Autonomia scolastica: la regionalizzazione non dividerà l’Italia


Regionalizzazione scuola, Di Maio: la faremo non dividendo l’Italia, ora sull’Istruzione è incostituzionale

da La Tecnica della Scuola – 11/7/2019 - Alessandro Giuliani

 

La regionalizzazione “sarà fatta” nell’ottica della tutela di “un’Italia unica”; le misure per il Mezzogiorno, l’Ilva e il salario minimo. A dirlo, in un’intervista al Mattino del 10 luglio, è stato il vicepremier Luigi Di Maio.

No a due livelli di ricchezza

“Ok all’autonomia ma la nostra Repubblica è unica e dev’essere solidale – sottolinea -. Se creiamo due livelli di ricchezza il rischio sarebbe di dividerla, cosa che non permetterò mai”.

L’autonomia differenziata, ha detto il leader politico grillino, “sarà fatta, è nel contratto di governo, ma non verranno penalizzate le regioni del centro-sud, questo l’abbiamo detto chiaramente alla Lega. Noi il centro-sud lo tuteleremo con tutte le nostre forze”.

Le perplessità sulla scuola: concorsi regionali e rischio incostituzionalità

Di Maio si sofferma poi sulla scuola: “abbiamo fatto emergere tutte le nostre perplessità sulla parte dei concorsi regionali” su cui c’è anche un “rischio di incostituzionalità”.

Poi, il vicepremier pentastellato sottolinea che sta lavorando per superare le criticità (per domani 11 luglio è previsto un altro vertice di Governo, ndr) perché “non voglio creare scuole di serie a e di serie b”. Per Di Maio, il fondo perequativo che va ad aiutare le regioni più deboli “mi sembra un buon punto di partenza”. Così si dimostra “che non devono esserci regioni che si arricchiscono ai danni delle altre regioni”.

Rilanciare l’Italia in toto

Poi, Di Maio torna a parlare di quel grande piano per il Sud annunciato alcune settimane fa. Il vicepremier annuncia anche di avere tra le priorità “pianificare un grande piano per rilanciare il sud: nuove infrastrutture, più servizi ai cittadini e valorizzazione del nostro territorio con nuovi strumenti che rilancino il turismo”.

E ancora: l’Italia “va rilanciata in toto”. Di Maio assicura che “lavoriamo tutti i giorni per recuperare il gap di competitività del sud, lo dimostra l’attenzione del Mise su ogni tavolo di crisi e la strategia complessiva del governo che proprio in queste settimane inizia a dare frutti. Basti pensare ai livelli occupazionali da record che abbiamo raggiunto, lavoro creato dalle aziende e non certo per decreto”.

Le crisi industriali “ci sono sempre state nel corso degli anni, il 99% sono state ereditate” ma non possono essere utilizzate “a scopi politici”.

Niente rimpasti

Il vicepremier ha fatto anche un cenno al salario minimo: “vogliamo costruirlo con le parti sociali e datoriali”.

Come misura vuole “evitare che si crei una frattura sociale del Paese”. Infine, rispetto all’ipotesi di un ingresso di Draghi nel governo o di qualche altro ruolo per lui al di fuori, Di Maio risponde laconico: “Il Governo per quanto mi riguarda non cambia”.

Come dire: il progetto di Governo è tracciato, prendere o lasciare.

 

Di fatto si nega il diritto all’istruzione

da la Repubblica – 11/7/2019 - C.Z.

 

ROMA — Concetta Giannino guida il Liceo Basile D’Aleo di Monreale, Palermo. Ed è fortemente contraria alla scuola regionale, la «scuola del Nord», la definisce. «La regionalizzazione alimenta la competizione tra un’area del Paese e le sue concorrenti», dice, «e per garantire uno standard elevato introdurrà meccanismi competitivi al proprio interno. Si chiama New public management ed è una distorsione che ha già mostrato i suoi effetti in altri settori della gestione pubblica».

Perché non si possono applicare criteri di competizione a scuola e università?

«Sono due settori che non si valutano attraverso asfittici indicatori quantitativi. La regionalizzazione porta all’abolizione del valore legale del titolo di studio e l’autonomia applicata ai contratti collettivi di lavoro, alla mobilità, ai concorsi, ai ruoli e agli stipendi del personale finirà per negare l’universalità del diritto all’istruzione».

Il Veneto e la Lombardia vogliono scuole meno precarie, più ordinate.

«Legare la distribuzione dei fondi statali a fabbisogni standard definiti in base al gettito fiscale di ogni regione, quindi in funzione della ricchezza dei cittadini, è un pericolo rispetto agli organici e al servizio. La mobilità diventerebbe il frutto di accordi tra Regione e Regione, tra Stato e Regione. In alcune aree lo stipendio degli insegnanti dipenderebbe dai contratti di secondo livello, da incentivi e da premi che farebbero lievitare gli oneri fiscali per i contribuenti. Insegnanti dipendenti regionali, altri statali, diverse categorie che fanno lo stesso lavoro. Una grave stortura».

Come pensate di opporvi?

«Chiederemo ai nostri sindacati di contrastare in tutti i modi l’istituzione di un sistema discriminatorio che produrrebbe ulteriori disuguaglianze e renderebbe la scuola pubblica sempre più asservita a logiche produttive. Bisogna fermare questa deriva autoritaria che nega i diritti delle persone e disgrega l’unità nazionale».

È un errore legare la distribuzione dei fondi statali al gettito fiscale delle Regioni, quindi di fatto alla ricchezza dei cittadini

 

 

 
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