Docenti e studenti: vivere la scuola al tempo del Covid


Il fantasma, l’impresentabile, l’ansioso: studenti “visti” dalla webcam

 

Scrutini fatti o da fare, chi sono i “tipi umani” che i prof si trovano a valutare in questo anno completamente fuori dagli schemi?

Mezza Italia sta facendo gli scrutini, mezza Italia li ha già fatti; ma quali sono le tipologie umane degli studenti che ci apprestiamo a valutare o che abbiamo appena valutato, e che hanno appena concluso quest’anno scolastico così strano, che ha virato così improvvisamente nel dramma?

Confrontandomi con qualche collega, e senza alcuna pretesa di esaustività, potrei azzardare una piccola catalogazione simil-linneiana (aver fatto per anni da segretaria a una coordinatrice di classe docente di scienze naturali dovrà pur dire qualcosa). Vediamoli, dunque.

Il desaparecido

Lo studente non particolarmente diligente in questo secondo quadrimestre ha trovato modo di potenziare le sue naturali inclinazioni; in tutte le classi, infatti, abbiamo tutti avuto uno o due studenti che, semplicemente, non si sono mai connessi.

In particolare, uno mi è riapparso prima delle vacanze di Pasqua, dopo che l’avevo visto per l’ultima volta “in presenza” il 21 febbraio. Ai primi di aprile, però, il tipino si è palesato in occasione della verifica giusto per chiedere: “Io prof potrei non fare la verifica? Sa, in questi ultimi giorni (circa 45!) ho avuto dei problemi”.

Il re dell’eufemismo, insomma. Qualcuno ha obiettato di non possedere un pc adeguato: peccato che la scusa non regga, dato che le scuole si sono attrezzate in moltissimi casi per concedere in comodato d’uso portatili e tablet agli studenti in condizioni di svantaggio.

Alcuni hanno invece millantato imprecisati “problemi di connessione”: ma forse, questi “nativi digitali” ignorano che si può usare il loro fantastico smartphone come router? Certo, la connessione diventa fragilina, ma per seguire le lezioni, sostenere una prova orale e assistere alle interrogazioni, di solito è più che sufficiente. Ma, ops, poi rischiano di finire subito i giga per chattare.

Il fantasma

Detto anche il convitato di pietra. Il fantasma c’è e non c’è, ce sta e nun ce sta, direbbe qualcuno. Ovvero: è connesso, formalmente è presente, ma rigorosamente a telecamera spenta; anche se sollecitato, richiamato, evocato, verrebbe da dire, non risponde, non esce dal suo riposo silenzioso (dal suo letargo?). Non si sa che cosa pensi, non si riesce a farlo parlare, nemmeno, nei casi più gravi, a strappargli una stringa di lettere nella chat di classe. Si insinua allora il fondato sospetto che abbia lasciato il pc acceso in cameretta e sia sceso in cucina a farsi un corroborante panino al tonno per affrontare meglio le assenze dalle successive ore di lezione.

Il preciso

Agli antipodi delle due specie sopra descritte, il preciso ha preso molto sul serio, da subito, la Dad. Affetto da una lieve sindrome ossessivo- compulsiva, non può controllare, in tempo di lockdown, se è uscito di casa con le chiavi o se ha lasciato il frigorifero aperto; allora, per compensare, sposta la sua ansia sull’orologio, suo e dei compagni e professori; è sempre il primo a collegarsi; alle 7,58 ha già aperto la riunione, e se la prof non è connessa alle 7,59, la tempesta di messaggi sul gruppo classe Whatsapp: “Prof, oggi c’è?”; “Prof, perché non la vedo?”; “Prof, non è che sta male, eh?”.

Nel frattempo, il più delle volte, la prof sta ultimando l’operazione di restauro, tentando di rendersi presentabile con due dita di fondotinta per coprire le occhiaie: perché la luce della webcam casalinga è assai più impietosa delle luci che rendono la pelle di Barbarella D’Urso e di Federica Panicucci meravigliosamente vellutata e uniforme anche di prima mattina.

L’ansioso

“Prof, ma le è arrivata la mail con la mia relazione?”. Sì, me l’hai mandata sette volte, e tutte e sette con la richiesta di comunicare l’avvenuta lettura. “Prof, ma mi sente?”. Sì, se non ti sentissi te lo direi, visto che ti sto interrogando”; “Prof, ma mi vede?”; Sì, che ti vedo”; “Prof, ma è sicura di capire quello che dico?” (?!)…

Ifigenia

Tutti voi ricorderete il mito di Ifigenia, l’innocente fanciulla, primogenita di Agamnennone, che il condottiero sacrifica ad Artemide in Aulide, per placare la dea, la quale ha fatto cadere i venti che avrebbero dovuto sospingere la flotta greca verso Troia. Ecco, Ifigenia, del cui sacrificio Lucrezio ci dà un terribile e toccante racconto nel primo libro del De rerum natura, è viva e vive in mezzo a noi, a imperitura testimonianza della vitalità del mito.

Chi è la moderna Ifigenia? Ogni ragazza – e ogni ragazzo – vittima di genitori incombenti, che già normalmente assistono i figli nello studio, di fatto castrandoli, preparando con loro schemi e facendosi “ripetere la lezione” anche se hanno diciassette anni. Ora, data la loro smania di controllo, giacché sono stati anch’essi bloccati dal lockdown e lavorano per lo più da casa, non par loro vero di poter assistere alle interrogazioni, una volta posizionata adeguatamente la videocamera per non essere in favore di ripresa.

Ahimè, la giovane o il giovane che si sente cotanto fiato sul collo, però, tradisce la presenza del genitore o della genitrice, volgendo spesso nervosamente lo sguardo verso l’angolo della stanza dove è appostata costei (le mamme sono numericamente preminenti rispetto ai padri). Talvolta, il figlio o la figlia viene redarguito con un: “non voltarti!” sibilato, ma ben udibile; oppure, quando il ragazzo sbaglia una risposta durante l’interrogazione, si ode distintamente un: “Ma che figure mi fai fare, l’abbiamo ripetuto mille volte!” Una prece per la povera vittima.

L’impresentabile

È colui, o colei, che non accende mai la telecamera, ufficialmente perché “Prof, non sono presentabile!”; come se la scuola fosse il palco di una sfilata di moda e nelle nostre aule mettessero piede solo studentesse truccate come dive alle otto del mattino (oddio, per qualcuna, in effetti, è proprio così).

Viene il sensato dubbio che l’impresentabile, in realtà, stia seguendo le lezioni comodamente sdraiato, o sdraiata, a letto, al calduccio sotto le coperte, con il portatile sulle ginocchia. E se credete che la percentuale sia bassa, be’, su 64 studenti che ho avuto nelle mie classi quest’anno ho avuto mediamente solo 12 telecamere sempre accese.

Naturalmente, queste perfide webcam hanno la perniciosa tendenza – lo sappiamo tutti – a disfunzionare e a creare problemi di connessione proprio nel momento catartico delle interrogazioni. Peccato che a telecamera disattivata, ma non a microfono spento, si senta benissimo il frusciare disperato delle pagine del libro compulsato nervosamente alla ricerca della risposta.

Ma, ovviamente, non ci sono soltanto queste figure grottesche e a volte un po’ furbette: in ogni classe, e spero che molti condivideranno il mio racconto, c’è stato anche un bel numero di studenti che, stravolta e cambiata dall’oggi al domani non solo la modalità di fare scuola, ma tutta la loro vita, si sono adattati e hanno tenuto botta, si sono impegnati, sono stati costanti, hanno fatto tutto il loro lavoro di studenti.

Perché, se qualcosa noi docenti abbiamo capito, al di là del funzionamento di Teams e di Zoom, e delle altre piattaforme informatiche, è che la Dad è stata come una lente di ingrandimento, che ha amplificato i difetti, ma anche i pregi e le qualità positive dei nostri studenti.

 

Il Tignoso, l’Imbucato, l’Ossessionato: 7 tipi di prof in tempo di Dad

Adesso che siamo nel pieno dell’esame di Stato, abbiamo provato a “fotografare” le tipologie dei professori in tempo di didattica a distanza

E adesso che siamo – quasi – tutti impegnati con l’Esame di Stato (come dico sempre: se non si chiama più maturità… un motivo ci sarà!), aggiorniamo la nostra classificazione simil-linneiana con l’analogo catalogo dei docenti, i nostri colleghi che abbiamo imparato a conoscere meglio nella capacità di adattarsi alla novità e all’emergenza. Andiamo dunque a vedere quali sono le tipologie dei professori in tempo di Didattica a distanza.

Il poverynista

Il poverynista è colui che, già di manica larghissima in tempi a.C. (ante Covid), ha ora, a maggior ragione, potuto dispiegare a piene mani la sua tendenza a fornire agli studenti copiose giustificazioni, nei consigli di classe come negli scrutini, e anche, presumiamo, al momento di assegnare il voto da dare all’orale: “Ma poveryiiiiino! Ha dovuto studiare tutto da solo!”; “Ma poveryiiiiino! Non possiamo penalizzarlo in un momento così difficile!” (e transeat se l’alunno di cui si parla è il “fantasma” o, peggio ancora, il “desaparecido”, di cui abbiamo parlato nella precedente puntata). Assolutorio.

Il tignoso

Il tignoso è colui che, in tempi di emergenza estrema, ha iniziato a cavillare, o come si dice con voce para-dialettale lombarda, a carognare: “Ma il nostro contratto di lavoro non ci impone di fare didattica a distanza”; “Ma io non voglio consentire agli studenti di insinuarsi nella privacy della mia casa”; “Ma io devo usare la mia connessione senza rimborso per fare lezione? Giammai!”. Solo dopo molti richiami e sollecitazioni (forse), visto il prolungarsi dell’emergenza sanitaria per tutto il secondo quadrimestre, egli si è deciso a fare qualcosa di diverso che inviare tramite registro elettronico (non sia mai che gli studenti scoprano il suo indirizzo mail!). Insopportabile.

L’imbucato

Normalmente, l’imbucato è colui che, pur non essendo stato invitato, si intrufola a feste e occasioni mondane considerate ghiotte e foriere di interessanti incontri e sviluppi. A scuola, l’imbucato è il collega, magari docente nella nostra stessa classe, che, per avvisi, comunicazioni e altre differibilissime motivazioni, trova sempre il modo di entrarci in aula mentre stiamo spiegando punti delicati del programma, siano essi la lettura dell’esametro o le redox, o la struttura del Canzoniere, facendo perdere tempo a noi, invece che perderlo lui (mi pare giusto!). Di solito lo dichiara anche con un sorrisetto: “Vi rubo gli ennesimi dieci minuti…”. L’Imbucato in tempo di Dad è il collega che si inserisce nella videolezione appena avviata su Teams, secondo due improvvide modalità:

1) Imbucato volontario (vedi sopra) che ha solo modificato il medium tecnico con cui entrare nell’aula divenuta virtuale. Insopportabile.

2) Imbucato involontario, variante dell’imbranato (vedi sotto), che per errore entra sempre nella sua classe al momento sbagliato, durante le lezioni dei colleghi, e si disconnette, mortificato, dopo mille scuse. Tenero.

L’ossessionato (anche detto Argo)

Questa tipologia umana è l’evoluzione ai tempi della Dad di quei docenti super-sospettosi nei confronti degli studenti che, fra continue di ripetizioni di “Non penseranno mica di prendermi per i fondelli!” e “Sono nato/a qualche anno prima di loro!”, al momento delle verifiche si scatenano con misure anti-copiatura dalla sottigliezza degna della Stasi o del Kgb. Ovviamente, tale tipologia umana dà il meglio di sé ai tempi dell’esame di Stato, perquisendo i bagni, analizzando i dizionari (qualcuno vorrebbe anche scaldarne le pagine con la fiammella dell’accendino per cercare di scoprire se ci sono regole grammaticali scritte con l’inchiostro simpatico), e persino contando le mattonelle fra i banchi affinché gli studenti siano ben distanziati: come ben capite, i cento occhi di Argo Panoptes, “che tutto vede”, gli fanno un baffo. In tempi di Dad, Argo pretende non solo interrogazioni a telecamera accesa – è il minimo sindacale –, ma anche telecamera puntata sulla scrivania, mani in vista, panoramica sulla stanza da dove il tapino si collega (non sia mai che davanti a lui ci siano post-it strategici o una mamma o un fratello sulla soglia o dietro il pc pronti a suggerire). Sfinente.

L’imbranato

L’imbranato ha un rapporto conflittuale con la tecnologia; in sintesi, lui la amerà pure, qualche volta, ma lei lo odia. E lo capiamo subito: la connessione dell’imbranato salta di continuo, il suo microfono risulta acceso, ma in realtà non si sente una parola di quanto dice, la telecamera funziona a scatti. E poi, come se non bastasse, a questa “nuvoletta tecnologica” di Fantozzi che lo perseguita si aggiunge la sua goffaggine congenita, per cui la condivisione dello schermo è un miraggio, e le verifiche online sono una scalata al K2; non parliamo poi dell’uso della chat del Team: una tragedia annunciata. Un caso disperato.

Il terrorizzato

Il terrorizzato è spaventato a morte. Da tutto. Dalla Dad (“Oddio, e ora come faccio con la Didattica a distanza, io che non ci capisco nulla di tecnologia?”). Dagli scrutini on line (“Oddio, ma come faccio? E se si blocca tutto? E se sbaglio qualcosa?”). Dall’idea di tornare a scuola anche solo per l’esame di Stato che si tiene in presenza, come abbiamo visto, con tutte le cautele e le misure preventive immaginabili (“Oddio, e se uno studente o un collega è un positivo asintomatico?”). Agghiacciato dal terrore, ricorre al gel igienizzante ogni dieci minuti ed è riconoscibile dalla caratteristica screpolatura delle mani, sul dorso e anche sul palmo. Da confortare e rassicurare.

Il minimalista

Alla polarità opposta del terrorizzato, il minimalista è il tipo, che, come si dice in certe zone d’Italia, “va via sciallo”: nulla lo scompone, tutto gli sembra facile, superabile con poco sforzo, niente lo spaventa. Nella sua incoscienza, è quasi rasserenante. La Dad? E che sarà mai! Le scuole chiuse? Il minimalista a febbraio pensava di tornare a scuola prima di Pasqua, poi dopo Pasqua, poi il 18 maggio… Nulla scalfisce la sua certezza che tutto va (o andrà) bene, anzi, nel migliore dei modi possibili. Inossidabile.

E a questo punto mi verrebbe da chiedere ai lettori che sono anche insegnanti: e tu, che tipologia di docente Dad sei?



 
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