Kenya/Scuola di teatro alla Little Prince di Nairobi

 
Una scuoladi teatro per i "piccoli Principi" dello slum
La Nuova Bussola Quotidiana -  01 dicembre 2015 di M. Lepore 
CristinaColombo è direttrice della Cooperativa “La Carovana”, Ente Gestoredell’Istituto Tirinnanzi (scuole paritarie) di Legnano. L’abbiamo incontratapoco dopo il suo ritorno da un viaggio a Nairobi, e siamo rimasti colpiti dalmodo con cui ci ha raccontato quanto le era accaduto, poiché lei stessa ne eraimpressionata.  Mossi dal desiderio di condividere con tutti la suaesperienza, abbiamo realizzato questa intervista, che è un’incisivaesemplificazione di quanto –fra le tante cose bellissime- ha recentemente dettopapa Francesco ai partecipanti al Congresso mondiale promosso dallaCongregazione per l’Educazione Cattolica, il 21 novembre scorso: «Non si trattadi andare là per fare beneficenza, per insegnare a leggere, per dare damangiare…, no! Questo è necessario, ma è provvisorio. É il primo passo. Lasfida, e io vi incoraggio, è andare là per farli crescere in umanità, inintelligenza, in valori, in abitudini, perché possano andare avanti e portareagli altri esperienze che non conoscono». 
Cristina,puoi raccontarci qualcosa di questa esperienza che ti ha tanto colpita? 
«Nei giorniscorsi il nostro Istituto, che da anni intrattiene rapporti e sostiene alcunescuole di Nairobi attraverso la Fondazione Avsi, ha partecipato ad una missioneorganizzata dalla Ong, inviando in Kenya una piccola rappresentanza guidata dalpresidente della cooperativa “La Carovana”, Gian Mario Bandera». 
A qualescopo? 
«La finalitàprevalente del viaggio era l’inaugurazione di una sala teatrale intitolata aEmanuele Banterle, che è stato socio e amico fraterno di Gian Mario Bandera, eche fu fondatore e regista del Teatro de “Gli Incamminati” fino al 2011, annodella sua prematura scomparsa. La sua famiglia e la compagnia teatrale hannoraccolto e donato fondi per poter allestire, in suo ricordo, un vero teatroall’interno della scuola dell’infanzia e della scuola primaria “Little Prince”». 
PiccoloPrincipe…Una scuola di elite? 
«Tutt’altro!Questa scuola sorge ai margini della immensa bidonville di Kibera(probabilmente il più grande slum d’Africa), da cui provengono i giovanistudenti: a loro la “Little Prince” consente di ricevere una vera educazione,che altrimenti sarebbe preclusa dalle circostanze proibitive in cui questibambini vivono. Ma, in fondo, è proprio vero che ognuno di loro è trattatoproprio come un “piccolo principe”! E lo si vede dalle facce incredibili chetutti questi bambini hanno: trasmettono una gioia di vivere, un orgoglio, unavitalità davvero impressionanti». 
Ma se lecondizioni sono così drammatiche, perché non usare i fondi per altre finalitàpiù “di base”? 
«A dispettodelle apparenze, il teatro rappresenta per questi bambini un’opportunitàstraordinaria, un investimento sul futuro che è forse più importante del cibo odei vestiti, che sono pur necessari e ai quali si deve certamente provvedere…»
In chesenso? 
«L’esperienzateatrale occupa sin dalle origini un posto fondamentale nel progetto educativodella scuola, perché aiuta i ragazzi ad esprimere il meglio di sé e adacquisire fiducia in sé stessi. Mettendo in scena storie meravigliose, ibambini possono fare esperienza di bellezza straordinaria e, immedesimandosi,imparano un metodo che potenzia la loro capacità di apprendimento e, quindi, dicrescita. Il teatro ha un potenziale educativo impressionante…» 
El’inaugurazione come è andata? 
«Perinaugurare il teatro, ricavato in una grande sala della scuola, i bambini hannorappresentato la storia di Pinocchio: una sceneggiatura pregevole ed originaleche ha addirittura permesso loro di vincere il primo premio riservato ai Paesiextraeuropei per alunni tra i 6 e gli 11 anni al concorso “Compleanno di Pinocchio”promosso dalla Fondazione Collodi. Le scenografie, i costumi, l’espressivitàdei bambini hanno lasciato tutti a bocca aperta! Compreso l’ambasciatoreitaliano in Kenia, che era presente in sala».
Cos’altro èaccaduto in questo viaggio? 
«Sono statiquattro giorni davvero intensi, trascorsi visitando scuole e opere educativecommoventi. Muovendoci tra Nairobi e Mutuati, nel nord del Paese, siamo semprestati accolti con grande calore, e abbiamo potuto vedere con i nostri occhi ciòche Avsi realizza da anni prevalentemente grazie ai fondi capillarmenteraccolti con l’iniziativa delle adozioni a distanza». 
Peresempio? 
«A circa3.000 bambini e adolescenti viene data l’opportunità di terminare le scuolesuperiori o i corsi professionali. Grazie al sostegno a distanza vienegarantita la frequenza scolastica ai bambini inseriti nel progetto, siassicurano loro, e se necessario persino ai familiari, le cure mediche; ibambini e le loro famiglie vengono visitati regolarmente a domicilio e ascuola, grazie a un team di assistenti sociali; le famiglie economicamente piùdisagiate sono supportate con la progettazione e la realizzazione di piccoleattività generatrici di reddito; vengono garantiti percorsi di formazione pergli assistenti sociali, gli insegnanti, i genitori dei bambini». 
Un lavoroimmenso
«Eh sì.Infatti tutte le attività vengono svolte da oltre venti partners locali cheoperano prevalentemente nello slum di Kibera a Nairobi e nelle province dellaRift Valley e dell’est del Paese. Purtroppo, però, in questi ultimi anni dicrisi economica, tante adozioni sono state a malincuore interrotte prima dellaloro naturale scadenza».
Un guaio
«Già, unvero “guaio”, per riparare al quale è nostro compito chiederci: ma noi, comesingoli, possiamo aiutare?». 
Appunto:possiamo aiutare? E come? 
«Il modo piùsemplice è decidere di assumersi l’onere di un’adozione a distanza tramite Avsi(la si può fare come singoli, come scuola, come classe, con un gruppo dicolleghi d’ufficio o di amici…). La nostra piccola delegazione ha potutovisitare a Nairobi la scuola d’infanzia e primaria “Little Prince”, il liceo“Cardinale Otunga”, la scuola primaria “Urafiki-Carovana”, il centro diformazione professionale “St. Kizito Vocational Training Institute”, e aMutuati, nel distretto di Meru, la scuola primaria “San Riccardo Pampuri”: intutte queste realtà il sostegno di Avsi è stato possibile anche attraverso ilsupporto di iniziative di raccolta fondi promosse proprio da tante scuole,spesso direttamente dai ragazzi, in tante occasioni: solo nelle nostre, vedoorganizzare ogni anno “merendone solidali” o mercatini, concerti erappresentazioni». 
Moltobello… 
«É solo unesempio. Possiamo continuare, con slancio rinnovato, e fare anche di più:sostenere un’opera educativa vuol dire sostenere lo sviluppo di un Paese,contribuendo a generare uomini in grado di assumersi responsabilità, perchéconsapevoli dell’infinito valore proprio e altrui. Sempre per fare un esempio,posso dirti che il nostro consiglio d’amministrazione sta ragionando con Avsiper sostenere la realizzazione di uno specifico progetto riguardante una dellescuole visitate. Tra breve potrò, spero, dirvi di più». 
Inconclusione e in sintesi, qual è la cosa che più ti è rimasta di questaesperienza? 
«Mi èimprovvisamente diventato evidente come certe cose che ci diciamosull’educazione, talvolta quasi ripetendo frasi fatte o dandole per scontate,per loro che vivono lì, in condizioni assolutamente disumane e per noiimpensabili -come quelle che ho visto negli slum di Kibera- diventanoessenziali per la vita. Non solo in senso “fisico”, e penso alle ragazze chedevono essere protette dalle violenze fisiche quando tornano a casa da scuola,ma anche e soprattutto per sostenere in questi bambini e ragazzi la speranza e lacertezza che esiste ciò per cui il nostro cuore è fatto e che ognuno di loro–di noi- ha un valore infinito. A Nairobi come a Legnano».

 



 

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