Concorsi Dirigenti: si torna all’antico


Si ritorna al concorso regionale per dirigente

Tecnicadellascuola – 15/10/2019 – Pasquale Almirante

 

Nell’articolo 2 del decreto-legge varato dal governo il 10 ottobre scorso è stato inserito un dispositivo che, modificando la precedente disciplina, stabilisce che il reclutamento dei dirigenti scolastici avverrà nuovamente su base regionale. Ma cancella anche la previsione del corso-concorso selettivo di formazioni ai fini dell’accesso alla dirigenza scolastica e reintroduce il concorso in senso stretto.

Selezione ordinaria

Al posto del corso-concorso vi sarà una selezione ordinaria, eventualmente preceduta da una prova selettiva, che si baserà su una o più prove scritte e una orale.

La notizia è data da Italia Oggi, che precisa pure che il superamento delle prove avverrà previo conseguimento di una valutazione non inferiore a 7/10 o equivalente.

Requisiti per il concorso

Al concorso potranno partecipare i docenti e gli educatori in possesso del relativo diploma di laurea magistrale ovvero di laurea conseguita in base al previgente ordinamento, che abbiano maturato un’anzianità complessiva nel ruolo di appartenenza di almeno cinque anni.

Il periodo di formazione e di prova dei neodirigenti scolastici durerà due anni. Per la formazione il governo ha stanziato 180 mila euro annui a partire dal 2021.

Risparmi di spesa

L’introduzione della nuova disciplina per il reclutamento dei dirigenti scolastici, dovrebbe pure comportare un risparmio di spesa. Il governo  ha ritenuto di modificare la precedente procedura perché «estremamente lunga e complessa»,  «inidonea a sopperire alle criticità organizzative delle istituzioni scolastiche».

 

Concorso a preside regionale

da ItaliaOggi – 16/10/2019 - Carlo Forte

 

Il concorso per il reclutamento dei dirigenti scolastici avverrà nuovamente su base regionale. La novità è contenuta nell’articolo 2 del decreto-legge varato dal governo il 10 ottobre scorso. Il dispositivo modifica la precedente disciplina, che prevedeva una selezione a livello nazionale all’esito della quale i vincitori venivano assegnati prima ad una regione, senza l’applicazione delle precedenze previste dalla legge. E successivamente, a una sede individuata tra quelle disponibili nella regione di prima destinazione.

Il decreto-legge prevede un’ulteriore modifica, che cancella anche la previsione del corso-concorso selettivo di formazioni ai fini dell’accesso alla dirigenza scolastica e reintroduce il concorso in senso stretto. Al posto del corso-concorso vi sarà una selezione ordinaria, eventualmente preceduta da una prova selettiva, che si baserà su una o più prove scritte e una orale. Il superamento delle prove avverrà previo conseguimento di una valutazione non inferiore a 7/10 o equivalente. Al concorso potranno partecipare i docenti e gli educatori in possesso del relativo diploma di laurea magistrale ovvero di laurea conseguita in base al previgente ordinamento, che abbiano maturato un’anzianità complessiva nel ruolo di appartenenza di almeno cinque anni. Il periodo di formazione e di prova dei neodirigenti scolastici durerà due anni. Per la formazione il governo ha stanziato 180 mila euro annui a partire dal 2021.

La definizione modalità di svolgimento concorso e dell’eventuale preselezione, le prove e i programmi concorsuali, la valutazione della preselezione, delle prove e dei titoli, la disciplina del periodo di formazione e prova e i contenuti dei moduli formativi relativi ai due anni successivi alla conferma in ruolo avverrà tramite l’emanazione di uno o più decreti del ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il ministro per la pubblica amministrazione. La copertura finanziaria delle disposizioni contenute nell’articolo 2 del decreto legge sarà assicurata a saldi invariati. L’introduzione della nuova disciplina per il reclutamento dei dirigenti scolastici, infatti, comporterà una risparmio di spesa che coprirà la somma necessaria per finanziare il semiesonero per i docenti ammessi a partecipare al concorso-concorso di formazione, che era previsto dalla precedente disciplina. Il corso dirigenziale, peraltro, comprendeva due mesi di formazione generale e quattro mesi di tirocinio integrati da sessioni di formazione erogabili anche a distanza. E poi lo svolgimento di una prova scritta e orale. Durante la frequenza del corso i partecipanti beneficiavano del semiesonero dal servizio. E ciò comportava la necessità di coprire le relative ore con supplenze. Il governo, quindi, ha ritenuto di modificare tale procedura perché «estremamente lunga e complessa», si legge nella relazione illustrativa, «inidonea a sopperire alle criticità organizzative delle istituzioni scolastiche». E ha disposto l’abrogazione della norma che la prevedeva.

 

 
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