Occupazioni delle scuole: danneggiamenti alla struttura

 

Scuola occupata e danneggiata: chi paga inquesti casi?

Tuttoscuola - 27 novembre 2019 - GiovanniBattista Diciocia

 

Ormai lo sappiamo: ottobre enovembre sono periodi spesso di proteste studentesche, di autogestioni e dioccupazioni. Tra le conseguenze di un’occupazione scolastica capita, a volte,che gli studenti danneggino anche le attrezzature didattiche e la stessastruttura. La domanda che sorge spontanea ed immediata è: chipaga per questi danni ?

Insegnanti esclusi

In primis, è benesottolinearlo – sono esclusi da qualsivoglia forma diresponsabilità i docenti della scuola: essi sono da ritenere –ai sensi e per gli effetti dell’art. 2048 c.c. – responsabili deidanni cagionati o subiti dai propri allievi mentre svolgono le normali attivitàdidattiche, nonché in tutti gli altri momenti della vita scolastica, ivicompreso quello della cosiddetta ricreazione, lo spostamento da un localeall’altro della scuola, il servizio di mensa, le uscite, i viaggi di istruzioneecc. E, ne sono esonerati, se dimostrano di non aver potuto impedire l’eventodannoso ponendo in atto la diligenza del bonus pater familias. Duranteuna occupazione non autorizzata, invece, il mancato svolgimento della ordinariaattività didattica fa venire meno, oggettivamente, anche la derivanteresponsabilità dei docenti. Dunque, sonoaltri i soggetti responsabili a cui imputare il pagamento dei danni subitidalla istituzione scolastica.

Pagano i genitori

E questi soggetti, facilmenteindividuabili, sono i genitori degli studentisu cui può gravare la culpa in educando, ovvero la responsabilità peri fatti illeciti dei figli riconducibili ad obiettive carenze nell’attivitàeducativa, che si manifestino nel mancato rispetto delle regole della civilecoesistenza vigenti nei diversi ambiti del contesto sociale in cui si vive e siopera. Inoltre, l’eventuale prova liberatoria, che anche i genitori possonofornire – sempre ai sensi dell’art. 2048 c.c. – non si esaurisce nelladimostrazione di non aver potuto impedire il fatto, ma si estende alladimostrazione di avere adottato, in via preventiva, le misure idonee a evitareil fatto. Si tratta di una prova positiva e non negativa molto difficile dafornire. La giurisprudenza è molto rigorosa e non ritiene sufficientedimostrare di avere genericamente impartito una educazione purchessia alminore, ma è necessario dimostrare in modo rigoroso di aver impartitoinsegnamenti adeguati e sufficienti per educare il minore ad una corretta vitadi relazione in rapporto al suo ambiente, alle sue abitudini, alla suaresponsabilità.

Troppe difficoltà

E allora,se è così semplice individuare nei genitori i soggetti responsabiliche, peraltro, hanno notevoli difficoltà a rinvenire e produrre valide proveliberatorie, perché mai la pubblica amministrazione scolastica non percorrequesta strada? In verità, la strada tracciata è tutt’altro che agevole:presenta, invece, molti ostacoli.

Il primo deriva dal doversirivolgere – obbligatoriamente – alla Giustizia civile che,come ben si sa, osserva tempi molto lunghi per accertare leresponsabilità dei singoli e quantificare il valore dei danni.

Il secondo ostacolo è costituitodalla difficoltà di individuare con certezzagli autori materiali dei danni, a motivo del forte “spirito digruppo” che anima gli studenti in simili occasioni.

Il terzo ostacolo – e di certo nonil meno importante – è dato dalla ritrosia– quasi elemento naturale – della scuola a promuovere azionigiudiziarie nei confronti degli studenti e, per essi, neiconfronti dei loro genitori, In altri termini, la scuola – a torto o aragione – giudica tali azioni in netto contrasto con le proprie finalitàistituzionali. L’alternativa, però, che viene praticata è il momentaneoallontanamento degli studenti dalla comunità scolastica (c.d.sospensione) in uno con l’abbassamento del voto di comportamento.

Quale stradapercorrere?

Dunque,il dirigente scolastico è costretto a percorrere – pernecessità – altre strade al fine di ripristinare la piena funzionalità dellastruttura scolastica e, al contempo, per reintegrare le attrezzature didattichedanneggiate. Sicché, dapprima e immediatamente si rivolge all’Ente locale (disolito, la Provincia) proprietario e responsabile della manutenzione ordinariae straordinaria degli edifici scolastici (ex legge n. 23/1996) , affinchéprovveda alla riparazione dei danni e, di conseguenza, alla riabilitazione deilocali per la piena fruibilità dell’attività didattico-educativa.

Successivamente, per riparare oriacquistare le attrezzature didattiche danneggiate o rese inservibili, chiede,in genere, il versamento – a studenti e/o genitori – dicontributi volontari, fissi o frazionati in relazione allesoggettive responsabilità ipotizzate o accertate da parte della scuola. Icontributi, sovente, diventano obbligatori e, ove non corrisposti, vengonopreviste particolari penalità, quali, ad esempio, la mancata consegna dellepagelle al termine dell’anno scolastico. Il che, come è facile constatare,genera critiche, malumori e polemiche di vario genere tra studenti, genitori eoperatori della scuola.

Una soluzione a tali estemporaneiprovvedimenti è forse possibile rinvenirla nella predisposizione di apposite “Lineeguida”, a cura delle “Reti di scuole o di ambito”r ( art. 1, commi da 71 a 74,legge 107/2015). “Linee guida” che, sulla base di una direttaconoscenza delle dinamiche comportamentali degli studenti delle istituzioniscolastiche interessate, potrebbero:

definire le finalità ele modalità di azioni che la scuola porrà in atto;
contribuire al superamento dei comportamenti soggettivi eautoreferenziali dei dirigente scolastici;
far conoscere in anticipo e in maniera organica, a studenti egenitori, quali provvedimenti adotterà in merito la scuola.

È questa la soluzione del problema?Non lo sappiamo. Di sicuro, quella prospettata potrà essere, comunque, unvalido aiuto per una migliore e più funzionale gestione di tali evenienze.

 



 

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