Sentenze/Accesso agli atti

 

Accessoagli atti, sentenze da leggere bene

CISL – NLN – 2/12/2019

 

La questionedell’accesso agli atti in materia di compensi di natura accessoria erogati alpersonale è stata più volte oggetto di pronunce e sentenze della giustiziaamministrativa, su cui è necessario soffermarsi con la dovuta attenzione percoglierne appieno motivazioni e portata, al di là degli effetti chenell’immediato producono, traendone spunti per un corretto orientamento deicomportamenti nell’ambito di una corretta gestione delle relazioni sindacali.Di seguito un breve commento a tre diverse decisioni, tutte relative asituazioni nelle quali l’accesso agli atti era stato oggetto di richiestaavanzata direttamente da organizzazioni sindacali.

TAR Venezia 2019
Riguarda l’erogazione del cosiddetto bonus docenti la questione su cui è intervenutodi recente il TAR del Veneto (sentenza 1144/2019 pubblicata il28/10/2019), che ha dato ragione a un Dirigente Scolasticoil quale si era opposto alla richiesta delle organizzazioni sindacali diestrarre copia integrale e completa di tutta la documentazione relativa agliimporti individuali ed ai nominativi dei destinatari dei compensi individualidefiniti dal contratto di istituto e relativi al bonus del personale docente,distinti per attività. Con la sua pronuncia il TAR si discosta dalla decisionedella Commissione per l'Accesso, che in data 27.03.2019 aveva accolto ilricorso del Sindacato avverso il diniego del dirigente, il quale a sua voltaaveva nuovamente negato l’accesso agli atti, adducendo che non sarebbe statoravvisabile l’interesse diretto, concreto ed attuale dei richiedenti, in quantole organizzazioni sindacali non avrebbero preso parte alla procedura diformazione del fondo per il salario accessorio e soprattutto perché l’istanzadi accesso presentata era stata motivata con finalità configurabili come unasorta di controllo generalizzato dell’attività della P.A., eventualità esclusadalla norma sull’accesso agli atti. Vale la pena ricordare che il Legislatore,mediante l’accesso di cui all’art. 22 e ss. della legge 241/90, non haintrodotto un’azione volta a consentire un controllo generalizzatosull’attività amministrativa; tale caratteristica – l’assenza di un controllogeneralizzato dell’attività della PA – è ciò che distingue l’accesso ex. l.241/90 dall’accesso civico generalizzato previsto dall’art. 5 del Dlgs 33/2013,funzionale a tale scopo di interesse pubblico.
È pertanto evidente che il rigetto deciso dal TAR non riguarda ilmerito della questione, ma le motivazioni poste daisindacati a fondamento della richiesta di accesso agli atti, per cuil’interesse fatto valere dalle richiedenti, traducendosi in un controllogeneralizzato dell’attività della PA, non ha natura di interesse diretto,concreto e attuale.

Consiglio di Stato 2018
Resta dunque del tutto confermato quanto affermato in una precedente sentenza (n. 4417/2018 pubblicata il 20luglio 2018), nella quale il Consiglio di Stato sipronunciava su un ricorso avente ad oggetto l’impugnazione dell’atto diparziale accoglimento della richiesta di accesso documentale ai sensi della L.241/1990 rivolta a un dirigente scolastico per il rilascio dei documentirecanti i nominativi del personale destinatario dei compensi attinti dal FIS,gli incarichi conferiti e la quota del Fondo erogata a ciascun dipendente perlo svolgimento degli incarichi stessi.
La pronuncia di cui trattasi è meritevole di interesse perché, ad avviso deigiudici della Sezione Sesta, “dette informazioni sono, infatti, necessariea consentire alle organizzazioni sindacali di categoria la verificadell’attuazione della contrattazione collettiva integrativa d’istitutosull’utilizzo delle risorse”; inoltre nel caso di specie viene chiaritoche “nel conflitto fra il diritto di accesso e il diritto alla riservatezzadeve essere data prevalenza al primo”.
I giudici della Sezione Sesta del Consiglio di Stato hanno accolto il ricorso,riformato integralmente la sentenza del Tar per il Veneto impugnata e ordinatoall’Amministrazione di permettere l’accesso a tutti i documenti amministrativirichiesti dal sindacato ricorrente entro 60 giorni dalla comunicazione in viaamministrativa o notificazione a cura di parte della sentenza.
E’ evidente l’importanza del principio che viene affermato con questa recentepronuncia ai fini di un corretto ed efficace svolgimento delle relazionisindacali d’istituto.
L’Amministrazione, infatti, rispetto ad una richiesta di accesso agli atti cosìconfigurata, non può non tenere in considerazione quanto sancito dai giudici dipalazzo Spada, garantendo perciò il diritto delle organizzazioni sindacali diconoscere tutti i documenti e le informazioni relative al processo diformazione, di accesso, ripartizione e distribuzione delle somme contenute nelfondo, considerato che la conoscenza di queste informazioni è necessaria perdifendere a pieno gli interessi dei quali il sindacato stesso è portatore.

Consiglio di Stato 2017
Qualche considerazione, infine, su una sentenza ancora precedente del Consigliodi Stato (n. 5937/2017)citata qualche volta in modo non corretto. In quel caso il rigetto dell’appelloproposto in ordine a una pronuncia del TAR si fonda sulla genericità delladomanda di accesso e sul fatto che le organizzazioni sindacali non avevanoindicato né motivato le specifiche ragioni che rendevano necessaria laconoscenza delle somme erogate a ciascun docente. Si trattava dunque di unarichiesta troppo generica, al punto da configurarsi come preordinata ad uncontrollo generalizzato. Per questo il Consiglio di Stato respinge l’appello,facendo però salva la possibilità di ripresentare l'istanza attraverso lanecessaria specificazione.







 

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