Decreto scuola: bonus docenti

   Bonusmerito per i docenti. Solamente una elemosina

da La Tecnica dellaScuola – 4/11/2019 - Claudio Berretta

 

La notizia che il bonuspremiale rimane anche con l’ultimo decreto  lascia sconcertati.
Il decreto ha inserito ulteriori toppe in una coperta troppo cortae già più volte rattoppata da almeno dieci anni di riforme della scuola nonsupportate da un pensiero pedagogico.
L’ultima riforma che aveva interpellato dei pedagogisti fu quella dellaMinistra Moratti. Per quanto anche quella oggetto di contestazioni, per lo menocercava dei riferimenti nell’ambito delle scienze dell’educazione, mentre dallariforma Berlusconi-Tremonti-Gelmini in poi il nulla. Solo riduzioni di spesa emodifiche normative fondate sull’idea che la scuola deve funzionare comeun’azienda.

Cosa suggerisce laricerca pedagogica

Nel caso del bonus al merito ci siorienta peraltro verso un’azienda inefficiente: in nessuna azienda seriaverrebbe assegnato un premio individuale quando è necessario un lavoro disquadra.
Le ricerche nell’ambito delle scienze educative ci dicono infatti che lescuole migliori sono quelle dove c’è un alto livello dicollaborazione, mentre il premio individuale stimola la competizione interna,conducendo ad una scuola fondata sull’azione individuale e la mancanza di condivisione.
Nel gioco delle toppe e dei rattoppi di questa coperta corta il nuovo decretoscuola non modifica questa aberrazione che è uno degli elementi più contestatidella contestatissima riforma della scuola di Renzi.

Cosa accade nellapratica

In molte scuole si è sceltodi neutralizzare gli effetti nefasti del bonus premiale utilizzandoloper retribuire quelle figure fondamentali per il funzionamento della scuola,che venivano precedentemente retribuite con il Fondo d’Istituto o per le qualiarrivavano fondi specifici ben più cospicui: responsabili di plesso,coordinatori di classe, referenti di dipartimenti o per temi specifici.
Questo sarebbe un vero cambiamento rispetto alla riforma di Renzi legge107/2015: trasferire i fondi del bonus premiale verso i devastati fondidi istituto.
Inoltre le Funzioni Strumentali, quando il Ministro Berlinguer le avevadefinite più dignitosamente Figure Obiettivo, venivano retribuite con tremilioni di lire lorde.
Oggi ricevono qualche centinaio di euro.
Stessa sorte tocca spesso anche ai formatori, che si ha la pretesa diretribuire facendo riferimento ad una normativa del 1995, ricevendo così avolte una retribuzione oraria inferiore a quella delle persone che formano.

Le “figureintermedie”

Eppure il lavoro di tuttequeste figure professionali intermedie è indispensabile per ilfunzionamento della scuola.  Alcune svolgono delle funzioni che, in altrisettori della pubblica amministrazione, prevedono un inquadramento specifico,con retribuzione di decine di migliaia di euro superiori a quelle dei colleghiche devono coordinare; nella scuola invece tutto è affidato al volontariato,all’impegno di chi sceglie di dedicare tempo e lavoro per il funzionamentodella scuola, sapendo che l’alternativa sarebbe il collasso dell’istituzione.

In questo contesto il bonuspremiale è un’elemosina umiliante, distribuita a volte con criteriarbitrari da un comitato che prevede anche la presenza di persone noncompetenti. Dai primi passi della famigerata riforma Renzi, contestata con unosciopero di 618.000 lavoratori della scuola,  si fece notare che unprofessionista non può essere giudicato da persone che non hanno mai svolto lasua professione.
La somministrazione di questionari tra studenti e genitori può essere utile, mapoi dovrebbe perlomeno essere un comitato di esperti che, con cognizione dicausa, prende in esame vari elementi tra cui il risultato dei questionari. Maanche questo fa parte di un processo di delegittimazione e riduzione delprestigio sociale degli insegnanti che danneggia prima di tutto gli studenti.

Una propostaoperativa

Avevo a suo tempo indicato in un sistema divalutazione basato sulla presenza di consulenti esperti cheaiutano gli insegnanti ad intraprendere un processo di miglioramento, una veravalutazione formativa in grado di cambiare la qualità della scuola.
Assegnare premi in denaro infatti non solo rischia di incidere in modo negativosulle relazioni tra gli insegnanti, riducendo la qualità della collaborazioneindispensabile ad una efficace azione didattica ed educativa, ma soprattuttonon incide in alcun modo su quelle situazioni di insegnanti che, pernegligenza, incompetenza o inidoneità, non forniscono un servizio minimamenteadeguato.

Per concludere, a mio parere, verisegni di cambiamento sarebbero
1-  convogliare i fondi del bonus premiale verso il ripristino del Fondodi Istituto, per retribuire chi lavora di più svolgendo attività aggiuntive intermini di ruoli di coordinamento o di laboratori extracurricolari rivolti allariduzione della dispersione scolastica (controllandone però la qualità el’efficacia)
2-  adottare modalità di valutazione rivolte non tanto a distribuire premie punizioni, ma ad aiutare gli insegnanti a migliorare la qualità del lorodifficilissimo ma bellissimo lavoro.

 



 

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