Vaccini: anagrafe nazionale vaccini

  Ripartitele risorse per l’avvio dell’Anagrafe nazionale vaccini

da Il Sole 24 Ore – 9/10/2019 - Amedeo Di Filippo

 

Col decreto 15 luglio 2019,pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 1° ottobre, il ministero della Saluteha individuato le modalità di riparto tra le Regioni e le Province autonomedegli stanziamenti finalizzati a raccogliere in modo uniforme sull’interoterritorio nazionale i dati da inserire nell’Anagrafe nazionale vaccini, ancheattraverso il riuso di sistemi informatici o di parte di essi già realizzatidalle amministrazioni regionali.

Le norme
L’articolo 4-bis del Dl 73/2017, che ha introdotto disposizioni urgenti inmateria di prevenzione vaccinale, ha istituito presso il ministero della Salutel’Anagrafe nazionale vaccini (Anv), nella quale sono registrati i soggettivaccinati e da sottoporre a vaccinazione, quelli immunizzati a seguito dimalattia naturale e quelli per i quali le vaccinazioni possono essere omesse odifferite nonché le dosi e i tempi di somministrazione delle vaccinazionieffettuate e gli eventuali effetti indesiderati. L’Anv inoltre raccoglie i datidelle anagrafi regionali esistenti, i dati relativi alle notifiche effettuatedal medico curante, i dati concernenti gli eventuali effetti indesiderati dellevaccinazioni che confluiscono nella rete nazionale di farmacovigilanza.

Le risorse messe a disposizione daldecreto “Lorenzin” sono quantificate in 300 mila euro per il 2018 e 10 mila adecorrere dall’anno 2019, incrementate dall’articolo 1, comma 585, dell’ultimalegge di bilancio di 2 milioni per il solo 2019 e 500 mila euro annui adecorrere dallo stesso anno, da ripartire tra le Regioni e le Province autonomesulla base di criteri determinati con decreto del ministro della Salute.Risorse finalizzate a raccogliere in modo uniforme sull’intero territorionazionale i dati da inserire nell’Anv, anche attraverso il riuso di sistemiinformatici o di parte di essi già realizzati da amministrazioni regionali.

Il precedente
L’Anv è balzata alla cronaca perché, poco dopo il varo del decreto, l’articolo18-ter, comma 1, del Dl 148/2017 ha disposto che le sole regioni e provinceautonome presso le quali fossero già state istituite anagrafi vaccinalipotessero applicare le disposizioni che l’articolo 3-bis, commi da 1 a 4, delDl 73/2017 ha previsto a decorrere dal successivo anno scolastico. In pratica,è stato anticipato il sistema previsto a regime, che affida ai dirigentiscolastici l’onere di trasmettere l’elenco degli iscritti alle Asl, le qualiprovvedono a restituirle completandoli con l’indicazione dei soggetti cherisultano non in regola con gli obblighi vaccinali, che non ricadono nellecondizioni di esonero, omissione o differimento delle vaccinazioni e che nonabbiano presentato formale richiesta di vaccinazione. I dirigenti quindiinvitano i genitori a depositare la documentazione e la trasmettono, ovvero necomunicano il mancato deposito, alla Asl che provvede agli adempimenti dicompetenza.
Diverso il sistema di prima applicazione, in base al quale i dirigentiscolastici sono stati impegnati, all’atto dell’iscrizione del minore, arichiedere ai genitori la presentazione della documentazione, eventualmentesostituita da una autodichiarazione. La mancata presentazione delladocumentazione è stata segnalata alla Asl. Per i servizi educativi perl’infanzia e le scuole dell’infanzia la presentazione della documentazionecostituisce requisito di accesso.

Le risorse
Il ministero della Salute dunque dispone per il 2019 di 2 milioni e 500 milaeuro, da ripartire secondo due criteri che sono stati ora definiti col Dm 15luglio 2019: il primo tiene conto dell’esigenza di assicurare a tutte leregioni e province autonome una quota misurata da una componente variabile,desunta applicando il criterio su base capitaria ovvero la quota di accesso procapite definita in base alla popolazione presente come da ultimo censimentoIstat, pesata secondo criteri applicati per la ripartizione della quotaindistinta del Fondo sanitario nazionale; il secondo svolge una funzionecompensativa, garantendo a tutte le regioni e province autonome una quota dellostanziamento in conto capitale congrua allo scopo perseguito dal legislatore.
La componente fissa della somma uguale per tutti gli enti, da ripartirsi avalere soltanto della somma in conto capitale, viene fissata in 25 mila euro,ritenuta utile a garantire un minimo certo. Il riparto del fondo è contenutonelle due tabelle allegate al decreto, l’una relativa ai 2 milioni e l’altra ai500 mila euro.

 



 

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