Dibattito/Per la democrazia seminare nel campo della istruzione

 

Per far crescere lademocrazia seminare nel campo dell’istruzione

IlSole - 4 febbraio 2020 - diMarta Cartabia Presidente della Corte Costituzionale

 

«Nelle forme e nei limitidella costituzione» è un frammento del primo articolo della Costituzioneitaliana che, dopo aver definito l’Italia come repubblica democratica, affermache «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limitidella Costituzione».

Perché parlaredi democrazia in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico di uno deigrandi atenei italiani, che offre percorsi di studio per ogni ramo del sapere:umanistico, tecnico-scientifico oltre che in ambito politico-sociale?

È anzitutto la memoria viva della ricchezza della vita universitaria che mi haspinto a orientare la riflessione verso i fondamenti costituzionali dellademocrazia, nella convinzione che la vitalità di una democrazia dipende ingrande misura dalla questione – in senso ampio – educativa, in cui leuniversità svolgono un ruolo fondamentale. Non a caso il tema dell’istruzione –l’alfabetizzazione prima, l’accesso alla scuola di ogni ordine e grado poi,fino alla formazione universitaria – è stato da sempre tra le questionifondative delle moderne democrazie, anche se, come è stato osservato direcente, il tema dell’educazione «è diventato, oggi, la cenerentola – economicae ideologica – delle grandi questioni, sociali, come se il futuro di un Paesenon dipendesse innanzitutto da quanto – e come – si investe sulle proprierisorse umane».

Seminare nelcampo dell’istruzione significa investire nei cittadini di oggi e di domani. Unnesso strettissimo lega il destino della democrazia e quello dell’educazione:questa è l’urgenza che si pone all’attenzione di tutti.

Siamo tornatia discutere molto di democrazia e siamo tornati a discuterne con tonipreoccupati. Le democrazie costituzionali contemporanee sembrano attraversareuna fase di crisi, come suggeriscono i numerosissimi studi sul tema, mostranoaspetti di fragilità, soprattutto sotto l’impatto dei nuovi media. Alcuniipotizzano persino che si sia fatto ormai ingresso da tempo in una nuova fase,quella della postdemocrazia, secondo la fortunata espressione di Colin Crouch.

L’avvento deinuovi media ha determinato un impatto di proporzioni epocali sulle dinamichedemocratiche. Il terremoto ha il suo epicentro nelle modalità di formazionedell’opinione pubblica.

Su questofronte si contrappongono due diverse linee di pensiero, che con una qualchesemplificazione potremmo definire dei tecno-ottimisti e dei tecno-pessimisti.

I primiosservano che se è vero che una componente decisiva di ogni società democraticaè data dalla libertà di informazione e di espressione del pensiero, allora lenuove tecnologie si presentano come «forze democratizzanti» (Robert Post). Veroè che la rete offre spazi inediti che per la diffusione di notizie,informazioni, opinioni di pubblico interesse così da presentarsi come unostrumento capace di ravvivare il dibattito pubblico.

All’ottimismodei sostenitori della democratizzazione della società, che sarebbe stataindotta dalla potenza di una capillare tecnologia ora alla portata di molti, sicontrappone il pessimismo dei tecno-scettici, di cui parla Yascha Mounk. Sievidenziano tre fondamentali pericoli per il cittadino, che si trova “solo”nella rete: la polarizzazione dell’opinione pubblica, la sua eterodirezione ela disinformazione.

Ilcittadino in rete non incontra solo i suoi pari e i suoi simili. Le piattaformetecnologiche non sono spazi vuoti o ambiti neutrali (Andrea Simoncini) eattraverso di esse il cittadino è esposto alla disinformazione e alle notiziefalse, dove sempre maggiore è la difficoltà a distinguere i fatti e leopinioni.

Oggi la veritàdi fatto è accolta con una ostilità assai maggiore che in passato, le verità difatto anche pubblicamente conosciute sono frequentemente percepite come mereopinioni. Siamo in un contesto segnato dalla tendenza a trasformare i fatti inopinioni. Nelle parole di Hannah Arendt: «Fatti ed eventi sono infinitamentepiù fragili degli assiomi, delle scoperte e delle teorie».

Da un certopunto di vista, questi sono i problemi di sempre della democrazia e dellapolitica: propaganda, informazione unilaterale, censura, estremismo, ideologia,fanatismo, pura e semplice falsità ci sono sempre stati nella vita politica.

Da un certopunto di vista, non c’è niente di nuovo sotto il sole: tuttavia, se siconsidera il potere e la potenza delle nuove tecnologie si può comprendere chequesti problemi oggi avvengono in una dimensione nuova e a una velocità che nonha precedenti nella storia dell’umanità. Grazie alla potenza delle tecnologiecontemporanee, ai mass media, ai social, a internet, ai motori di ricerca ciòche viene pubblicizzato e propagandato – vero o falso che sia – «è molto più invista che la realtà da sostituire» (Arendt).

Oggi comesempre, è sulla capacità di un pensiero libero e critico del cittadino, in ognicampo del sapere e del fare a cui ciascuno è chiamato, che si gioca la partitadella democrazia. Questa affermazione, valida in ogni epoca, lo è ancor di piùoggi in considerazione dello scuotimento tellurico che la diffusione dei nuovimedia sta provocando non solo sul sistema dell’informazione, ma anche sullastessa capacità di conoscenza del genere umano.

È vero che congli sviluppi della tecnologia cresce l’informazione disponibile. E questo è unaindiscutibile e straordinaria potenzialità della nostra epoca: news,enciclopedie, libri open access e intere biblioteche open source sonomezzi a disposizione di tutti, di valore inestimabile.

L’informazionedisponibile cresce; ma non è detto che con essa stia crescendo anche laconoscenza delle singole persone.

La missionedell’università da sempre è stata più alta e più ampia. Chiamata anche, ma nonsolo, a elaborare e fornire dati, nozioni e informazioni; vocata anche, ma nonsolo, a offrire una pur necessaria formazione professionale: l’università non èsolo fucina del «sapere». Tutto questo – pur essendo moltissimo – è solo «ilvestibolo della conoscenza», come direbbe John Henry Newman, che al compitodell’Università ha destinato scritti ampi e importanti.

Nella vitadella comunità universitaria, nei rapporti con i maestri e con i propri simili,ma soprattutto negli incontri con i propri “dissimili”, si amplia l’orizzontedella ragione, in un vero confronto con l’“altro da sé”, e si creano lepremesse per un pensiero critico, libero e innovativo.

Di qui ilgrande compito democratico che l’educazione universitaria è chiamata asvolgere, che desidero esprimere ricorrendo di nuovo alle parole di Newman, conle quali vorrei congedarmi: «L’educazione universitaria è il grande mezzoordinario per raggiungere un fine grande ma ordinario: essa si propone dielevare il tono intellettuale della società, di coltivare la mente delpubblico. […] È l’educazione che fornisce all’uomo una chiara e consapevolevisione delle sue stesse opinioni e dei suoi stessi giudizi, un’autenticitànello svilupparli, un’eloquenza nell’esprimerli. […] Essa gli insegna a vederele cose come sono, ad andare dritto al nocciolo, a sbrogliare pensieri confusi,a scoprire ciò che è sofistico e ad eliminare quello che è privo di rilievo.[…] Gli mostra come adattarsi agli altri nella loro condizione mentale, comepresentare ad essi la propria, come influenzarli, come sopportarli, comeintendersi con loro».

È rimanendosempre all’altezza di questo grande compito educativo che le universitàseguiteranno a dare il loro contributo essenziale alla democrazia, basata suuna autentica sovranità popolare che si esercita nelle forme e nei limiti dellaCostituzione.

 



 

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