Reclutamento Docenti: il sistema non funziona


Intervista a Andrea Gavosto

«Professori, il sistema di selezione è fallito»

«Impatto negativo sulla didattica criteri di merito per valutare i prof»

MATTINO - 10-09-2019 - di G Soll

L'aumento annuale dei supplenti è legato al «fallimento del vecchio sistema di reclutamento che sta producendo più precari e non soddisfa i reali bisogni delle scuole». A dirlo è Andrea Gavosto, direttore della Fondazione «Giovanni Agnelli».

Il numero di supplenti annuali segnerà nel nuovo anno scolastico un nuovo record, sfiorando i 200mila docenti. Cosa sta accadendo?

«Per legge le assunzioni dei docenti devono venire da due serbatoi, c'è quello dei vincitori di concorso oppure quello degli iscritti nelle Graduatorie provinciali a esaurimento. Il problema è che entrambi i serbatoi si sono svuotati».

Cambiare docente ogni anno può rappresentare un rischio per la qualità della didattica?

«È terrificante. Rappresenta un rischio per la didattica. L'anno prossimo i ragazzi avranno un altro supplente. La continuità didattica e la qualità della scuola è messa a repentaglio. Non fa bene alla qualità della scuola».

Nel limbo della crisi di governo è finito il decreto salva-precari che prevedeva una sanatoria con la stabilizzazione dei prof con tre anni di servizio?

«Il decreto prevedeva il Pas, un percorso abilitante speciale, che consente di abilitare i docenti precari di terza fascia. Penso che in ogni caso bisogna cambiare il sistema di reclutamento, perché questo è chiaramente fallito, non funziona più. Da un lato abbiamo 200mila supplenti annuali disponibili a insegnare, dall'altro non li riusciamo ad assumere perché il meccanismo non funziona».

Quale strada si deve percorrere?

«La strada non può che essere quella di un sistema di abilitazione: quindi chi entra nella scuola deve essere una persona abilitata come in tutto il resto del mondo. Una volta superata l'abilitazione si potrebbe dare spazio alla possibilità di scelta alle scuole di individuare i docenti che meglio si inquadrano nella scuola per le conoscenze, le competenze didattiche e metodologiche. Bisogna cambiare: continueremo a mettere a bando ogni anno 50mila posti che parzialmente verranno coperti, quindi si aumenterà il precariato e non si soddisferà il bisogno delle scuole».

Cosa fare per ridare prestigio alla professione di insegnante e risolvere il grave divario fra domanda e offerta di insegnanti nella nostra scuola?

«La scuola è oggi l'unico comparto dove non ci sono scatti di carriera. Si diventa di ruolo e il docente avanza solo con sei scatti di anzianità m tutta la sua vita. Che lavori bene, che lavori male, è uguale. Questo non va bene. Qualunque organizzazione valorizza la carriera di chi lavora bene».

Qual è la ricetta per rimediare ai risultati delle prove Invalsi del 2019 che hanno evidenziato enormi problemi negli apprendimenti degli studenti?

«I dati sono drammatici sull'intero ciclo scolastico. Dipende dalla qualità dei docenti, penso all'obbligo di formazione che c'è per legge ma nel contratto di lavoro è stato sostanzialmente svuotato, e questo è stato un errore. Ma c'è anche il capitolo del patrimonio edilizio scolastico, vecchio e con problemi. Poi c'è il tempo scuola, secondo me i ragazzi devono restare più tempo a scuola ed essere coinvolti con attività nelle ore pomeridiane».

Autonomia differenziata, la scuola deve restare fuori?

«Il sistema centralizzato ha creato divari impressionanti tra nord e sud. L'autonomia differenziata come era stata proposta dal precedente governo poneva il problema dell'abbandono delle regioni del sud. Si può pensare a una forma di autonomia, ma un'autonomia che non inneschi il circuito vizioso che il nord va sempre meglio e il sud sempre peggio». 

 

 

 
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