Test INVALSI: non valutano ma rimangono obbligatori

  Glistudenti li valutano i docenti, non i test Invalsi

da La Tecnica dellaScuola – 13/2/2020 – Alessandro Giuliani

 

Il rimando di 12 mesi delle proveInvalsi dal curriculum degli studenti, attraverso un emendamento a prima firmadi Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana-Leu, è un attolegislativo importante: non tanto per la sua incidenza pratica sull’Esame diStato, che sostanzialmente non muta la sua struttura portante, quantosoprattutto perché sembra ridimensionare le ambizioni di chi pensava di legarei risultati dei test con le competenze degli studenti e dei loro docenti.

Fratoianni(Si-Leu): gli studenti non sono numeri

“Abbiamo ristabilito due principifondamentali – ha tenuto a dire Nicola Fratoianni – che erano stati messi indiscussione dal DL 62/2017: la valutazione delle conoscenze sonoprerogativa del corpo docente e in particolare del consiglio di classe,in quanto frutto di un lavoro che tiene conto del profilo e della storiapersonale di ogni singolo studente; gli studenti non sono numeri”.

“C’è ancora molto lavoro da fare,ma intanto, oggi – ha concluso il parlamentare della commissione Cultura diMontecitorio – abbiamo compiuto un primo passo, a tutela degli studenti e delruolo del corpo docente”.

Gliesiti dell’Invalsi, quindi, non faranno parte delle informazioni sullecompetenze formali e non formali acquisite dagli studenti, le quali verrannoadottate dall’anno prossimo, trovando spazio come allegato al diploma,alla fine dell’esame di maturità.

Ascani(Pd): sono solo un “termometro del sistema”

“Il motivo è chiaro – ha dettola viceministra dell’Istruzione dem Anna Ascani -: i test Invalsi nonservono a valutare docenti e studenti. Sono uno strumento conoscitivo chefornisce una fotografia dello stato di salute del nostro sistema di istruzioneed è per questo motivo che sono fondamentali per il miglioramento e restanorequisito di ammissione all’Esame di Stato”.

“Proprio per questo – ha continuato– abbiamo deciso di utilizzare le rilevazioni dell’Istituto nazionale per lavalutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione come base perintervenire sui divari territoriali presenti nel nostro Paese”.

I test, ha sottolineato Ascani,rappresentano invece “un importante termometro del sistema e aiutano aorientare le azioni in maniera strategica”.

“La decisione di tenerli fuori dalcurriculum dello studente, la cui introduzione è stata rimandata per effetto diun emendamento al Milleproroghe, testimonia quindi la natura di queste proveche non sono né inquisitorie, né punitive”, ha concluso la vice ministra.

Itest rimangono comunque obbligatori

Per oltre due milioni e mezzo distudenti, rimane l’obbligo di sottoporsi ai test: dal 2 al 31 marzo, toccheràagli studenti del quinto anno delle superiori:dal 1° al 30 aprile, agli alunni di terza media; a maggiosarà la volta delle due classi della primaria (seconda equinta) e alla seconda superiore.

“Purtroppo resta l’obbligatorietà asvolgere la prova, ma essa non avrà alcun impatto sulla valutazione deglistudenti né per il presente, né tanto meno per il futuro”, ha detto ancoraFratoianni.

Rimangonodei dubbi…

Nell’attuale maggioranza sembranocosì tutti d’accordo: i test servono solo a fotografare emigliorare strategicamente il sistema scolastico generale, andando apotenziare ad esempio le aree dove si registrano maggiori abbandoni dei banchio valutazioni negative.

La domanda è d’obbligo: lamaggioranza parlamentare crede compattamente che non abbiano alcun scopo divalutazione? Se sì, allora perché non si produce una norma che scolleghi unavolta per tutte i risultati delle prove Invalsi (la certificazione dei testsulle competenze acquisite) dall’Esame di Stato? Perchè non si affrancano inmodo inequivocabile gli esiti dei test dalla valutazione dei docenti, comerimarca da anni la presidente Invalsi Anna Maria Ajello?

 

Milleproroghe, risultati delle prove Invalsi fuori dal curriculum dellostudente

da LaTecnica della Scuola- 13/2/2020 – Lara La Gatta

 I risultati delle prove INVALSI fuori dalcurriculum dello studente. Sono uno strumento di lavoro conoscitivo, nonservono a valutare docenti e studenti”.

Adichiararlo è Anna Ascani, Vice Ministra dell’Istruzione, che cosìannuncia l’approvazione di un emendamento relativo al cd. DecretoMilleproroghe.

Abbiamofortemente voluto – si legge in un comunicato stampa del 12 febbraio– che i risultati delle prove INVALSI rimanessero fuori dal curriculumdello studente, che contiene le informazioni sulle competenze formali enon formali acquisite dagli studenti, che sarà introdotto dall’annoprossimo e che verrà allegato al diploma. Il motivo è chiaro: i test INVALSInon servono a valutare docenti e studenti. Sono uno strumento conoscitivo chefornisce una fotografia dello stato di salute del nostro sistema di istruzioneed è per questo motivo che sono fondamentali per il miglioramento e restanorequisito di ammissione all’Esame di Stato”.

Proprioper questo motivo – continua Ascani – abbiamo deciso diutilizzare le rilevazioni dell’Istituto nazionale per la valutazione delsistema educativo di istruzione e di formazione come base per intervenire suidivari territoriali presenti nel nostro Paese. Rappresentano un importantetermometro del sistema e aiutano a orientare le azioni in maniera strategica.La decisione di tenerli fuori dal curriculum dello studente, la cuiintroduzione è stata rimandata per effetto di un emendamento al Milleproroghe,testimonia quindi la natura di queste prove che non sono né inquisitorie, népunitive”, conclude la Vice Ministra.

Inproposito, ecco anche le dichiarazioni di Nicola Fratoianni(Leu): Oggi è stato approvato un mio emendamento che togliedefinitivamente dal curriculum degli studenti la certificazione delle proveInvalsi. Purtroppo resta l’obbligatorietà a svolgere la prova, ma essa non avràalcun impatto sulla valutazione degli studenti né per il presente, né tanto menoper il futuro.“

Abbiamoristabilito due principi fondamentali – prosegue l’esponente di Leu incommissione cultura di Montecitorio – che erano stati messi indiscussione dal DL 62/2017:

C’èancora molto lavoro da fare, ma intanto, oggi – conclude Fratoianni– abbiamo  compiuto un primo passo, a tutela degli studenti e delruolo del corpo docente.”






 

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