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Competenze scientifiche: la débâcle dei 15enni italiani

Tuttoscuola - 16 ottobre 2019

 

Le rilevazioni di Education and Traning – Monitori 2019” sono un vero e proprie grido d’allarme sulle competenze scientifiche dei quindicenni europei che nel giro di nove anni, dal 2009 al 2018, hanno registrato un passo indietro, tanto che i valori medi del 2009 sono saliti dal 17,7% al 20,6% del 2018: una flessione negativa di quasi tre punti.

I 15enni italiani sono compresi in questa diffusa flessione di competenze scientifiche: nel 2009 aveva scarse o insufficienti competenze scientifiche il 20,6% dei nostri ragazzi; nel 2018 il valore è salito al 23,2%.

Anche per effetto di questa non lusinghiera prestazione, i nostri occupano il 18° posto nella graduatoria dei 28 paesi dell’Unione.

Ma cosa prevede il 1° livello di rilevazione in cui confluiscono i ragazzi con scarsa o insufficiente competenza scientifica?

Uno studente possiede conoscenze scientifiche tanto limitate da poter essere applicate soltanto in poche situazioni a lui familiari. È in grado di esporre spiegazioni di carattere scientifico che siano ovvie e procedano direttamente dalle prove fornite.

Come per le competenze linguistiche e matematiche, anche per quelle scientifiche l’obiettivo finale per il 2020 (!) è quello di contenere questa fascia minima al 15% dei ragazzi.

Si tratta di un obiettivo per il momento conseguito soltanto da Estonia, Finlandia e Slovenia, e ormai raggiunto da Irlanda, Danimarca, Polonia e Germania.

Con l’Italia sono sopra la media europea la Repubblica Ceca, l’Austria, la Svezia e la Francia.

Invece Bulgaria, Romania e Cipro, in fondo alla graduatoria dei 28, chiudono con percentuali prossime al 40% che corrisponde a circa quattro studenti su dieci con scarsissima competenza scientifica.

Per i nostri 15enni quel 23,2% di ragazzi pressoché digiuni di competenze scientifiche è un campanello d’allarme per la qualità degli insegnamenti che avvengono nel primo ciclo

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Scienze e Matematica le ‘bestie nere’ dei 15enni italiani

Tuttoscuola - 15 ottobre 2019

 

I nostri quindicenni segnano sostanzialmente il passo nelle competenze linguistiche, matematiche e scientifiche, secondo le ultime rilevazioni della Commissione Europea, relative al 2018 e pubblicate in “Education and Traning – Monitori 2019”. La rilevazione europea registra per gli studenti quindicenni (terza media, 1° anno delle superiori) le competenze in valori percentuali dei livelli inferiori (0 o 1) conseguiti – che Lisbona ha fissato per il 2020 al 15% – relativamente alla lettura, matematica e scienze.

L’obiettivo del 15% fissato per i quindicenni dei 28 Paesi europei rappresenta la quota fisiologica di studenti che non sono in grado di raggiungere un livello sufficiente. Ovviamente il restante 85% nei livelli superiori consegue la sufficienza fino a prestazioni buone o di eccellenza.

L’obiettivo europeo è, quindi, quello di contenere al 15% i livelli di scarsa competenza nelle tre discipline di base, cioè per 1 alunno ogni 7.

Nelle tre discipline oggetto di rilevazione, dove Monitor 2019 mette a confronto le percentuali raggiunte nel 2009 con quelle conseguite nel 2018, la situazione dei nostri ragazzi è la seguente:

In Lettura nel 2009 la percentuale era del 21%, lontana 6 punti rispetto all’obiettivo finale del 15% fissato per il 2020 da Lisbona, ma superiore di poco alla media dei Paesi dell’UE che era del 19,5%. Nel 2018 i nostri ragazzi hanno confermato quel 21% di nove anni prima, evidenziando un sostanziale immobilismo, mentre la media dei Paesi dell’Unione saliva, se pur di poco, al 19,7%.

In Matematica nel 2009 la percentuale era addirittura del 25%, lontana ben 10 punti rispetto all’obiettivo finale del 15% fissato per il 2020 da Lisbona, ma superiore di poco, anche in questo caso, alla media dei Paesi dell’UE che era del 22,3%. Nel 2018 i nostri ragazzi hanno migliorato i livelli di competenze matematiche scendendo a 23,3%, mentre la media dei Paesi dell’Unione scendeva, se pur di poco, al 22,2%%.

Le competenze in Scienze sono la nota dolente generalizzata dell’ultima rilevazione per il 2018. La media dei Paesi dell’Unione è salita di quasi tre punti in percentuale, passando dal 17,7% del 2009 al 20,6% del 2018. I quindicenni italiani che nel 2009 avevano fatto registrare un 20,6% che comunque li teneva lontani di cinque punti e mezzo dall’obiettivo finale del 15%, nel 2018 hanno fatto registrare una sostanziale regressione salendo al 23,2%.

 




 
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