Scuole paritarie: la CEI lancia un allarme per la chiusura delle scuole cattoliche


Scuole cattoliche, Cei: scomparsi più di 1000 istituti, persi 160.000 alunni

Orizzontescuola – 17/11/2019 - redazione


Il presidente del Senato Elisabetta Casellati partecipando al seminario intitolato “Autonomia, parità e libertà di scelta educativa in Italia e in Europa”, organizzato a Roma dall’Unione superiore maggiori d’Italia con il patrocinio del Senato e dell’università della Cei ha sottolineato l’alto tasso di abbandono scolastico e le sue cause. Intervento anche del presidente Cei sulle scuole cattoliche. Lo riferisce Ansa.

Secondo il rapporto Ocse-Pisa pubblicato lo scorso settembre, ‘in Italia il sistema scolastico è egualitario sulla carta, ma nei fatti non consente ancora di superare le differenze di partenza tra gli studenti legate al contesto familiare e sociale, anzi le consolida’. Il rapporto, che è uno dei dati più recenti su cui dobbiamo misurare l’impatto dell’azione del Governo e del Parlamento, evidenzia in particolare come non tutti gli studenti abbiano pari accesso a un insegnamento di alta qualità e che questa disuguaglianza può spiegare gran parte dei divari di apprendimento osservati tra gli alunni più favoriti e quelli svantaggiati” ha spiegato Casellati.

 “I dati raccolti dall’Ocse dimostrano infine come l’alta percentuale di abbandono scolastico in Italia sia determinata principalmente dalle risorse economiche di cui dispongono le famiglie – ha continuato il presidente – In altre parole: la possibilità economica di accedere all’istruzione si traduce nel principale ago della bilancia dell’equità sociale. Il rapporto Ocse segue e conferma dunque le considerazioni già sviluppate dal Consiglio nazionale della scuola cattolica della Cei nel prezioso documento su cui oggi si concentreranno i lavori di questo seminario“.

Al convegno è intervenuto anche il presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, che ha affermato: “Negli ultimi dieci anni, infatti, sono scomparse circa 1.000 scuole cattoliche (su un totale di quasi 9.000) e si sono persi più di 160.000 alunni. Prendo questi dati dalle ricerche condotte ogni anno dal Centro Studi per la Scuola Cattolica della Cei, che monitora la situazione del settore e documenta purtroppo la grave crisi in cui le scuole cattoliche si trovano attualmente“.

 “Ma questi numeri – ha aggiunto Bassetti – non devono indurci a considerazioni pessimistiche. Accanto alle tante scuole che si chiudono ce ne sono di nuove che si aprono e che rivelano la domanda di educazione cristiana che le famiglie desiderano per i propri figli: una domanda che potrebbe essere molto maggiore se solo le condizioni economiche fossero diverse“.

 

 

 

Allarme CEI su scuole cattoliche, Turi (Uil Scuola): ‘Si fa appello allo Stato per chiedere di finanziarle con le tasse di tutti’

Tuttoscuola - 15 novembre 2019

 

“L’allarme della CEI, lanciato dal cardinale Bassetti, sulla chiusura di mille scuole cattoliche, induce due domande: la prima se è causa della crisi economica che spinge gli studenti sulle più economiche scuole statali; la seconda se è una scelta che si esprime per orientarsi verso un insegnamento laico”. Queste le dichiarazioni di Pino Turi, segretario Uil Scuola diffuse in un comunicato stampa che riportiamo.

“Su questa seconda – sottolinea il segretario generale della Uil Scuola, Pino Turi – la Cei dovrebbe ricordare e considerare che gli aspetti di cultura cattolica nel nostro ordinamento sono super garantiti, anche in virtù dei vari concordati che finanziano l’insegnamento nelle scuole statali della religione cattolica. Quanto alla prima, sembra sottendere una richiesta di sussidi statali per favorire l’offerta di educazione cattolica il cui patrimonio di valori è salvaguardato proprio dalla scuola statale che lo consente e lo finanzia”.

“Quanto alla seconda, chiedere ancora finanziamenti per le scuole cattoliche in nome di una discriminazione economica – fa osservare Turi – porta a pensare che lo Stato vale solo quando deve intervenire, con le tasse di tutti i cittadini, a favore di scuole il cui obiettivo educativo non può essere considerato come elemento di politica collettiva. A meno di non considerare l’istruzione una merce da immettere sul mercato. Anche in questo caso, l’intervento dello Stato rappresenterebbe un’indebita ingerenza. Anche cercare di trovare paragoni con l’Europa è fuorviante  – conclude Turi – perché non considera proprio i valori e la cultura di riferimento del nostro paese che si avvale più degli altri di quella cattolica”.

 


 
Salva Segnala Stampa Esci Home