Dispersione scolastica: uno studente su 5 lascia le secondarie o non è preparato

 

Un ragazzo su 5 lascia le superiori o non è preparato

da Corrieredella sera – 7/10/2019 - Gianna Fregonara e Orsola Riva

 

Letti uno diseguito all’altro sono i numeri di una disfatta: 21 per cento nel Lazio, unragazzo su cinque; 23 per cento in Molise, quasi uno su quattro; 25,7 inBasilicata e 26,8 in Puglia. E poi: Campania (31,9), Calabria (33,1), Sicilia(37) e Sardegna (37,4). Sono tantissimi e sono i ragazzi e le ragazze che ilnuovo studio dell’Invalsi sulla «dispersione scolastica implicita», firmato daRoberto Ricci, considera perduti dal nostro sistema scolastico. Quelli che nonfiniscono le scuole superiori più quelli che arrivano sì al diploma finale macon un livello di conoscenze così basso che quel pezzo di carta non gli serviràa nulla.

Di solitoquesta seconda categoria non si conta nei dati ufficiali, quelli che hannofatto dire al premier Giuseppe Conte nel discorso di insediamento che «ladispersione scolastica resta un’emergenza». Negli ultimi due anni, complice lacrisi, i giovani fra i 18 e i 24 anni che hanno abbandonatola scuola prima del traguardo finale sono tornati a crescereattestandosi sopra il 14 per cento. Siamo quartultimi in Europa. Peggio di noifanno solo Romania, Malta e Spagna, mentre siamo stati superati anche dallaBulgaria. Questi ragazzi che la scuola perde sono condannati allamarginalità sociale. Molti finiscono nei cosiddetti Neet: non studiano nélavorano e nei contesti più svantaggiati diventano preda della criminalità.

Ma non cisono solo loro. C’è un altro esercito di ragazzi chela scuola «perde» anche se arrivano in fondo. A farli uscire dal conod’ombra ci ha pensato l’Invalsi, usando i dati delle rilevazioni fatteall’ultimo anno delle superiori. Ragazzi che pur avendo in tasca un diplomadi scuola superiore non sono in grado di capire un libretto diistruzioni di media difficoltà, figuriamoci un modulo assicurativo o bancario.Qualcuno potrà pensare che paragonarli ai «dispersi» veri e propri siaun’esagerazione retorica. Ma (purtroppo) non è così. Quelli che nei testInvalsi arrivano al massimo al livello due su cinque in italiano e matematica esotto il B1 di inglese sono studenti che stanno per prendere il diploma ma ècome se non avessero frequentato la scuola perché hanno le stessecompetenze di ragazzini di terza media o al massimo di seconda superiore. InItalia sono il 7,1 per cento, nelle scuole del Nord non superano il 3-4 percento, ma in regioni come la Calabria sono più del doppio.

La dispersione

Gliabbandoni scolastici sono tornati a crescere

SoloRomania, Malta e Spagna fanno peggio

Se sisommano a quelli che hanno abbandonato la scuola prima di arrivare altraguardo, il totale è da brivido: 22,1 per cento, più di un giovane su 5. Male differenze regionali sono enormi, tanto da disegnare una mappa dell’Italiaspaccata in tre parti, dove solo Veneto, Friuli-Venezia Giulia e provincia diTrento riescono a stare vicino o sotto l’obiettivo europeo del dieci per centodi giovani che abbandonano la scuola in anticipo, mentre le altreregioni del Centronord sono fra il 15 e il 20 e al Sud si supera il 25% conpunte ben oltre il 30 in Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna.

Eppuresarebbe possibile individuare precocemente i soggetti più a rischio, se solo losi volesse. Sono coloro che già alla fine della terza media non raggiungono itraguardi attesi: il 14,4 per cento su base nazionale, fra il 25 e il 30 percento al Sud e nelle isole. Questi ragazzi a 14 anni hanno accumulato unritardo negli apprendimenti che è quasi impossibile recuperare «dopo». Difronte a un fenomeno di questa gravità l’impegno dei singoli docenti e dellesingole scuole non può bastare, perché è evidente, come dice la presidentedell’Invalsi Anna Maria Ajello, che «la dispersione è prima di tutto unfenomeno sociale e poi scolastico. E inizia fin dalla composizione delleclassi, visto che in certe aree del Paese si dividono ancora gli studenti perprovenienza e censo».


Studenti, quelli che si diplomano senza avere le competenze di base: 35mila l'anno

da La Tecnica dellaScuola – 8/10/2019 – Alessandro Giuliani

 

Si parla ciclicamente di alunni chelasciano la scuola troppo presto, della cosiddetta dispersione scolastica: unfenomeno in lenta riduzione, oggi attestatosi sul 14,5% a livello nazionale –in base alle stime Eurostataggiornati al 2018 – e con “punte” in Campania, Calabria, Sicilia eSardegna superiori al 30%.

Risultatideludenti dopo 13 anni di studi

A questi numeri sulla dispersionescolastica “esplicita”, già allarmanti e molto lontani dalla sogliadel 10% indicata da Bruxelles come obiettivo del prossimo anno, si devono peròsommare quelli di una seconda tipologia di dispersione: quella “implicita”,pari al 7,1% (parliamo di oltre 35 mila studenti) riguardante a queigiovani che escono con un titolo di studio di scuola secondaria di secondogrado, ma senza possedere nemmeno lontanamente le competenze di base chesarebbero previste dopo 13 anni di scuola.

In pratica, questi giovani nonsarebbero in possesso delle cognizioni minime in Italiano e Matematica, per nonparlare dell’Inglese.

Il termine è stato esplicitato da Roberto Ricci, responsabilenazionale prove Invalsi, sull’editoriale “La dispersionescolastica implicita” pubblicato questo mese.

AlSud il dato diventa altissimo

Sommando le due percentuali, alivello nazionale si supera il 20%: significa che un ragazzo ogni cinque non haterminato il secondo ciclo di istruzione oppure, pur avendolo concluso, non hale competenze corrispondenti al livello atteso.

Se poi la dispersione “implicita”si somma a quella “esplicita” delle regioni del Sud, si giunge ad un davvero preoccupante40% di giovani culturalmente inadeguati rispetto a quello che lasocietà si attende da loro.

Leprime difficoltà alle medie

Secondo il responsabile nazionaleprove Invalsi, il problema dell’abbandono precoce o della scarsa conoscenzadelle competenze minimi, si evidenza già al termine delle scuole medie: eppure,fa notare Ricci, questo dato sfugge quasi totalmente alle statistiche ufficialitradizionali.

Infatti, se nella provinciaautonoma di Trento la percentuale di studenti in difficoltà nell’ultimoanno della scuola media è del 6,3%, del 6,6% in Friuli Venezia Giulia, del 7,2%in Valle d’Aosta e dell’8,1% in Veneto, nella provincia autonoma diBolzano, nelle Marche e in Lombardia la percentuale sale all’8,3% ma balza al10,2% in Emilia Romagna, al 10,8% in Umbria, all’11,6% in Toscana, al 12,1% inLiguria.

La percentuale sale al 13% nelLazio, al 13,8% in Abruzzo e arriva al 16,5% in Molise, al 18,9% in Puglia, al19,9% in Basilicata.

Scendendo ancora più a Sud, ladispersione assume dimensioni decisamente grandi: si va dal 22,2% inSardegna al 25% della Campania, dal 27,9% della Sicilia fino al 29,6% dellaCalabria.

Serveun’azione tempestiva

Ma chi sono gli alunni indifficoltà? Ricci ha spiegato che si tratta di coloro che hanno raggiunto almassimo il livello 2 in Italiano e Matematica, ma non in Inglese, sia nellalettura che nell’ascolto.

L’esperto di prove Invalsi rimarcail fatto che “in alcune regioni del Paese oltre un allievo su quattrotermina la scuola media con livelli di competenza di base del tutto inadeguati,creando così le premesse del fenomeno della dispersione scolastica, comunque lasi intenda”.

“È del tutto evidente – concludeRicci – che un’azione tempestiva di aiuto a questi giovani porterebbe, nel girodi pochi anni, a ridurre sensibilmente i livelli della dispersione scolasticacomplessiva”.

Salvisolo Veneto e Trento

Per quanto riguarda, invece, ladispersione totale, sommando quella che il dottor Ricci definisce “esplicita” e“implicita”, c’è da dire che solo il Veneto e la Provincia autonoma diTrento riescono a mantenere la quota dei dispersi totali al di sotto del 10%dei giovani, raggiungendo quindi l’obiettivo posto dall’Ue per il2020.

In tutto il resto del centro nordla quota dei dispersi totali oscilla tra il 15 e il 20%. Anche da questa“visuale”, in diverse regioni del Mezzogiorno i dispersi totali sono più del25% fino a raggiungere il 31,9% in Campania, il 33,1% in Calabria, il 37% inSicilia e il 37,4% in Sardegna.

Il risultato è che un giovane sutre fra i 18 e i 24 anni in Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna non possiedele competenze di base nella capacità di lettura, di fare semplici calcoli, pernon parlare della comprensione dell’inglese.

 




 

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