Napoli/Scampia: il coraggio di una preside


Viva la preside che impone le regole a Scampia.
GIORGIO CANDÓLA -   VERITÀ  -  18/09/2019
Dopo aver vinto la battaglia contro le treccine, ora si oppone ai jeans strappati. Altro che dress code:  la preside di Scampia impone l`educazione.
A Scampia sta rinascendo l'educazione. Grazie a una preside che, sola contro tutti, ha deciso di non cedere e di riaffermare le regole contro l'anarchia, in un luogo in cui chi le calpesta è un vincente e chi le rispetta è l'eccezione.
Prima la battaglia vinta sulle treccine blu di Lino, 13 anni, che ha deciso di tagliarle e si è scusata con la dirigente. Poi con il divieto ai jeans strappati, capace di resistere alle critiche delle famiglie e dei social network. «Volevo tornare a scuola e le ho tagliate». Lino, 13 anni, il più giovane di tutti, il più saggio di tutti. Quando ha visto i grandi accapigliarsi, i genitori inquietarsi, la preside irrigidirsi, i social ribollire di commenti, le telecamere bivaccare davanti a scuola e soprattutto il sottosegretario all'Istruzione blaterare di «discriminazione» e di «diritti civili negati», ha deciso di prendere le forbici e togliere di torno le treccine blu metallizzato che s'era fatto acconciare in testa durante l'estate.
Mentre le faceva scomparire dal cranio e le conservava in una scatola come lo scalpo di Crazy Horse, probabilmente si è pure chiesto «chi me lo ha fatto fare». Ragazzo in gamba, aneddoto da inserire fra qualche anno nel curriculum professionale. Lino avrebbe potuto strumentalizzare la vicenda, chiedere ai compagni di classe di farsi le trecce come lui, lanciare l'hashtag Linotreccina, sedersi ogni venerdì fuori dalla scuola come Greta Thurnberg e come consiglia il dadaista neoministro dell'Istruzione, Lorenzo Fioramonti.
Invece si è dimostralo più dentro la realtà di chi esaurito il tema zainetti e in attesa che decolli quello delle okkupazioni di novembre - alla riapertura delle scuole avrebbe voluto montare il giochino mediático dell'Italia divisa in due (conservatori vs progressisti) attorno ai dreadlocks. Proprio li. Scampia, periferia Nord di Napoli, è costretta da sempre a convivere con l'emergenza: droga, criminalità, abbandono scolastico.
Le terribili Vele di cemento sono simbolo del degrado, quasi dell'impossibilità di riscatto di uomini e donne impegnati tutti i giorni a combattere per vincere la partita della vita nella legalità. Discettare di treccine blu per più di quattro giorni sarebbe stato un affronto e Lino ha capito che quella polemica non poteva continuare. Eppure il caso montava perché la preside dell'istituto Ilaría Alpi - Carlo Levi, proprio per colpa delle treccine non lo aveva fatto entrare m classe, suscitando la reazione dei genitori, dei sociologi da Facebook, di un consigliere regionale dei Verdi che si è fatto interprete delle proteste della nonna del ragazzo. E infine del sottosegretario all'Istruzione, Peppe De Cristofaro (Leu), che ha definito «Sbagliato il provvedimento. L'esclusione dello studente mi pare ingiustificata e discriminatoria, per queste ragioni chiederò all'ufficio scolastico regionale di intervenire per ripristinare un principio di libertà personale».
La faccenda aveva preso a rotolare, presto sarebbe arrivato il tweet di Roberto Saviano. E l'indignazione dei buoni e tolleranti un tanto al chilo avrebbe travolto il secondo eroe positivo di questa storia: la preside Rosalba Rotondo. Sessantuno anni, da oltre 36 in trincea con due punti di riferimento: il sorriso della speranza e la convinzione che a fare la differenza nella società siano le regole. Lo aveva spiegato fin dal primo giorno di polemiche; «In un quartiere come Scampia, dove vige l'anarchia, accettare delle regole è molto difficile soprattutto per i genitori di questi ragazzi che non vedono le potenzialità dei figli. Ma non mi arrendo, so che con il lavoro possiamo dare valori e strumenti agli alunni per volare alto, per imporsi in un mondo di sciacalli che li vorrebbe lasciare nella miseria valoriale».
Le regole, la loro forza, il loro ruolo rassicurante. Le regole, concetto un po' più astratto a Scampia che a Milano zona Brera o a Roma Paridi. Conoscerle, indossarle, rispettarle è fondamentale per un ragazzo che si affaccia alla vita e al lavoro. E adottarle è sempre un segno di personalità, anche quando riguardano il futile. Chi contesta la decisione della preside si appiglia alla superficialità di un dress code per entrare a scuola, neanche fossimo alla prima della Scala.
È la stessa preside a toccare il cuore del problema, a sottolineare che il decoro non è mai inutile e aiuta i ragazzi a comprendere il senso del limite. «Dopo la lezione, Lino ha voluto incontrarmi e mi ha chiesto scusa per tutto quello che è successo. Ha colto in pieno il senso di tutto. Lui è molto intelligente, vogliamo che continui a coltivare la passione per il pianoforte e la musica. A dicembre si esibirà al San Carlo di Napoli. Il suo riscatto deve arrivare dalla cultura».
Riflettori spenti, si torna tutti a scuola? Niente affatto, l'esposizione mediatica è una manna e ieri su Facebook un'altra mamma ha postato un'invettiva contro la stessa preside che ha fermato i due figli in sala professori per via di un paio di jeans strappati. «La prossima volta li manderò col burqa o cambierà scuola». I tagli nei calzoni erano di moda cinque anni fa. A questo punto o si aggiornano le famiglie, o si aggiorna il dress code.
 
 
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