Pensioni: quota 100

 

Ocse boccia Quota 100. Anief: assurdo andare in pensione a 70 anni

daOrizzontescuola – 30/1\1/2019 -  redazione

 

Mentre inItalia il Governo italiano conferma l’anticipo pensionistico “Quota 100” almenofino al 2021,  l’Ocse sostiene che invece la norma va abolita: secondol’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, in Italia arischio è la sostenibilità del sistema macroeconomico e quindi occorre assicurare“adeguate prestazioni di vecchiaia limitando la pressione nel breve, medio elungo periodo”.

Il problema,secondo l’Organizzazione internazionale, è che in Italia si lascia il lavoroper andare in pensione a 62 anni, 63 e poco più per gli uomini e 61 per ledonne. In Europa invece, per gli altri paesi Ocse, l’età del passaggiolavoro-pensione si attesta a poco più di 65 anni per gli uomini e 63 per ledonne.

Leindicazioni dell’Ocse non tengono evidentemente conto di alcune specificitàlavorative. Come quelle di chi svolge lavori di relazioni umane: la scuola ne èl’esempio massimo. È tutto dire che e anche l’Organizzazione mondialedella Sanità ha ultimamente affermato che il burnout è il tipicomalessere cronico che si riscontra nei lavoratori della scuola, in particolaretra i docenti, poiché comporta una sindrome che conduce allo ‘stress cronico’impossibile da curare con successo, c’è davvero da preoccuparsi e affrontare ilproblema. Come già avviene nella maggior parte dei Paesi europei.

Il giovane sindacatoricorda che “le malattie professionali dei docenti che determinano l’inidoneitàall’insegnamento nell’80% dei casi presentano una diagnosipsichiatrica”. Ad evidenziare il problema, scrive ancora il giovanesindacato nelle motivazioni degli emendamenti al Disegno di legge diBilancio 2020 AS 1586, sono anche gli “studi sullo stress da lavoro correlatoe burnout” condotti dal “dott. Vittorio Lodolo D’Oria, ragion per cuirisulta indispensabile allargare l’attuale finestra di pensione anticipata previstasoltanto per il personale dell’infanzia”. Lo stesso esperto in materia ha direcente ricordato che “dal 1992 al 2012 sono intervenute quattro riformeprevidenziali ‘al buio’, cioè senza valutare la salute della categoriaprofessionale dei docenti”.






 

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