Chigi dal premier con i sindacati della scuola. Che di autonomia scolastica non vogliono proprio sentir parlare. «Sistema unitario nazionale, un solo contratto, un solo reclutamento, il premier mantenga i suoi impegni», dice la segretaria Cisl Scuola, Maddalena Gissi. Se il ministro dell’istruzione Marco Bussetti si è detto convinto di poter persuadere anche i sindacati della bontà dell’autonomia, sul modello della scuola del Trentino, dal reclutamento allo stipendio dalla mobilità ai piani di studio, replica Pino Turi, segretario Uil scuola: «Convinceremo piuttosto noi il ministro che il modello Trentino non solo non è esportabile nelle altre regioni italiane ma è un modello sbagliato che mostra tutte le sue contraddizioni: l’influenza tedesca ha prevalso su quella italiana… Un sistema chiuso che non ha dialogato neanche con i sistemi delle regioni viciniori». Sul piede dei guerra la Flc-Cgil: «Non staremo a guardare inerte allo scempio che si vuole fare della Carta Costituzionale e del sistema scolastico e dell’istruzione del Paese e ci prepariamo fino d’ora alla mobilitazione del personale nelle forme democratiche necessarie, esclusa nessuna», dice il segretario Francesco Sinopoli, «fino a che questo sciagurato disegno non venga deposto definitivamente nel cassetto».

Il premier Conte ha chiesto a Bussetti di trovare una soluzione tecnica che tenga conto delle esigenze politiche del M5s. A detta degli osservatori, è proprio il ruolo regionale quello più in bilico del dossier scuola, anche per alcuni rilievi di tipo costituzionale che sono stati sollevati e che potrebbero essere forieri di giudizi pesanti da parte della Consulta. Una soluzione, quella che ci si attende da Bussetti, che poi dovrà andar bene anche ai governatori leghisti. Il prossimo round è previsto per giovedì mattina.


Lombardia e Veneto, dirigenti e docenti (precari e nuovi assunti) diventeranno impiegati regionali. Bozza accordo

Orizzontescuola – 10/7/2019 -  redazione

Pubblichiamo le bozze delle ipotesi di regionalizzazione di alcune competenze dello Stato a Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Si tratta di bozze elaborate durante il Governo del PD.

Ciò che ci riguarda, ovviamente, è quanto accadrà per la scuola. Nelle bozze di Veneto e Lombardia, tra i capitoli di “regionalizzazione” c’è quello dell’istruzione. Vediamo i dettagli.

Secondo quanto si legge nella bozza, alle Regioni Veneto e Lombardia viene attribuita la “potestà legislativa” in materia di istruzione per quanto riguarda le seguenti materie:

  • la disciplina delle modalità di valutazione del sistema educativo regionale di istruzione e formazione
  • la disciplina della programmazione dei percorsi di alternanza scuola-lavoro,
  • la formazione dei docenti
  • l’apprendistato
  • la disciplina, mediante contratti integrativi, dell’organizzazione e del rapporto di lavoro del personale dirigente, docente, amministrativo, tecnico e ausiliario
  • la disciplina della programmazione dell’offerta formativa integrata con la formazione professionale
  • la disciplina sulle reti scolastiche
  • la disciplina degli organi collegiali
  • l’istruzione per gli adulti

Dirigenti scolastici regionali

Inoltre, si legge all’articolo 11 che per i Dirigenti scolastici sarà istituito uno specifico ruolo regionale, salva la facoltà di permanere nei ruoli della dirigenza scolastica statale trascorsi tre anni dal trasferimento delle competenze.

Docenti, personale educativo e ATA già di ruolo

Inoltre, per quanto riguarda i docenti, gli ATA e il personale educativo con contratto a tempo indeterminato in servizio presso le istituzioni scolastiche del Veneto e Lombardia al momento della stipulazione dell’Intesa rimane inserito nei ruoli statali, salva diversa volontà espressa dal personale stesso.

Precari e neoassunti

I docenti, invece, che confluiranno nei ruoli regionali saranno i nuovi assunti e quanti avranno contratto a tempo determinato.

bozza-Lombardia

bozza-Veneto

bozza-Emilia-Romagna


Stipendi più alti al Nord e contratti regionali la scuola a due velocità

REPUBBLICA  - 10/7/2019 - di Corrado Zunino

 

Quattordici pagine che cambieranno la scuola italiana, così come l'abbiamo conosciuta dal Dopoguerra. Su queste si sta litigando nel governo: sono le "intese" tra Stato e (tre) Regioni, perfezionate lo scorso 15 maggio e tenute nascoste prima delle Europee.

L'autonomia differenziata è andata avanti, dal primo testo di febbraio. Molto avanti. In particolare, il capitolo sulla scuola. Le intese del Veneto di Luca Zaia e della Lombardia di Attilio Fontana con il premier Giuseppe Conte toccano rispettivamente 23 e 20 punti e in entrambi i casi i commi due, tre e nove sono dedicati all'istruzione (e alla formazione professionale, al diritto allo studio universitario e alla ricerca scientifica).

Bene, da pagina 13 a pagina 19 si dettagliano - con un impatto sul resto dell'istruzione italiana esplosivo - le 36 competenze scolastiche che passano dallo Stato alle due Regioni (l'Emilia Romagna chiede autonomia solo sulla formazione professionale). Secondo la nuova intesa, si attribuisce alla Regione interessata «potestà legislativa in materia di norme generali sull'istruzione» (citando l'articolo 117 della Costituzione, architrave dell'accordo). Il Veneto, per esempio, potrà riorganizzare «il sistema educativo regionale» anche in relazione al «contesto sociale ed economico». Potrà intervenire, quindi, sulla valutazione scolastica «introducendo ulteriori indicatori legati al territorio». Potrà nascere una "pagella regionale" con materie ispirate «dal contesto». Nei professionali del Bellunese ci potranno es sere, per esempio, discipline legate all'industria dell'occhiale.

Nel nuovo assetto sarà l'ente locale a decidere della formazione dei docenti e delle spese relative. Nelle due Regioni, un naturale rapporto istruzione-lavoro, sarà "il territorio" a definire i percorsi di apprendistato, la qualità dei Centri per l'istruzione degli adulti e il destino degli Istituti tecnici superiori (Its), una realtà che già oggi garantisce piena occupazione. Resta nei poteri dello Stato l'Alternanza scuola lavoro.

Ci sono ancora zone d'ombra sul capitolo più importante: il trasferimento dei dipendenti della scuola. Tutti i lavoratori dell'Ufficio scolastico regionale e degli Uffici d'ambito passano dal ministero alla Regione (se sono d'accordo), così i presidi, «che potranno optare per lo stipendio favorevole». Dovranno restare nel nuovo assetto amministrativo "dipendenti regionali" - almeno tré anni. Nelle bozze di maggio c'è, invece, una retromarcia su docenti, personale amministrativo ed educatori: «Restano nei ruoli statali, salva diversa volontà espressa». La formula ambigua serve per calmare il sindacato ed è al centro di riunioni accese (l'ultima al Miur, ieri sera).

Per i precari nascono le graduatorie locali. Si applicherà il ruolo regionale anche agli insegnanti non abilitati di Terza fascia (toccati da un recente accordo-sanatoria tra sindacati e ministro). Il trasferimento dei docenti veneti verso altre Regioni «sarà consentito». Sul fronte stipendi lo strumento che garantirà gli aumenti (150-200 euro ai docenti che entreranno nel libro paga della Regione) saranno i "contratti integrativi regionali". Varranno anche per presidi, dirigenti amministrativi e bidelli. E sarà il Veneto - che da sempre lamenta i troppi precari nelle sue scuole e i troppi trasferimenti di insegnanti dal Sud - a definire il «fabbisogno regionale di personale» e a distribuirlo. Sotto l'egida regionale passerebbero anche le scuole paritarie.

Con gli ultimi 5 mesi di lavoro da parte della ministra degli Affari regionali, Erika Stefani, le due Regioni del Nord hanno chiesto potere completo sulle borse di studio universitarie e le residenze per studenti: già in mano alle Regioni, potranno integrarle con incentivi e servizi. Passa all'amministrazione locale la ricerca scientifica e tecnologica «a sostegno dell'innovazione per i settori produttivi». Veneto e Lombardia faranno propria l'edilizia scolastica. Non ci sono novità, per ora, sui concorsi (già su base regionale). Il segretario della Cgil scuola (Fic), Giuseppe Sinopoli: «II 24 aprile, con il premier, abbiamo firmato altro. Alziamo le barricate».

 


 

 
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