Dirigente scolastico: le responsabilità


Dirigenti scolastici: responsabilità civili e penali. Recenti principi giurisprudenziali

Orizzontescuola – 29/11/2019 -  Laura Biarella

 

Nella figura del dirigente scolastico, oltre a ricadere le responsabilità manageriali e di gestione della struttura amministrativa cui è preposto, si configurano anche responsabilità penali e civili. Di seguito i più recenti principi di derivazione giurisprudenziale.

Violazione antinfortunistica. Per gli incidenti avvenuti negli edifici scolastici, oltre al responsabile del servizio di prevenzione e protezione dell’istituto, risponde anche il preside penalmente, per violazione delle norme antinfortunistiche. Secondo la Corte di Cassazione (Sezione IV Penale, Sentenza 12 settembre 2019, n. 37766), il dirigente scolastico risulta infatti parificabile a un datore di lavoro, tenuto a adottare gli opportuni provvedimenti di sicurezza e la cui posizione di garanzia si estende a tutti coloro che si trovano nell’edificio scolastico.

Rischio sismico. L’adeguatezza del comportamento dell’agente chiamato a gestire il rischio sismico, dovendosi escludere la natura eccezionale ed imprevedibile dell’evento ove verificatosi in zona qualificata a rischio, deve essere valutata in relazione alle contingenze del caso concreto, in considerazione delle caratteristiche dell’edificio, della sua utilizzazione, delle informazioni scientifiche, specifiche e di contesto, disponibili in ordine a possibilità o probabilità di eventi dirompenti. Nella fattispecie esaminata dalla Corte di Cassazione, Sezione 4 Penale, decisa con la Sentenza 21 gennaio 2016, n. 2536, si era verificato il crollo di un edificio scolastico, e i giudici hanno riconosciuto la responsabilità per omicidio colposo del Dirigente scolastico e del Dirigente del settore edilizia della Provincia per aver omesso di disporre lo sgombero dell’edificio, in considerazione della prevedibilità dell’evento tellurico in quanto verificatosi in area qualificata a discreto rischio ed a seguito di uno sciame sismico protrattosi nel tempo con crescente intensità, e di due violentissime scosse verificatesi nella stessa notte.

Nei confronti dei lavoratori. La qualifica di “datore di lavoro” responsabile della sicurezza dei lavoratori, non viene dalla legge attribuita in base al dato formale di essere, all’atto della stipulazione del contratto di lavoro subordinato, la controparte del prestatore di lavoro, ma risiede (secondo la definizione ricavabile dalla normativa antinfortunistica di “soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore”) sulla concretezza della relazione che si stabilisce tra il lavoratore e colui che, avvantaggiandosi dell’attività lavorativa, ne organizza, dirige e sorveglia l’esecuzione (Corte d’Appello Penale di Trento, Sentenza 20 gennaio 2010, n. 19).

Perdita di denaro. Il preside ed il segretario di una scuola sono responsabili del danno che deriva dalla perdita di somme dai medesimi raccolte per finanziare una gita scolastica. Nella fattispecie decisa dalla Corte dei Conti del Piemonte, con la Sentenza del 18 marzo 2008, n. 87, applicandosi l’art. 194 del R.D. n. 827/1924, gli stessi, in qualità di agenti contabili, avrebbero dovuto fornire le prove di aver adottato tutte le cautele per evitare il danno.

Mancata configurabilità della responsabilità del precettore (2048 c.c.). La responsabilità del precettore, disciplinata dall’art. 2048 c.c., trova applicazione tanto verso gli insegnati delle scuole pubbliche quanto nei confronti degli insegnanti delle scuole private, intendendo tali anche gli assistenti di colonie per le vacanze dei minori, gli istruttori sportivi, gli addetti alla vigilanza. Non rientrano invece, nella nozione di precettori, il direttore scolastico, il preside, l’usciere, l’inserviente. Lo ha statuito il Tribunale di Firenze, Sezione II Civile, nella Sentenza del 24 ottobre 2016, n. 3491.

Esclusione della soggettività passiva nei giudizi. In tema di obblighi di sorveglianza e di tutela del personale scolastico, legittimato passivo dell’azione volta a far valere il diritto al risarcimento del danno è solo il Ministero della Pubblica Istruzione, poiché l’art. 61, c. 2, della L. 11/7/1980, n. 312, nel prevedere la sostituzione dell’Amministrazione Pubblica agli istituti scolastici, salvo rivalsa nei casi di dolo o colpa grave, nelle responsabilità civili derivanti da iniziative giudiziarie promosse da terzi, elimina la possibilità che il preside e gli insegnanti siano direttamente convenuti nelle azioni di risarcimento danni da culpa in vigilando, quale che sia il titolo della responsabilità, contrattuale o extracontrattuale. In altre parole, il preside potrà subire la rivalsa del Miur, ma non sederà, nell’aula civile, come controparte di chi agisce in giudizio. Lo ha chiarito la Corte di Cassazione, Sezione VI Civile, nella Sentenza del 6 novembre 2012, n. 19158.

Danno da mobbing. Si configura una fattispecie di responsabilità amministrativa nell’ipotesi in cui un’amministrazione sia stata chiamata a risarcire il danno morale e il danno da mobbing prodotti dalla condotta sprezzante e vessatoria di un preside nei confronti dei suoi docenti. Trattandosi di danno erariale indiretto (conseguente ad una condanna dell’amministrazione per fatti commessi da un proprio dipendente), la vicenda trae appunto origine dalla sentenza del giudice del lavoro, che, in accoglimento della domanda dei docenti mobbizzati, ha condannato il ministero della Pubblica istruzione a risarcire i docenti per i danni subiti (ai sensi degli articoli 2087, 2043 e 2049 del codice civile) dalla condotta vessatoria tenuta dal loro preside (il danno biologico quantificato tra il 15% e il 18%; il danno morale, in relazione ai fatti integranti astrattamente i reati di ingiuria e diffamazione nonché il danno per le maggiori spese di viaggio e per i disagi conseguenti al trasferimento in istituto più lontano dal luogo di residenza, domandato dagli insegnanti a seguito dei fatti oggetto del ricorso). La Corte dei conti, Sezione 3, nella Sentenza del 25 ottobre 2005, n. 623, aveva infatti riconosciuto l’esistenza del danno all’amministrazione, avendo accertato che la condotta del preside è risultata gravemente nociva. Il giudice contabile ha tenuto conto delle conclusioni del giudice civile e di quello penale, come pure delle prove documentali idonee a far emergere la condotta e le intenzioni del preside, poiché da tali scritti (carteggi con i docenti, verbali di collegi ecc.) il preside aveva fatto trasparire la sua posizione di spregio nei confronti del personale docente.



 
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