Calo demografico, iscrizioni e scelte degli studenti

 
IlSussidiario.net  -  Roberto Pellegatta DiSAL
I dati appenaresi pubblici dal Miur per il nuovo anno scolastico 2019/2020confermano il forte calo di iscrizioni, l’aumento del tempo pieno (siamo al 42%delle domande della primaria) e l’aumento della scelta dei licei (54,6% deglistudenti, con tanto di ripresa del classico), con l’aumento delle richieste peri licei a 4 anni.

1.     Glieffetti del calo demografico. Al prossimo anno scolastico si sono iscritti 69.256studentesse e studenti in meno, con un calo dello 0,9%. Stando ai dati Miur sisono persi 188.583 alunne e alunni nei quattro anni scolastici a partire dal2015/16, con un calo complessivo del 2,4%”. Se andiamo a vedere i dati regionali, il calo è più evidente al Sud e unpo’ minore al Nord. Con una regione virtuosa, l’Emilia Romagna “che a settembreporterà 1.484 alunne e alunni in più nelle aule” e un fanalino di codarappresentato dalla Basilicata “dove da settembre entreranno nelle aule 1742studentesse e studenti in meno”.

Il calo in atto toglierà quasi 2.770 classi rispettoall’attuale anno scolastico.  Il fenomenoha una lunga gestazione: risale al 1985 il primo convegno di studi delMinistero dell’Istruzione sugli effetti del calo della natalità sullapopolazione scolastica.  Ma il  rapporto della FondazioneAgnelli  dell’aprile 2018 “Scuola. Orizzonte 2028. Evoluzione della popolazionescolastica in Italia e implicazioni per le politiche” documenta che dalla popolazione 2018 in età scolare (3-18 anni) dicirca 9 milioni passerà fra 10 anni, nel 2028, a 8 milioni: “un trend che nonappartiene a nessun altro paese europeo”.

Sempresecondo lo studio, basato su fonti Istat, nei dieci anni la scuola primariaperderà circa 18.000 classi, la scuola media (11-13 anni) perderà 9.400 classi,la scuola superiore avrà una perdita di circa 3.000 classi. Unica eccezionealle superiori nel decennio saranno Piemonte, Lombardia, Veneto,Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Lazio che nello stesso periodo alle superiorimanterranno un saldo ancora positivo.

Sempre nelperiodo oggetto di studio,  per gliorganici degli insegnanti statali la contrazione potrebbe essere di oltre55.000, cominciando della primaria, con conseguenze prevedibili sul rinnovamentodel corpo docente e con un risparmio per il bilancio dell’istruzione di quasi 2miliardi di euro all’anno.

Quali interventi prevedere ? AndreaGavosto, direttore della Fondazione Agnelli, ricordava alcune ipotesi: aumentareil numero medio di insegnanti per classe (lo si fece nel 1990 col modulodidattico alle scuole elementari), oppure ridurre il numero medio di studentiper classe, come ha fatto in Francia la «riforma Macron» a cominciare dallearee più problematiche.

Resta il fatto che questi sarebberointerventi sugli effetti e non sulla causa, che, risalendo al calo demografico,esige interventi di politiche fiscali e sociali: una moderna politica a sostegnodelle famiglia;  servizi di qualità perl’infanzia; politiche dell’immigrazione che attraggano con equilibrio esostengano la formazione e l’integrazione. Esattamente tutto l’opposto diquanto si sta facendo in questi anni.

2. Le iscrizionialle scuole superiori.  Per le scuolesuperiori restano le conferme degli scorsi anni: a fronte del cosante aumento,rispetto al 2018, di iscritti ai licei (+0,7%) resta irrisorio quello agliistituti tecnici (+0,1%) mentre è costante il calo negli istituti professionali(-0,8%). Nei licei l’aumento riguarda il classico, il linguistico, le scienzeapplicate e l’opzione economico sociale delle scienze umane. Negli istitutiprofessionali il calo tocca anche i corsi di IeFP (Istruzione e Formazione Professionalecon -0,9%).

Le scuole superiori paritarie attirano maggiormenteper il liceo classico, il linguistico e lo scientifico, mentre restano moltodistanti dalla scuola statale per l’istruzione tecnica e professionale, dove,all’interno dei propri iscritti alle prime classi (10.873 su 542.654 totalinazionali) raccolgono percentuali che non superano la metà delle percentualipresenti nelle statali. Pressoché assenti retano invece le paritarie nei percorsiIeFP all’interno dell’istruzione tecnica e professionale.

Nell’istruzione professionale invece a farla dapadrone resta la ristorazione (come si sa, fortemente sostenuta dai programmitelevisivi…), mentre, anche qui, prosegue il calo delle scelte, già da moltotempo sempre meno rilevanti, per le professioni tecniche e artigianali (arredamento,manutenzione, meccanica,  informatica,elettronica).

Nelle distribuzione nazionale delle iscrizioni crescela preferenza per i licei nel centro sud Italia e nelle isole (le percentualiper il liceo classico sono il doppio di quelle del nord), dove invecediminuisce la presenza per gli istituti tecnici, mentre rimane per fortunastabile (diversamente dall’amdamento nazionale) la scelta per l’istruzioneprofessionale in genere, specialmente in regioni come la Campania, la Puglia ela Basilicata.

Sono diversi gli aspetti problematici che emergono daquesti dati: la debolezza dell’attività di orientamento scolastico (confermata nonsolo dallo squilibrio delle scelte, ma anche dall’alta percentuale didispersione e di abbandoni); la sproporzione, unica in Europa, tra le scelteliceali e quelle per l’istruzione tecnica e  professionale; la distanza tra le scelte deigiovani e le opportunità di lavoro.

Basti vedere come nell’istruzione tecnica continua afarla da padrone l’indirizzo amministrativo, che lascia molto distantiindirizzi come meccanica, elettronica, informatica,  invece fortemente ricercati dalle imprese.



 

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